I poteri sanguisuga che impoveriscono la gente fino al tracollo

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

A proposito di crisi… Questo è il tema del momento, tutti parlano di crisi, ma un discorso chiaro sulle cause che l’hanno provocata  e sul modo di uscirne non l’ho ancora sentito.

Come prima cosa bisogna specificare di quale crisi parliamo, perché le crisi sono almeno due, una internazionale provocata da (come li chiamo io) “atti di criminalità bancaria” e un’altra, tutta italiana, provocata dal gigantesco debito di questo stato.

Io voglio analizzare la seconda per capire da cosa è provocata e, di conseguenza, capire come uscirne. La prima domanda è perché quando c’era la lira non c’erano tutti questi problemi? Quando c’era la lira e il debito diventava talmente grande da essere insostenibile, scattava una svalutazione di proporzioni bibliche che riportava il debito nelle giuste proporzioni, ovviamente chi aveva quattro soldi messi da parte si ritrovava con un pugno di mosche, però tra interessi alti e la scala mobile che ripristinava stipendi e pensioni si riusciva a riequilibrare il sistema, c’è da dire che questo “giochino”, chiamato “svalutazione competitiva” era permesso a livello internazionale per la posizione strategica dell’Italia, per cui tutti tacevano perché faceva comodo così.

Con l’avvento dell’euro che, a differenza della lira, non è carta straccia, ma moneta sonante, il giochino della svalutazione non si può ripetere, non solo, ma con il crollo del muro di Berlino e la perdita della posizione strategica dell’Italia, ha comportato che certe “cose” non vengono più tollerate, pertanto, per rimanere nell’euro bisogna avere i conti a posto, cioè entrate, uscite e debiti devono rimanere entro certi parametri di sostenibilità.

A questo punto c’è un’altra domanda a cui rispondere… come mai abbiamo i conti così in disordine e questo debito gigantesco? Forse un libro non basterebbe per spiegare tutto nei dettagli, cercherò comunque di sintetizzare e semplificare al massimo focalizzandomi sulle cose che ritengo più importanti. Non so se ci avete fatto caso, ma l’Italia è lo stato dove il costo del lavoro è più alto e i lavoratori hanno le paghe più basse, è lo stato dove si pagano più tasse e i servizi sono più scadenti, dove si spende di più per le grandi e piccole opere, ma siamo quelli che ne abbiamo di meno, abbiamo il personale del pubblico impiego più numeroso, ma i servizi più lenti e scadenti, ecc. ecc..

Come mai c’è questa “discrasia” tra soldi spesi e opere e servizi? Secondo me la risposta si trova guardando il sistema di potere che c’è in Italia, formato da tre entità: la partitocrazia (questa la conosciamo), ma anche cupole mafiose e cupole massoniche, che dominano nell’ombra. Questo comporta che l’appalto (piccolo o grande che sia) deve andare alla “cordata” giusta, la privatizzazione del bene pubblico pure, la gestione del tal servizio alla cooperativa bianca o rossa o verde a seconda del caso, il tale fa carriera solo se è raccomandato o affiliato di qua o di la… In pratica (con le debite eccezioni che confermano la regola) non è chi offre il miglior servizio, al miglior prezzo che prende l’appalto, non è il miglior impiegato che fa carriera (ovviamente da un certo livello in su), ma quello che risponde a “certi” requisiti di affiliazione… così se i costi lievitano è un bene, perché così si mangia di più e la “cordata” ingrassa. A questo sistema aggiungiamo una diffusa corruzione, il clientelismo e la mancanza di meritocrazia e abbiamo completato il quadro.

Un sistema del genere non ha alcuna possibilità di sopravvivenza nel mondo globalizzato, e non c’è speranza che i partiti possano cambiare questo perché significherebbe decretare la fine del proprio sistema di potere. L’Italia è come una nave che sta affondando nel mare (dei debiti), ovviamente, per salvarla, la prima cosa da fare sarebbe tappare le falle (i buchi) e contemporaneamente pompare fuori l’acqua dalla stiva, ma mentre la spesa per i servizi ai cittadini viene continuamente tagliata, i buchi veri, quelli grossi, generati dal sistema partito-mafio-massonico non vengono toccati, così il pompare continuamente denaro dalle tasche dei cittadini riuscirà solo a ritardare (ma non a evitare) la colata a picco impoverendo ancora di più il popolo.

