I politici sono ormai disperati, ma non vogliono mollare

di FABRIZIO DAL COL

Il cerchio si stringe, e dopo sette mesi di totale inerzia del governo, ora nel Paese si sta facendo strada un grande movimentismo  spontaneo.  Nato originariamente da sigle più o meno conosciute, come la Life, I forconi, i cobas, tanto per citarne alcune, ora sta via via ingrossandosi di gente comune, che ha deciso di dire basta al governo e alla politica. E’ però recente la notizia di una divisione interna a questo movimento, un divisione che, a detta dei loro responsabili, sarebbe maturata per evitare alcune infiltrazioni di teste calde. Francamente, e non per fare la cassandra, me lo aspettavo. Era inevitabile che un movimentismo di tale portata e in continua crescita finisse poi col preoccupare il sistema di potere  e come al solito, e a modo suo, lo stesso ha reagito col metodo romano del divide et impera.  Ma questa volta non ce la farà, e siccome sappiamo che non è infallibile, e che in ’esso vi sono parecchi incapaci totali, ancora non ha capito che non  può esistere un solo leader in un tale movimento spontaneo e popolare, e questo  perché sarebbe un bersaglio unico e facile da abbattere, mentre invece la caratteristica primaria del sopra citato movimento è quella  di avere in ogni territorio, comune, frazione, borgata, un vero leader locale in perfetto coordinamento con gli altri.

Ai più non sono però passate inosservate le manovre ad “alta quota” della politica, ed è sufficiente guardare alla “carognata”, o se preferite alla colossale balla del decreto sulla eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti, per capire la disperazione totale in cui versano oggi i politici. Dicevamo sopra delle manovre ad “alta quota”, ecco allora  che i Big,  annusata  l’aria che tira intorno a loro e ai rispettivi partiti, e ancora più in generale intorno a tutta la classe politica italiana,  si sono resi conto che è giunto il momento di abbandonare la tattica delle false promesse, per passare a quella più redditizia del “fare senza fare”. Già, proprio così, ma dopo sette mesi passati a discutere di IMU, TARES,TASI e dell’aumento dell’IVA, applicato per fare cassa ma che ha invece prodotto un incasso di 3,8 Mld di euro in meno, diventa ora difficile ricordare un intervento sostanzioso che sia stato in grado di alleggerire gli impegni che gravano sui cittadini. Ma quale sarebbe allora la tattica del “fare senza fare”? In sostanza, la nostra comunità politica sta aspettando l’arrivo della Troika che, come sappiamo, è  si deputata al controllo dell’applicazione degli impegni presi ma, se mai si rendesse necessario farlo, è anche legittimata ad imporne altri. Visto che il taglio della spesa pubblica improduttiva, quella che maggiormente figura nei comparti dove notoriamente hanno gli interessi i partiti politici,  non la si vuole fare, ecco che allora per la nostra classe politica l’arrivo della Troika diventa una vera manna dal cielo. Di più, con la Troika arriverebbe anche il capro espiatorio perfetto, e infatti  sarà essa ad imporre i nuovi sacrifici dei quali poi la politica italiana sarà pronta a scaricarle addosso tutte le responsabilità del caso. E tuttavia, approfittando della situazione, i nostri baldi eroi della politica italiana, scaricheranno addosso alla Troika anche quelle che sono le loro responsabilità.  Insomma, i nostri politici sono dei disperati, non sanno più cosa fare, e non vogliono andarsene, in quanto  senza correre nessun rischio, ora  possono riciclarsi tutti e rimanere in sella per i prossimi anni.  In soldoni, è come se avessero già deciso  di giocarsi  a tutti i costi  la partita finale :  quella del “o la va, o la spacca”.

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4 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Abbiamo assistito in questi giorni alla beatificazione di Mandela, da parte di “tutti”.
    Lui sosteneva che per abbattere una statua inavvicinabile fosse da minarne le basi e le basi demolirono pazientemente, una ad una, i suoi seguaci sino a ché la statua venne giù naturalmente.
    Premesso che la repubblica democratica italiana non è una repubblica e tra governativi ed opposizione c’è sempre solo guerra di mafia per ricchezze da spartirsi.
    Al riguardo dell’asserzione di democrazia poi, fa ridere una inutile Corte dei Conti che dopo vent’anni si accorge che il finanziamento ai partiti è illegale (legge firmata allora da quel tanghero di Oscar Luigi Scalfaro, quello dei 100 milioni a mese dal Sisde e del “non ci sto”). Da molto i politici affermano di voler tagliare le spese, ma mai lo hanno fatto e così continueranno a non fare.
    Per fortuna c’è la ripresa in vista e se non sarà nel 2014, sicuramente nel 2015 godremo di un grande benessere.
    E se non nel 2015, sarà nel 2016 o, comunque prima o poi.
    Vi invito a leggere Sanguisughe di Mario Giordano – editrice Mondadori – Un libretto bipartisan per farsi venire il mal di pancia.
    Da soli i politici non taglieranno mai le loro rendite. Per tagliare i costi, unico modo che io vedo realizzabile, è che qualche Cittadino disperato e di buona volontà, si faccia carico di tagliare qualche politico, e non serve sia tanto in alto e superscortato.
    Granello dopo granello la statua della partitocrazia poi verrà giù. Per me che mi considero liberale, affermare ciò mi ripugna, ma non vedo altra soluzione.
    Le proteste di piazza servono a sfiancare i Cittadini e far che accettino supinamente tutto ciò che viene loro imposto.

  2. Alcalde. says:

    Non siate ingenui ma secondo voi perché la professione di politico è così ambita?
    Semplice perché si può rubare ed avere privilegi senza rendere conto a nessuno.
    Non si creano più tecnici, ingegneri,operai specializzati,
    Le professioni più diffuse sono avvocati, commercialisti insomma tutti azzeccagarbugli da scrivania che studiano il modo di fottere lo stato visto che lo stato comandato da questi cialtroni vuole fottere loro.
    Siamo nella giungla della sopravvivenza
    Arrivederci

  3. pippogigi says:

    La troika ha già detto che devono essere abbassate le tasse sul lavoro e tagliata la spesa pubblica.
    Questi sono i principali motivi per cui è stata tenuta alla larga. Tagliare le tasse sul lavoro vuol dire aumentarle in altri settori, tagliare la spesa pubblica vuol dire toccare gli interessi dei partiti. Con le elezioni europee alle porte i partiti italiani devono vivere di menzogne, raccontare che abbassano le tasse quando le aumentano e non possono toccare la spesa pubblica per non danneggiare il loro elettorato.
    Ma la crisi economica, provocata dallo Stato a causa dell’enorme pressione fiscale, sta facendo crollare le entrate e ormai si è arrivati al livello di protesta se non rivolta (il prossimo passo è la rivoluzione…)
    Penso che il sondaggio per cui il 60% degli italiani appoggia la rivolta attuale ed il 30% pensa di unirvisi debba far riflettere. Il mancato taglio della spesa pubblica e l’impossibilità materiale degli italiani di pagare queste tasse (e le prossime in arrivo) provocheranno inevitabilmente una crisi finanziaria: mancanza di fondi per pagare stipendi pubblici e pensioni. Le misure da disperati che verranno prese già le conosciamo: patrimoniale (che non si sa come dovrebbe essere pagata dal ceto medio….) e prelievo forzoso sui conti correnti.

  4. FrancescoPD says:

    questa è la soluzione per i politici nostrani…
    http://www.youtube.com/watch?v=wUM1nQeGTXc

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