I Paesi Baschi ripartono verso l’indipendenza: il 5 giugno referendum per l’autodeterminazione

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di LUCA POLOIñaki Bastarrika-Izagirre è un basco, e gli piace sottolineare “basco di genitori baschi”. E’ nato a Zumarraga (Goierri, Paesi Baschi) nel 1970, una regione storicamente dedita al settore metallurgico. Poliedrico, “multi-tasking”, occhi svegli e attenti, soprattutto una costante allegria e gentilezza nei modi che in realtà coincide poco con l’immaginario collettivo del basco un po’ rude e non propriamente socievole! E’ giornalista, traduttore e stimato pittore. Attivista impegnato da sempre per l’applicazione del diritto di autodeterminazione nel suo paese ed in Europa, Iñaki è membro fondatore della Ong ICEC, ed attualmente portavoce ufficiale di ICEC-Euskal Herria. basco 1

Ciao Iñaki, grazie della tua disponibilità e del tuo tempo per questa intervista a lindipendenzanuova.com.  Il processo basco di autodeterminazione sembra aver subito una battuta d’arresto anzichè una accelerazione negli ultimi anni, o per lo meno ci si aspettava un maggiore sviluppo del processo democratico di autodeterminazione dopo il cessate il fuoco dell’ETA.

“In questo nuovo periodo storico, le forze che promuovono l’autodeterminazione e, in particolare i separatisti, affrontano diverse sfide: attirare il consenso alla causa dei settori baschi non nazionalisti, degli immigrati (pakistani, marocchini, senegalesi, rumeni, spagnoli, sudamericani…) attirare i giovani che sempre più vanno all’estero a cercare fortuna, e la popolazione a rischio di esclusione economica a causa della crisi e della disoccupazione esistente”.

Il rallentamento del processo è dipeso anche dal fatto che una priorità dei Baschi sembra essere la difesa e liberazione dei molti prigionieri politici rinchiusi in carcere da molti anni sia in Spagna che in Francia? Ovvero il cessare il fuoco è stata una pacificazione unilaterale che non ha visto altrettanta disponibilità al dialogo ed alla pacificazione da parte delle istituzioni?

“E’ certamente un tema centrale: dobbiamo risolvere efficacemente il problema delle vittime -di entrambi i fronti-, la situazione dei detenuti e delle loro famiglie, e adeguatamente risarcire le persone colpite durante la fase armata della dell’autodeterminazione basca”.

Con ICEC stiamo lavorando con i movimenti sociali e le istituzioni locali basche per preparare la stagione dei referendum comunali sull’indipendenza, ma parleremo in dettaglio di questo progetto tra poche settimane. Si ha la sensazione che ci sia un nuovo crescente fermento dopo il rilascio del leader storico Otegi, che ha detto di voler aprire il secondo fronte indipendentista in Spagna dicendo a gran voce ai Catalani  “non vi lasceremo soli “.

“Il  5 giugno 2016 ci sarà un referendum di autodeterminazione in alcune città e regioni del Paese Basco (comunità autonoma). “Vuoi essere un cittadino di uno stato indipendente?”.  Questa od una formula simile sarà la domanda a cui potranno rispondere i cittadini. Logicamente, la possibilità di esprimersi in merito attraverso delle consultazioni comunali, è già un grande passo in avanti sulla via da seguire perché i cittadini possano determinare il proprio futuro. Purtroppo nessuna delle tre capitali (Bilbao, Vitoria, San Sebastian) partecipa a questa consultazione, in modo tale che la stessa possa essere considerata davvero determinante, anche se in realtà il numero di persone chiamate alla consultazione è davvero considerevole”.basco2

A Bruxelles, al primo simposio internazionale presso il Parlamento europeo per l’attuazione del diritto di autodeterminazione hanno dato il loro contributo diverse anime delle rivendicazioni basche, come l’europarlamentare Josu Juaristi di EH Bildu, l’importante movimento Esku Gure Dago, i rappresentanti baschi di ICEC etc.. Pensi che l’esperienza della Catalogna di riuscire a far marciare fianco a fianco partiti e movimenti diversi per l’indipendenza sia stata una fonte di ispirazione anche per voi?

“Ti rispondo così: quando dormo sogno che tutti i bambini spagnoli imparano una canzone in catalano, per esempio, ” qualsevol nit pot sortir el sol” di Jaume Sisa. E che un elefante, diventato regista, faccia un film in cui il protagonista, un funzionario armato dello Stato, disarma la pistola e prendere una chitarra nelle sue mani. Nello stesso film due guardaspalle  disoccupate si riciclano per diventare assistenti di biblioteca. E i bambini, di undici anni, iniziano a raccogliere un piccolo stipendio per i prodotti realizzati e venduti nel negozio della scuola. Un bambino che fa della ceramica è auto-determinazione”.

 

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(Alcune settimane fa’a Bruxelles, Bart De Valck e Karel Sterckx del VVB e partners ICEC fiandre con il finalmente libero leader basco Arnaldo Otegi ed il famoso cantante basco, nonchè attivista, Fermin Muguruza)

 

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One Comment

  1. Fil de fer says:

    Auguro pieno successo a questo referendum !!!
    Dico anche che in Europa non si stanno rendendo conto che stanno preparando il botto di questa europa.
    L’esplosione è latente e basterà una goccia di troppo per farla esplodere.
    E’ un ‘immaginario, ma oltre al coalizzarsi di tutti questi paesi senza stato all’interno dell’europa, mi riferisco ai Baschi, ai Catalani, ai Veneti, agli scozzesi etc…. che potranno creare non pochi problemi figuriamoci se di dovesse prefigurare anche una specie di accordo sotto banco con comunità di extra comunitari di prima o seconda generazione……l’europa di oggi salterebbe come un tappo di bottiglia di Prosecco.
    Ma, l’europa pensa solo all’euro e basta…il resto sono problemi degli europei non certo delle classi dirigenti di questo continente. La Russia, e fa bene, va per la sua strada perché ha capito che l’europa è gestita e mal governata da persone vendute all’euro, alle banche e alle grandi industrie e multinazionali.
    Mio nonno mi diceva sempre, e io dico anche a tutti voi : E’ UN PECCATO NON POTER VIVERE ANCORA PER POTER VEDERE QUANTE COSE ACCADRANNO PRIMA CHE IL MONDO CADA NELLL’ANARCHIA E NEL CAOS COMPLETO. LA VIOLENZA REGNERA’ OVUNQUE E SOLO DIO CI POTRA’ SALVARE !!: fine del messaggio.

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