I popoli che si renderanno indipendenti scelgano un sistema politico e di difesa impostato sulla militanza

venezia

di ENZO TRENTIN – Circa 2.500 anni fa, il drammaturgo Eschilo ha affermato che la prima vittima della guerra è la verità. Le missioni militari italiane 2016, dove sono effettuate e quanto costano è un dato che si reperisce in rete. Comunque mai dire guerra, perché l’Italia la “ripudia” (Art. 11 della Costituzione più bella del mondo. Tsz!) ma parlate solo missioni di pace che per il 2016 impegnano 4 mila militari italiani in 20 missioni all’estero. La spesa tra il 2009 e il 2014 si aggira intorno agli 8 miliardi di euro. Per un breve panorama si veda qui:

[http://www.lottaquotidiana.it/attualita/articoli-di-attualita/1048-missioni-militari-italiane-2016-dove-e-quanto-costano.html ]

 

La Banca d’Italia ha comunicato che a maggio 2016 il debito pubblico italiano è cresciuto ulteriormente, sfiorando i 2.242 miliardi di euro, rispetto ai quasi 2.231 miliardi di fine aprile. Ma chi volesse conoscere il debito aggiornato all’istante lo può trovare qui: [http://www.italiaora.org/ ]

 

L’Italia è un Paese industriale, con un’industria degli armamenti. A livello internazionale esiste un mercato enorme, ricchissimo e legale. Lo Stato italiano partecipa cospicuamente all’industria per la Difesa; ma non utilizza minimamente la rete diplomatica per promuovere il frutto di questo lavoro italiano. Francia, Germania, Gran Bretagna e USA, operano attivamente attraverso il personale diplomatico per favorire l’industria privata degli armamenti. Per chi è interessato, qui: [http://www.difesaonline.it/evidenza/interviste/industria-della-difesa-italia-non-se-ne-parla-il-resto-del-mondo-ringrazia ] un’intervista in proposito.

REDUCE tedesco

Considerato che lo Stato italiano ha problemi morali circa gli armamenti, è ragionevole credere che terrà nella massima considerazione la necessità di tutelare adeguatamente i suoi dipendenti in divisa militare.

Lorenzo Motta è uno degli oltre tremila militari italiani ammalatisi per essere stati esposti all’uranio impoverito. Gli è stato chiesto: “In quale circostanza ti sei accorto che l’esercito italiano non utilizzava le stesse precauzioni dei corpi militari stranieri?”

Ha risposto: «Ci trovavamo a Djbouti per effettuare una campagna umanitaria ad un centro ecclesiastico italiano che si occupava di bimbi malati. Mentre i nostri alleati andavano protetti con maschere mono-filtro e tute specifiche, noi italiani, a causa delle alte temperature, andavamo in calzoncini, maglia a maniche corte, e scarpe in tela come un gruppo di boy scout». Si veda qui: [http://www.ecoblog.it/post/51699/uranio-impoverito-un-militare-italiano-racconta-le-verita-nascoste ]

 

L’abnegazione e l’eroismo che valore hanno?

 

Lo abbiamo chiesto ad A.T. un veneto indipendentista che per diletto a volte indossa la divisa di uno dei reggimenti settecenteschi della Serenissima Repubblica di Venezia, e partecipa a rievocazoni storiche e commemorazioni pubbliche. Conversando con lui abbiamo raccolto queste sue reminiscenze:

Tempo fa sono stato in un negozio di medaglie e monete vicino alla basilica palladiana di Vicenza, il commesso mi ha detto: «No, noi non acquistiamo medaglie militari. Non abbiamo richieste.»

«Ma vengono in molti per vendere le loro medaglie?» ho domandato.

«A volte. Ma noi non comperiamo medaglie di guerra.»

«E che cosa portano da vendere?»

«Decorazioni di tutti i generi. Diciamo a tutti di andare un po’ più avanti, al Monte di credito su pegno; cosi possono anche riavere la loro medaglia, se un giorno avessero i denari per spignorarla.»

 

A Piazzola sul Brenta (PD), periodicamente c’è un grande mercatino dell’antiquariato dove si può trovare di tutto. Su una bancarella d’articoli di seconda mano ho visto un cartello dove c’era scritto: “Compero e vendo di tutto “.

Ammonticchiati intorno al banco c’erano campanelli rotti, sveglie, attrezzi da falegname arrugginiti, vecchie chiavi di ferro, bambole di plastica, giochi di dadi, una chitarra rotta, bossoli di proiettile d’artiglieria della Grande guerra (è incredibile, ma anche quelli trovano dei collezionisti), e altri oggetti.

medaglie

 

 

Al venditore ambulante ho chiesto: «Lei vende medaglie?»

