I politici e il cambio di stile di vita. Quella degli altri…

di FABRIZIO DAL COL

Tutti noi ricordiamo  sicuramente quando nei  talk show televisivi tipo Ballarò, Porta a Porta e Servizio Pubblico, giusto per citarne alcuni, i politici si rimbalzavano la frase che più faceva riflettere i telespettatori: bisognerà pensare di cambiare stile di vita. Ora che lo stile di vita lo ha già cambiato almeno il 50 % degli italiani, ci piacerebbe chiedere a coloro che erano soliti pronunciare quella frase, in quanti  di loro hanno effettivamente cambiato lo stile di vita. Come certamente la buona parte cittadini, anch’io tendo a pensare che nessuno di loro abbia cambiato stile di vita, anzi è molto più facile che lorsignori sapessero fin dall’inizio che a cambiare stile di vita avrebbero dovuto essere le masse e non  loro stessi.

Più del 30% della popolazione non riesce nemmeno a sopravvivere, e sottolineiamo sopravvivere, altro che cavarsela come qualcuno faceva invece intendere, e  guarda caso tale quota corrisponde alla platea di persone che oggi non può più spendere nulla. Vi è poi un altro 30% di popolazione che pur di sopravvivere sta letteralmente prosciugando i risparmi di una vita, e avanti di questo passo verso fine anno anche questo 30 % finirà a far parte della categoria che non riesce più a sopravvivere. In sostanza, siamo in presenza di un 60 % della popolazione in evidente difficoltà economica, ed è un dato che fa riflettere in quanto è anche un 60 % che oggi non può più partecipare a far ripartire l’economia.

A coloro che invitavano gli altri a cambiare stile di vita oggi sarebbe giusto chiederne il conto, e sarebbe altrettanto giusto chiedere  a quali progetti lavorassero in quel momento per evitare di finire nella situazione in cui siamo finiti oggi.  Detto questo,  l’Italia oggi non ha più alternative e non è di certo con le soluzioni tampone che si potrà pensare di superare questi invalicabili ostacoli, bensì con un intervento ben pianificato volto a rendere al 60 % della popolazione la possibilità di un reddito minimo certo. Quando Grillo chiede un impegno concreto per garantire agli italiani un reddito minimo di cittadinanza, non lo fa di certo per favorire un assistenzialismo eterno, lo fa in quanto consapevole che quei denari sono facilmente reperibili dalla spesa corrente del bilancio dello Stato. Un fiume di denaro, quello della spesa pubblica, speso ogni anno per nulla e finalizzato a mantenere inalterati i privilegi dei partiti, del Parlamento, di Palazzo Chigi, del Quirinale, oltre che ad assicurare le spese militari, quando invece si potrebbero utilizzare tali risorse per un reddito minimo di Cittadinanza, mettendo così in salvezza il 60 % della popolazione sopra citata.

Questo governo ci penserà? Oppure deciderà di continuare sulla strada della soluzione tampone? La mia impressione è che quando avrà deciso qualcosa sarà anche arrivato il momento che dovrà andarsene e, con tanti saluti, inviterà ancora tutti a cambiare stile di vita.

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2 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    “Vi è poi un altro 30% di popolazione che pur di sopravvivere sta letteralmente prosciugando i risparmi di una vita, e avanti di questo passo verso fine anno anche questo 30 % finirà a far parte della categoria che non riesce più a sopravvivere.”
    Penso ai tanti film western della mia gioventù. Nei momenti più disperati, sotto l’attacco degli indiani alla carovana, la raccomandazione che i pionieri si passavano era di non sparare tutte le pallottole, ma riservare le ultime per i familiari e se stessi affinché nessuno avesse la possibilità di cadere vivo in loro mani.
    Ora che sono vecchio coltivo la speranza che prima di prosciugare totalmente i loro risparmi, i baciapile italiani mettano da parte insegnamenti ed indottrinamenti di legalità e sopportazione ricevuti prima in famiglia e poi dai media di regime ed usino le ultime pallottole delle loro Colt contro l’associazione politico-burocratica che guida l’Italia alternandosi a se stessa.
    E’ una pavida illusione ché il governo Letta od altri taglino i privilegi alla casta. Il finanziamento ai partiti in contrasto ad un referendum votato dal 90,3 % dei Cittadini è la spudorata legalizzazione di un furto prima che essere anticostituzionale.
    Raccomando a chi legge di non spendere i risparmi dell’ultima pallottola.

  2. lory says:

    lei ha perfettamente ragione, Monti e soci e non solo” Casini,Fini e cialtroni vari” hanno parlato di cambiare i nostri stili di vita non certo dei loro! anzi loro guadagnano sempre di più mentre il popolino e alla fame, per tutta questa gente saranno necessari i tribunali popolari.

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