I miei conterranei veneti sono “rivoluzionari da salotto”

di SANDRO MIGOTTO

Leggo su questo giornale un articolo – il sondaggio  che attesta al 46% la volonta’ indipendentista del Nord Italia – : non mi sorprende. Nonostante i mass media presentino Monti come il grande riformatore, in realta’ ci sta pilotando verso il default. Dopo oramai parecchi mesi del suo Governo che ha colpito duramente tutti (parlo del Nord, ovviamente), il debito pubblico non e’ calato, lo spread si attesta a valori pre-Monti, la disoccupazione sale e non si intravede un barlume di ripresa, gli investimenti sono inesistenti. Siamo agli occhi del mondo quasi (ma e’ solo questione di tempo, giorni o al massimo mesi) spazzatura, come la Grecia, come sta avvenendo in Spagna. A settembre ne riparliamo, credo purtroppo di essere ancora ottimista, in realta’ saremo sotto la spazzatura. L’indipendenza oramai e’ necessaria per la nostra sopravvivenza.
Non sono sorpreso certo, visto che vivo e sento quotidianamente gli umori della gente, che la stragrande maggioranza, a mio avviso sopra il 50% dei veneti, vorrebbe l’indipendenza. Ma stranamente ne’ il partito che per un ventennio ha avuto la delega in bianco (maledetti traditori) per curare gli interessi del Nord, ne’ tantomeno i partiti indipendentisti non riescono a raggiungere neanche una frazione di questo 46%. Ecco l’oggetto di questo mio articolo: come mai succede questo?
A mio avviso, semplicemente l’idea del partito classico a struttura piramidale e’ morto. Troppe sono le delusioni che questo tipo di struttura ha dato (delusioni e’ un eufemismo). Non ci crede piu’ nessuno. Mi sconvolge l’idea che a tutt’oggi vi siano partiti indipendentisti che corrono a elezioni italiane, che continuino a creare filiali. Ma ci presentiamo solo alle comunali, provinciali e regionali (e gia’ e’ tragico)…dicono. In realta’ stanno preparando cartelli elettorali per le prossime nazionali. C’e’ addirittura il rischio che un paio di questi capetti vengano eletti. Non chiedetemi con chi si alleeranno. Ma dureranno il tempo di un battito d’ali di una farfalla, perche’ non hanno un progetto percorribile, perche’ non hanno uno straccio di idea, perche’ sono in ritardo di venti anni e perche’ mirano solo a interessi personali.
Poi c’e’ un secondo motivo. Addirittura piu’ importante di quanto sopra  scritto. Ho spulciato quali sono gli articoli pubblicati da L’Indipendenza che risultano piu’ letti: uno di Facco su cosa fare con i soldi che avete (quasi 10.00 view), un articolo di Chiavegato su cosa fare se vi ferma la Gdf (quasi 5.000 vieuw), l’articolo sulle coppie di scambisti a Noventa di Piave (Ve) . Ergo, a parte l’ultimo che ho citato (ma comunque e’ sorprendente, visto che non siamo su Novella 2000 o giornale similare), gli altri parlano non di politica ma di schei: il primo ed unico motore di qualsiasi rivoluzione. D’altro canto, e adesso parlo del Veneto, realta’ che conosco bene, e’ qui siamo in un mondo profondamente conservatore, che per sua indole mai si mette contro l’autorita’ costituita. La prova la avete avuta tutti qualche giorno fa con l’ultimo balzello italiota, ovvero l’IMU: bestemmie a non finire, ma tutti in coda a pagare. Finche’ ci sono tre pasti al giorno, non si fanno rivoluzioni. Ma mi sa che i tre pasti al giorno stanno per finire.
Cosa fare quindi? A mio avviso c’e’ un solo modo. Ridare alle persone il diritto sacrosanto di decidere sulle loro vite e sui loro averi. Eliminare i partiti. Per raggiungere l’indipendenza non servono. Dobbiamo ripartire dai Comitati cittadini, senza gerarchie ne’ capi. Di recente ho commentato un documento di UPV, ovvero “la violenza come base di ogni diritto”: non me la sono sentita di criticare gli autori o invitarli, come fino a ieri avrei fatto alla non violenza, alla via pacifica e legale per l’autodeterminazione: dopo venti anni di battaglie per l’indipendenza, il mio ed il vostro risultato e’ zero. Forse questi ragazzi fanno bene a seguire le loro idee.
Oggi abbiamo la fortuna di avere un megafono mediatico, ovvero il giornale che mi ospita. Ma e’ mai possibile, cari lettori veneti del presente giornale, che con la coda tra le gambe paghiate tutte le puttanate che lo Stato vi impone e non contribuire a far vivere un giornale dove potete liberamente esprimervi? Adesso ve la dico tutta:  siete dei vigliacchi.
Sono saltato di palo in frasca semplicemente per invitare tutti ad una assunzione di responsabilita’. I sondaggi, le persone: tutti a parole vogliono l’indipendenza. Ma pochi hanno i coglioni per mettere idee, faccia e nome su quello che fanno. Forse, cari Veneti, vi meritate quello che avete, smettetela di piagnucolare o di darmi la pacca sulla spalla per compiacermi. Mi ha dato parecchio fastidio che la maggior parte dei commenti ad un mio articolo di qualche giorno fa sulla Merkel e la possibilita’ che la Germania fagociti politicamente ed economicamente l’UE , siano stati del tenore “magari… meglio la Merkel all’Italia”. Come se la Merkel venisse qua a fare beneficenza. In realta’ questo dimostra l’incapacita’ della gente a prendere decisioni. Hanno sempre bisogno di un capo, di un faro, sono terrorizzati a decidere da soli per il loro destino. Meglio lo faccia qualcun altro…