«No. Non teniamo questa roba. Perché, cosa vuole? Vuole vendere qualche cosa?»

«Appunto» ho risposto. «Quanto mi darebbe per una croce d’argento?»

«Vero argento?» ha chiesto l’ambulante.

«Direi di sì.»

«Come, non lo sa? Non l’ha con sé?»

«No.»

«Be’, la porti. Se è proprio d’argento, può darsi che le faccia una buona offerta.» poi con un sorriso: «Un momento» ha detto «non sarà per caso una di quelle medaglie di guerra?»

«In un certo senso» ho detto io.

«Non ci pensi neanche, allora. Quella è roba che non serve a niente.»

Non c’era richiesta.

«Mi dia retta. Forse quelle medaglie funzionavano in tempo di guerra. Non dico che non andassero bene, mi spiego? D’altronde gli affari sono affari. Perché dovrei comperare quello che non vendo?»

Il commerciante era molto gentile, voleva essere esplicito.

«E per questo orologio da taschino quanto mi darebbe?» ho chiesto.

Il negoziante lo ha esaminato attentamente: ha aperto la cassa e ha studiato il meccanismo. Lo ha girato nella mano, se l’è portato all’orecchio.

«Ha un battito perfetto» ho detto.

«Quest’orologio» ha detto il negoziante in tono assorto deponendolo sul banco «quest’orologio ora varrà forse sessanta centesimi».

Poi ha proseguito «Sa, non c’è giorno che qualcuno non si presenti per vendere queste medaglie e lei è il primo cliente, da anni, che mi chiede di comprarne» mi ha concluso il rigattiere.

Ho proseguito per altre bancarelle d’articoli usati. Nell’ordine ho appreso il valore del mio giaccone di piume d’oca, ho ottenuto un’offerta di quindici Euro, e per il portasigarette la lusinghiera offerta di novanta centesimi. Nessuno ha accettato di comperate o vendere medaglie.

Finalmente in una piccola malinconica bancarella ho trovato delle medaglie in vendita.

Erano tre medaglie nuove di zecca ancora nei loro astucci.

Due delle tre recavano lo stesso nome: erano appartenute a un difensore della Repubblica Veneta del 1848/49. Quella cantata dal poeta Arnaldo Fusinato.

Le ho esaminate.

«Quanto costano?» ho chiesto.

«Le vendo solo in blocco» ha detto la commerciante in tono difensivo.

«Quanto costano?» ho chiesto ancora.

«Tre Euro».

Ho continuato a esaminare le medaglie. Esse rappresentavano il sentimento di nobile riconoscenza nei confronti di un certo patriota, il cui nome era inciso su ognuna delle medaglie.

«Non si preoccupi per quei nomi» si è affrettata a dire la donna. «Non le sarà difficile farli togliere. Le medaglie sono molto belle».

medaglie2

«No, non è il genere di medaglie che sto cercando.» ho detto per traccheggiare.

«Non si pentirà di averle comperate.» ha insistito la donna, tenendole tra le dita. «Non riuscirà a trovarne di più belle.»

«No, non sono quelle che cerco», ho ribattuto.

«Bene, mi faccia lei un’offerta, allora».

«No!»

«Su, mi faccia un’offerta. L’offerta che vuole».

«Non oggi».

«Mi faccia un’offerta, quella che vuole. Si tratta di medaglie di valore, sa. Le guardi. Facciamo un Euro per tutte e tre?».

 

Era evidente che potevi vendere una sveglia rotta, ma non una medaglia al valor militare. Potevi concludere un affare per un’armonica a bocca di seconda mano. Ma non c’era mercato per una medaglia guadagnata con grandi sacrifici personali e fisici. Potevi vendere le tue vecchie buffetterie militari. Ma non potevi trovare un acquirente per una Croce al valore.

In conclusione, il prezzo corrente del valore militare è ancora da stabilire».

 

Qui finisce la chiacchierata informale che abbiamo avuto con un indipendentista veneto amante di militaria, e che abbiamo riportato a memoria. Ci ha anche confessato che la settimana successiva s’è recato presso la stessa bancarella ed ha acquistato l’oggetto che considera di valore storico-affettivo.

 

A noi, nello scrivere questo articolo, è venuto in mente che anche Ernest Hemingway, l’8 dicembre 1923, aveva scritto qualche cosa di molto simile per il settimanale “The Toronto Star Weekly”, con il titolo: “Lots of War Medals for Sail but Nobodv Will Buy Them”. Ed in conclusione, vorremmo suggerire l’idea che i popoli che si renderanno indipendenti scelgano un sistema politico e di difesa impostato sulla militanza.

