I ticinesi dicono no al burqa. In Italia temono persino un referendum consultivo

di GIANLUCA MARCHI

Quando si dice un Paese democratico, dove non ci si riempie la bocca “in nome del popolo”, ma il popolo lo si chiama direttamente a decidere attraverso la forma più diretta per esercitare la democrazia, il referendum. E’ quello che succede da sempre in Svizzera e ieri ne abbiamo avuto l’ennesima riprova con la netta vittoria del partito «anti-burqa» in Ticino, un tema particolarmente delicato, ma di fronte al quale i cittadini ticinesi hanno deciso in piena coscienza. Npaese barzelletta che si chiama Italia, invece, si ha paura persino a far esprimere i cittadini in un referendum consultivo, quello per l’indipendenza del Veneto tanto pe rintenderci.

Chiamati ieri alle urne i cittadini ticinesi hanno approvato con una schiacciante maggioranza del 65% un’iniziativa per iscrivere nella costituzione cantonale il divieto di dissimulare o nascondere il proprio viso nei luoghi pubblici. In una giornata di votazioni e referendum in tutto il Paese, gli svizzeri hanno invece bocciato un’iniziativa degli anti-militaristi per l’abolizione dell’obbligo di leva.

In Ticino, il testo anti-burqa promosso dal movimento «Il Guastafeste» ed appoggiato dalla maggior parte dei partiti, è stato accettato dal 65,4% dei votanti. Anche un controprogetto elaborato dal parlamento locale, che proponeva di iscrivere la nuova norma non nella costituzione, ma nella legge sull’ordine pubblico, è stato approvato, ma con circa il 60% di «sì». Il testo «anti-burqa» afferma che «nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico (ad eccezione dei luoghi di culto) o destinati ad offrire un servizio pubblico». Il Ticino diventa così il primo cantone svizzero a mettere al bando burqa e niqab. La votazione ticinese ricorda un altro referendum, ma a a livello nazionale, quando gli Svizzeri approvarono nel 1989 il divieto di costruire minareti, suscitando clamore internazionale.

Sempre ieri, ma a livello nazionale, gli svizzeri hanno espresso un chiaro «no» all’abolizione della leva obbligatoria: circa il 73% degli elettori ha bocciato un’iniziativa del movimento anti-militarista «Gruppo per una Svizzera senza esercito», che chiedeva la fine del servizio militare per gli uomini e l’introduzione di un servizio militare o civile volontario per uomini e donne. Osteggiato dal governo e dalla maggioranza del parlamento, il progetto contro l’obbligo di leva è stato bocciato da tutti i 26 cantoni. Ascoltati dagli elettori, i fautori del No all’iniziativa hanno fatto campagna affermando che sistema elvetico, basato sul principio dei cittadini soldati, resta irrinunciabile per il Paese, la sua sicurezza e la sua identità. La partecipazione alle urne è stata del 46% circa.

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18 Comments

  1. Silvia says:

    Oh, Rodolfo, per me e’ una questione di principio: non me ne frega nulla di quel che dice la Kyenge. Volevo solo affermare, al di la’ delle leggi in vigore, il diritto delle donne a non essere costrette dagli uomini e dalle famiglie a non indossare certi indumenti. Se ognuno di noi fosse una persona corretta, per me uno potrebbe girare anche con lo scafandro da palombaro, se gli piace.

  2. Silvia says:

    C’è anche questo:

    http://www.tio.ch/News/Svizzera/756178/Paghero-tutte-le-multe-delle-donne-con-il-burqa/

    Questo signore difenderebbe i diritti delle donne islamiche?
    Un’ esperienza di una giornalista di fede islamica:

    http://www.unblogindue.it/?p=2598

  3. Silvia says:

    Ma lo so, Pento, solo che volevo sottolineare il fatto che le donne islamiche sono comunque COSTRETTE a coprirsi mentre diventare suora non ti costringe nessuno.

    • Rodolfo Piva says:

      Non mi risulta che le suore abbiano il volto coperto e quindi, tirare in ballo le suore è il replay della imbecillità enunciata dalla signora Kyenge che è candidata per il premio Nobel a chi le spara più grosse

  4. luigi bandiera says:

    Cosa vuoi GLM,

    li homos se sconde da tanto tienpo. Dixaria che Adamo e Eva xe stai i primi a scondarse..!

    E kusi’ i kontinua, vedar qua in intarnet kol NIKENAME…

    Mostrarse vol dir esar responsabii no..? Ma par ke poki lo vol esar.

    Dognimodo, ea Svisara a xe su naltro mondo… se se pol consoearse, soeo che i ladri ghe xe da PAR TUTO..!

    Kua’, in TALIBANANìA, in pì, ghemo i FARIXEI… ke in nome de Dio e del Popoeo i fa i kaxi sui e tanti krimini..!