Infatti come fanno a tirare a campare? Aumentando le tasse, tagliando servizi (sanità, pensioni, assistenza), vendendo beni dello stato, tagliando pezzi di democrazia con la riduzione, ad esempio, dei consiglieri comunali (che costano poche centinaia di euro all’anno, ma che consentivano una buona partecipazione popolare), l’eliminazione delle province (addirittura ancora prima di modificare la costituzione)… e le proposte? Non ce n’è una che va nel senso giusto, si parla dei costi della politica parlando delle indennità dei parlamentari che sono insignificanti rispetto al fantasmagorico giro di miliardi in appalti pilotati, in “privatizzazioni”, in servizi e inefficienze del pubblico impiego, si parla di eliminare il senato (camera delle regioni) riducendolo a una conferenza dei sindaci o poco più…, si parla di uscire dall’euro (così da consentire il giochino della svalutazione e continuare a … mangiarci sopra…) si parla di presidenzialismo e sistemi maggioritari… addirittura di “reddito di cittadinanza” e non si parla più di federalismo, di sistemi anti corruzione, di trasparenza negli appalti, di meritocrazia, di efficienza nel pubblico ecc. ecc. ovviamente perché queste cose vanno a corrodere il sistema di potere costituito. Non solo, ma si va ad intaccare quel poco di democrazia che c’è, così il sistema si avvia verso un preoccupante totalitarismo di minoranza e, visti i precedenti dello stato italiano, il passaggio a qualcosa di peggio è breve… anzi sembra che l’irrigidimento istituzionale a cui assistiamo sia preludio per la repressione di eventuali proteste popolari…

Ad ogni modo, visto che i veri buchi dello stato italiano nessuno andrà a tapparli… quanto tempo andrà avanti questa agonia prima del fallimento? La situazione non è rosea, perché il sistema, a causa delle ragioni che ho appena esposto, è troppo costoso e i soldi non bastano nemmeno a risanare il debito figuriamoci se ce ne sono per rilanciare l’economia, per fare un esempio l’Italia è come un’anemica a cui sono attaccate una miriade di sanguisughe che stanno succhiando l’ultimo sangue rimasto… adesso queste sanguisughe (visto che sono loro che comandano) dovrebbero decidere di rinunciare a succhiare per salvare la povera malcapitata, sapendo però che se non succhieranno dovranno soccombere loro… e perciò … non lo faranno. Così continueranno a “ciucciare”… ma quando sarà il momento del crack? Lo deciderà l’Europa! Quando si stancherà di acquistare il debito italiano e allora gli interessi schizzeranno improvvisamente alle stelle, parte dei titoli rimarranno invenduti e da quel momento dovremo passare dei momenti difficili, penso che la soluzione più probabile sarà l’uscita dall’euro, non so se per formare un euro dei poveri o per ritornare alla lira… staremo a vedere.

A questo punto mi sorge spontanea una domanda: come possono i Veneti, un popolo con più di tremila anni di storia, lasciarsi cancellare (culturalmente ed economicamente) da un sistema del genere senza reagire? Non so, questa è una cosa che non riesco proprio a capire, però so che se il popolo Veneto avesse indietro la propria libertà e indipendenza avrebbe sia la salvezza culturale che quella economica, non solo, ma l’interruzione dell’enorme flusso di denaro che parte dalle nostre tasche e va in quelle dello stato italiano costringerebbe quello stato a fare quelle riforme che senza questo blocco non farà mai.

di FRANCESCO FALEZZA

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8 Comments

  1. Albert Nextein says:

    I veneti possono, eccome.
    Basta che non paghino le tasse.
    Che non rispettino le scadenze fiscali.
    Che se ne fottano dello stato sanguisuga.
    Se non possono, allora significa che non vogliono, perché se la fanno nelle braghe.
    Ed allora, buon affondamento.

  2. Dan says:

    >> come possono i Veneti, un popolo con più di tremila anni di storia, lasciarsi cancellare (culturalmente ed economicamente) da un sistema del genere senza reagire

    Vale lo stesso commento che ho fatto per i greci. Chi non è disposto ad alzare la testa, chi aspetta l’avvento del messia, chi è disposto ad accettare la fine propria e dei propri figli, si fotta e crepi in pace

    • Roberto Porcù says:

      Te l’hanno mai raccontata la storiella della rana in una pentola dove l’acqua si riscalda molto lentamente mentre televisioni e giornali continano a spiegare come si stia bene nell’acqua tiepida?
      In Veneto stiamo finendo lessi un po’ alla volta …. pacificamente. Ogni tanto qualcuno ha troppo caldo, prende una corda e si appende all’aria come un merluzzo.
      Davanti alle fabbrichette che erano il nostro orgoglio, prima si vedono resse di persone con le bandiere sindacali, poi le bandiere rimangono da sole a marcire dove le hanno posizionate.
      E così marcisce il Veneto, … ma molto lentamente.

  3. Luigi Bandiera says:

    Se non si rende al ragionamento lo stato tutto sarà inutile.
    LO STATO É DA RICCHI MMENTRE GLI ITALIANI SONO POVERI. DIVENTA UN LUSSO ORMAI INSOPPORTABILE.
    QUINDI..?
    AVANTI A TASSARE.

    I VEERI RICCHI DI STATO SI SONO MESSI A CHIAGNERE PURE LORO PER CONFONDERE LE IDEE AI MAI STATI SOVRANI.