 

 

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6 Commenti

  1. Ric says:

    Ci sono segnali importanti e che sono gli unici che contano : piaceva la rivolta dei forconi e quella con Chiavegato , poi hanno messo tutti nel sacco insieme alle marce sul Pò .
    I distinguo romantici sull’imprimatur della territorialitá di origine vanifica le ultime energie e sostanze per conseguire la libertá vera che è salvaguardia di razze in via di estinzione da quelle geneticamente aggressive e parassite .

  2. Castagno 12 says:

    Conosco una negoziante (qui a Milano) che, riguardo all’attuale situazione, ripete costantemente il suo “mantra”: “Non se ne può più, BASTA”.
    La buona donna, che fa anche tenerezza, va sempre a votare, gradisce l’italia unita, utilizza la carta di credito o bancomat, ha acquistato obbligazioni della Banca presso la quale è correntista.
    E si comportano come lei milioni di persone.
    Buona parte dei RESIDENTI nel Veneto aspetta una risposta alla richiesta di Indipendenza. Fra questi ci sono gli esponenti ed i seguaci di SANCA VENETA che, dicono “BASTA” per quanto riguarda l’italia, ma affermano “ANCORA” per la permanenza nell’Ue, insieme a tutti quelli che non sono interessati all’Indipendenza.
    In Lombardia c’è qualcuno che crede di dire “BASTA” facendo a Settembre una ennesima passeggiata a Pontida.
    Piemonte e Liguria NON PERVENUTE.
    Questo sarebbe il Nord che ha capito (Agosto 2016) che E’ ORA DI DIRE “BASTA” e che non sa più dove sistemare gl’invasori.
    Il Nord, “SVEGLIO”, “DINAMICO” e “INTRAPRENDENTE” non riesce a capire che non serve dire “ADESSO BASTA”, perchè BISOGNA ” FARE BASTA “.

    • caterina says:

      ha ragione: FARE e… BASTA chiacchiere dalla Padania alla Sicilia!… ma è da mo’ che lo dicono e non lo fanno… speravano di far proseliti a Roma e so di qualche rosso lì che è diventato verde… gli son piaciute si vede le mutane sfoggiate nella maratona di New York!
      per fortuna che in Veneto ci siamo svegliati e li abbiamo lasciati al loro destino… eterni ragazzi che si divertono, coi soldi in tasca però!… paga pantalone, cioè noi che continuano a spennarci senza neppure che ce ne accorgiamo..

  3. caterina says:

    oggi la militanza in cui credo è fatta di esempio nei comportamenti e di dialogo con chi incontri e ti accorgi che non sa niente né della sua storia né di quella degli altri… è il frutto avvelenato di questa maledetta unità d’italia …. piena di guerre dall’inizio alla fine… e ora fare il soldato è diventato un mestiere come un altro, e sembra anche redditizio perché fatto in terre lontane al sevizio di un fantomatico potere che mira alla supremazia nel mondo mascherandosi di buone intenzioni…
    Un tempo la chiamata alle armi aveva un sapore patriottico e una medaglia al valore da vivo o da morto poteva essere la ricompensa… oggi la ricompensa per tutti noi che combattiamo senz’armi da mattina a sera è la libertà in casa propria, quella per cui le generazioni passate hanno combattuto, vincendo o perdendo non importa…
    era anche per loro dovere e speranza, che poi si è rivelata per quello che è…un cambio di padrone che si maschera di democrazia per poterci turlupinare meglio.
    La democrazia è un’altra cosa e noi Veneti che mal abbiamo sopportato padroni sulla testa lo sappiamo bene…
    il nostro difetto? adattarci alle circostanze o…andarcene!
    Ma è ora di dire basta!

  4. Castagno 12 says:

    In base alla cronaca quotidiana e al contenuto dei commenti qui postati, risulta impensabile che delle popolazioni (o Regioni) italiane “POSSANO RENDERSI INDIPENDENTI”.
    Abbiamo il popolo italiano che non arriva a capire che, anche nel quotidiano, ALIMENTA LA BELVA della quale si lamenta.
    Come sempre, IL NOSTRO FUTURO DIPENDERA’ DAGLI ALTRI.
    Riguardo all’invasione in atto da più di trenta anni, ora a Milano, il numero assurdo delle presenze ha suggerito, per gli alloggi, l’allestimento di una tendopoli. Poichè gli arrivi sono continui, i prossimi INVASORI dove verranno collocati ?
    ASPETTANDO L’INDIPENDENZA, VERO ?

    • Castagno 12 says:

      Non rinuncia all’utilizzo QUOTIDIANO della carta di credito o del bancomat neppure chi possiede la seconda (o la terza) casa.
      Chi non capisce questo concetto, POTRA’ FARSELO SPIEGARE DALLA MAMMA .

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