I porti non sono mai stati chiusi, gli sbarchi non sono mai finiti e i rimpatri sono calati

ong

di STEFANIA PIAZZO – Glielo abbiano sentito ripetere più volte su tutti i mezzi di informazione. “I porti italiani restano chiusi”, afferma il ministro dell’Interno Salvini. La polemica è calda mentre al largo delle coste maltesi “ballano” le navi Sea Watch e Sea Eye con 49 migranti a bordo, che sono l’ennesimo argomento del giorno. Con diversi aspetti non chiariti. E’ vero che le ong non trovano un porto dove attraccare ma se si volesse andare a fondo sulla veridicità delle informazioni, si scoprirebbe che i porti non sono chiusi. L’ultimo fact cheking dell’Agi dimostra il contrario. Giusto per dimostrare come, ancora una volta, la politica giochi molto sulle parole, elettorali. Come in questo caso. Anche perché, sorge spontanea una domanda: come mai, parlando di sicurezza, il Viminale non si preoccupa della sicurezza dei terremotati costretti a passare l’inverno ancora in condizioni inaccettabili? Sono italiani pure loro.

Ma vediamo la questione porti chiusi.  Chi decide se vanno aperti o meno? Incredibile ma vero, spetta al ministro Danilo Toninelli, di cui Agi immortala il mentre nel Mediterraneo si consuma il nuovo caso di una nave Ong che fatica a trovare un porto d’attracco dove far sbarcare i migranti a bordo e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, cerca una mediazione. Quello dei “porti chiusi” è stato uno dei punti forti della propaganda elettorale leghista, e la volontà politica dietro la stretta sulle Ong, già avviata dal predecessore Marco Minniti, è sicuramente in larga parte attribuibile all’attuale ministro dell’Interno. Ma ciò può portarci a definire “chiusi” i porti italiani?

In primo luogo va sottolineato che la responsabilità di negare l’accesso ricade invece sul ministero delle Infrastrutture. A ricordare le sue prerogative è stato il responsabile del dicastero, Danilo Toninelli, in un post su Facebook nel quale ha ricordato le sue prerogative.

“Nessuna Autorità di sistema portuale italiana può arrogarsi prerogative che travalicano le sue funzioni amministrative”, scrive Toninelli, “darò mandato alle strutture del mio ministero di valutare eventuali accertamenti di natura disciplinare. Non ho emanato alcun decreto di chiusura dei porti perché non serve, non essendo alcun porto italiano interessato alle operazioni e non avendo il Mrcc (Maritime rescue coordination centre) italiano coordinato i soccorsi”.

L’altro giorno sulla Stampa le autorità portuali hanno chiesto chiarezza. stampa porti

Hanno ragionbe? Da vendere. Recita l’articolo 83 del Codice della navigazione  che il ministro dei Trasporti possa “limitare o vietare il transito o la sosta di navi mercantili nel mare territoriale per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il ministro dell’Ambiente, per motivi di protezione dell’ambiente marino”. L’interdizione dei porti a unità che hanno svolto attività di soccorso e salvataggio può comportare però la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, laddove i naufraghi necessitino di cure mediche o di generi di sostentamento, precisa l’Agi. Che aggiunge: “il Codice di condotta delle Organizzazioni non governative, voluto dall’ex ministro Minniti e approvato anche dall’Unione europea, prevede esplicitamente che dopo l’imbarco delle persone soccorse, le navi delle Ong completino l’operazione “sbarcando le medesime in un porto sicuro sotto il coordinamento dell’Imrcc competente”, salvo in particolari situazioni di emergenza. Le Ong sono tenute anche a informare costantemente l’Imrcc delle attività intraprese dalle loro navi e di “eventuali iniziative intraprese autonomamente” purché giudicate “necessarie ed urgenti”. Un coordinamento che, negli ultimi mesi, è venuto a mancare per la decisione del governo di vietare l’attracco alle navi Ong”.

 Morale, a chiudere la vicenda, c’è il dibattito sulla fine degli sbarchi. A dicembre 359 migranti sono approdati in Italia. E i rimpatri?

Scrive Repubblica il 12 novembre scorso, che “L’anno record dei rimpatri di migranti irregolari è stato il 2017 quando l’Italia è riuscita a rimandare nei paesi d’origine 6.514, quasi un migliaio in più di quanti ne erano stati rispediti a casa nei due anni precedenti. Nel 2018, nonostante i quotidiani annunci del ministro Salvini, la macchina dei rimpatri ha rallentato procedendo a un ritmo tra i 450 e i 500 al mese. Al 31 ottobre sono 5306 gli irregolari espulsi che sono stati accompagnati indietro”.

Sono i dati aggiornati della Direzione centrale dell’immigrazione della Polizia diffusi dal garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà. Il resto, mandare a casa i 500mila clandestini, era un proclama elettorale, come l’ordine di chiudere i porti.

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2 Comments

  1. Romeo says:

    NON SONO MIGRANTI!!!!! SONO CLANDESTINI!!!!!
    I migranti erano i veneti, friulani, liguri, calabri,ecc persone che LAVORAVANO!!!!!!!

  2. caterina says:

    Le navi sono in mare con una bandiera concessa da uno stato cui devono far riferimento… perciò se si son prese i migranti dal barcone in acque libiche, dietro chissà quali accordi, se li portino ad Amburgo… in due giorni di navigazione sarebbero già arrivati…
    Ma chi le finanzia queste navi che si spacciano per buon samaritano?…la stessa fonte finanziaria porti fino in fondo la sua opera…cioè si prenda in carico i prelevati e veda come farli lavorare o accudire o farli studiare… insomma un’opera non si fa a metà, ma la si porta a termine, senza scaricarla su altri… Se fossero stati soccorsi da navi italiane, non si sarebbe posto il problema infinito, anche perché con la Libia mi sembra che accordi con l’Italia siano stati presi…

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