    Stiamo soccombendo ma l’ importante è la rosa cantava un francese. O, la legge elettorale.

    soccomberemo

  4. pippogigi says:

    Semplificando al massimo la crisi è generata dalla spesa pubblica che per essere mantenuta richiede sempre maggiori tasse e debito pubblico.
    La nascita di questo fallimento risale al 1993, governo tecnico Amato-Ciampi, quello che comportò un aumento di spesa pubblica e tassazione. Da allora le aziende hanno iniziato a chiudere, ad andare all’estero. Nel 1994 Berlusconi si presentò con un programma per tagliare le tasse, ritenute già eccessive allora. La spesa pubblica dal 1996 ad oggi è raddoppiata, ed era già alata a quell’epoca! I tentativi di sistemare la spesa pubblica (si sa cosa fare ma non si sa come essere rieletti dopo…) risalgono ad allora, blocco del turn over nella pubblica amministrazione, tentativi di mettere mano alla spesa previdenziale, ecc.
    Da allora nulla è stato fatto, con l’introduzione dell’Euro, con il raddoppio dei prezzi e i salari fissi era facile prevedere che prima o poi si sarebbe arrivati al collasso: il crollo dei consumi con conseguente chiusura della aziende. Già nell’ultimo governo Berlusconi i sintomi del fallimento erano evidenti: in un anno chiusero 20.000 aziende di cui 11.000 per fallimento. I creditori internazionali, spaventati, ci imposero Monti e Letta a salvaguardia dei loro crediti. Da allora non un solo provvedimento è stato preso per rimediare al disastro, solo aumenti di tasse con conseguente aggravio della crisi e crollo del gettito fiscale. Il punto non è se l’italia fallirà o non fallirà, è già fallita la domanda è quando verrà ufficializzata la cosa. Se fosse fatto adesso almeno qualcosa si potrebbe salvare, se verrà fatto tra qualche mese la situazione sarà identica ma con deserto economico che impedirà una ripartenza dell’economia.
    Cosa accadrà nel frattempo? Il fallimento diventa ufficiale nel momento in cui non ci saranno più i soldi per pagare
    stipendi pubblici e pensioni. Per evitare questo si sono aumentate le tasse ma il gettito è calato, ora venderanno l’argenteria, Eni, Poste, ecc ed andranno avanti qualche mese, poi ci saranno misure di emergenza, patrimoniale, prelievo forzoso sui conti correnti ed andranno ancora avanti, poi non ci sarà più nulla. A quel punto o chiederanno soldi alla troika che come in Grecia chiederà provvedimenti pesanti in primis il taglio della spesa pubblica. Ed è questo il problema. La spesa pubblica è rappresentata principalmente da 4 voci: interessi sul debito pubblico, stipendi dipendenti pubblici, pensioni, sanità. Far ripartire l’economia vuol dire tornare a livelli di spesa degli inizi degli anni novanta, vuol, dire più o meno dimezzare la spesa pubblica per dimezzare il prelievo fiscale e contributivo. La spesa per interessi da sola rappresenta un decimo della spesa pubblica. Supponendo che la troika o il governo italiano non voglia dichiarare nullo il debito pubblico (sia per salvaguardare le banche tedesche e francesi che quelle italiane, inzuppate di titoli di Stato) e pensando che la Sanità non possa scendere sotto a certi livelli prestazione, rimangono solo dipendenti pubblici e pensioni da tagliare. Supponendo che non si tocchino le pensioni d’anzianità quelle di chi ha lavorato e pagato i contributi, rimarranno da toccare le pensioni pubbliche, sociali, le baby pensioni, le pensioni d’oro, le false pensioni d’invalidità. Quasi tutte concentrate al sud. Sempre al sud è concentrato quel milione di dipendenti pubblici da tagliare, pensate che in un solo paesino della Sicilia ci sono più forestali che in tutto il Piemonte. Provate a pensare a quale paesino, di colpo senza forestali, senza false pensioni d’invalidità, sociali, praticamente non girerebbe più un soldo, la gente emigrerebbe, chiuderebbero i negozi, le case non varrebbero più nulla. Moltiplicate questo effetto per tutti i comuni del meridione: avrete che su 14 milioni di residenti il partito di maggioranza sarebbe quello di chi ha perso la fonte di mantenimento ed è disposto a tutto per riaverlo. Un intera economia basata non sull’agricoltura, il turismo o l’industria ma sulla spoliazione dei denari alla Padania.
    Questo vi spiega perché l’italia è fallita, perché non è stata risanata, perché è impossibile risanarla. L’alternativa per la Padania è l’indipendenza subito oppure l’indipendenza domani ma con un intera economia disastrata peggio che dopo una guerra.

    • Grazie pippogigi, i 14milioni sono i classici due lupi più l’agnello sulla barca chiamata democrazia.
      Non se ne esce se non con un atto di forza da parte dell’agnello-Davide che per sua fortuna ha la forza potenziale di Golia.
      Il vero problema è la consapevolezza di essere agnello, cosa affatto ovvia, pochi sanno di essere SCHIAVI DELL’ITALIA.

    • Mister Libertarian says:

      Complimenti a Pippogigi per la sua perfetta analisi dell’attuale situazione.

  5. El me par on articolo sensà.
    Credo ke la rivolta del 9 deçenbre la sipia na resposta on tentativo par canviar sta situasion dixastrà.

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