    Ghe voria tantisimo DIXARBANTE KAX…

    An salam

  5. nomenade says:

    in Italia é vietato dal 2011….per chiunque non si faccia riconoscere a volto scoperto.

  6. Silvia says:

    L’erba del Ticono è sempre più verde…
    Cmq, scherzi a parte, chi glielo spiega alla Ministra dell’integrazione che le mussulmane sono COSTRETTE a portare il velo mentre per le suore è una libera scelta?

    • Alberto Pento says:

      Le suore no lè ga el velo ke le coerxe tuto el vixo o muxo o faça;
      el burqa el làsa fora lomè ke li oci.
      Me par ke no sipia la mema roba.

  7. pierino says:

    esser riconoscibili dovrebbe esser ‘standard’ ovunque.
    gli ammmericani con la scusa dell antiterrorismo intercettano il mondo (il datagate di snowden)

    da noi solo da roma in giu gli fan girare SENZA casco per veder in faccia i motociclisti dicono…

  8. Paolo says:

    Svizzera, nazione da imitare per il nuovo Veneto indipendente.

  9. Edoardo Rubini says:

    Due riflessioni di filosofia politica intorno ai pronunciamenti popolari elvetici.
    1. la democrazia diretta sarà anche diretta, ma riflette ampiamente l’indirizzo politico del rispettivo governo. Uno Stato che promuove l’amor patrio, come la Svizzera, si ritrova un popolo che spesso sceglie in direzione dell’amor patrio. Uno Stato che promuove la demenzialità, come l’Italia, si ritrova un popolo che spesso sceglie in direzione della demenzialità. C’è poco da fare, il governo è un po’ come i genitori e i cittadini sono un po’ come i figli: sono orientati dall’esempio che viene dall’alto. E’ nella natura delle cose, con buona pace delle utopie liberali. Ciò non significa che la democrazia diretta non serva. Ciò significa che la democrazia diretta integra, ma non sostituisce l’esigenza del BUON GOVERNO.
    2. a conferma di quanto sopra, si vede che la bontà delle scelte elvetiche deriva non da opzioni ideologiche generali ed astratte, calibrate sulla mistica universale dei diritti umani, ma SUL BENE SPECIFICO DELLA NAZIONE IN QUESTIONE. Il che dà enorme importanza al SENSO DELLA COMUNITA’, con i suoi valori morali e spirituali specifici, al di fuori degli schemi ideologici libertari. Insomma, la tradizione ha un’importanza insostitubile: se la si distrugge in nome di estemporanee valutazioni egoistiche, resta un tessuto sociale degradato, dove il padrone di turno fa quel che vuole.

    • Alberto Pento says:

      Rubini el scrive;

      Ciò non significa che la democrazia diretta non serva.
      Ciò significa che la democrazia diretta integra, ma non sostituisce l’esigenza del BUON GOVERNO

      ???

      Se no go capio mal, par Rubini prima vien el BON GOERNO (ma de ki ?) e dapò vien la democrasia direta (dei çitadini o del popolo) a entegrar.

      Ma no xe ciaro ki ke garia da goernar (BON GOERNO), me par ke par Rubini no li sipia li çitadini o el povolo parké a sti kive xe dà de entegrar el BON WARNO ke el dovaria esar fato da altri ke no xe li çitadini o el povolo.

      Forse par Rubini el BON WARNO el ga da esar fato o exerçetà da na “casta arestogratega” o çitadini sorani difarenti da coeli ke exerçeta la democrasia direta o popolo?

  10. Giotto says:

    @Pento ,vecio bacuco,portatore sano de ignoransa e campagnoeo aferma’,daghe un taio col insudiciare de comenti insulsi e incomprensibili ogni post serio de sto giornae. Va a zogar a carte in patronato e a discorrere del nulla coi to simili,dinosauro!

  11. Alberto Pento says:

    Sempre ieri, ma a livello nazionale, gli svizzeri hanno espresso un chiaro «no» all’abolizione della leva obbligatoria: circa il 73% degli elettori ha bocciato un’iniziativa del movimento anti-militarista «Gruppo per una Svizzera senza esercito», che chiedeva la fine del servizio militare per gli uomini e l’introduzione di un servizio militare o civile volontario per uomini e donne. Osteggiato dal governo e dalla maggioranza del parlamento, il progetto contro l’obbligo di leva è stato bocciato da tutti i 26 cantoni. Ascoltati dagli elettori, i fautori del No all’iniziativa hanno fatto campagna affermando che sistema elvetico, basato sul principio dei cittadini soldati, resta irrinunciabile per il Paese, la sua sicurezza e la sua identità. La partecipazione alle urne è stata del 46% circa.

    La Xvisara la xe na vera Nasion ke ogni çitadin el sente, dal fondo del cor, de dover defendar co le onje e co li denti, sensa ke gnaon ufiçal graduà o carabenero el ghe punte na mitraja so la skena.

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