Adesso se volete che io ed altri continuiamo a lottare dovete essere presenti. Non cerchiamo gloria o soldi e questo lo avete ben compreso. Dobbiamo capire se il Popolo Veneto e’ sufficientemente maturo per essere ’indipendente. Se non avro’ concrete risposte, io all’estero una casa gia’ ce l’ho. E quando, se succedera’, me ne andro’ definitivamente, non avrò alcun rimpianto.

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25 Comments

  1. Kaiserdariusz says:

    Sandro te convien scampare subito perché dubito che te vivarè per altro 3.000 anni… più o meno el tempo che ghe vorà par vedare i Veneti de cui te parli… forse…

  2. Veritas says:

    Giacomo Conzales, con un articolo pubblicato il 9 Luglio scorso dal presente quotidiano, ha dato delle “pecore” ai lombardi. Allora, Lombardoveneti son tutti pecoroni…
    Mah, però non mi sembra che negli ultimi 30 anni abbiamo avuto tanti nordisti al governo, la maggioranza è rimasta – e resta- sempre meridionale.

    • sandro Migotto says:

      In compenso abbiamo oggi quasi 600 sindaci della Lega, abbiamo Regioni del Nord governate dalla Lega Nord con Governatori, giunte etc. abbiamo avuto ministri ed abbiamo tutt’oggi presidenti del Consiglio del Nord.
      Cosa hanno fatto questi tizi per il Nord?…. Smettiamola di dare colpe al Sud o a pinco palla. Chiediamo che questi personaggi rendano conto delle loro malefatte.

      Ribadisco… basta partiti piramidali, un movimento indipendentista unico con ruolo di coordinamento. Comitati cittadini liberi ed indipendenti. cosi’ si puo’ ottenere la tanto agognata indipendenza.

  3. Castagno12 says:

    Replico a Domenico Galluzzo – 15.7.12 at 10:39 pm.

    Io informo (per ora) più per disperazione che per convincimento.
    E, come ringraziamento, raccolgo anche delle repliche penose.

    Lei ha perfettamente ragione. Il nostro dramma è quello che Lei ha sintetizzato con estrema chiarezza.
    Il Suo commento merita la rilettura.
    Se i più ce la fanno, che se lo stampino nelle loro fragili testoline.

    Complimenti.

  4. Domenico Galluzzo says:

    Forse dobbiamo renderci conto che i nostri popoli non si muoveranno mai. Non meritano che ci si agiti tanto per dimostrare loro i vantaggi di una indipendenza che non desiderano ed anzi temono. Come temono tutti i cambiamenti. Scusate ma per credere ancora nell’euro bisogna proprio essere microcefali, e il 62% vuole rimanere nell’euro. Mi rendo conto che nelle ultime settimane sono diventato un lettore meno assiduo e meno attento: mi sono rassegnato all’impossibilità di smuovere le ragnatele cerebrali dei Lombardi e dei Veneti. E nello stesso tempo mi preparo ad andarmene. Non vale più la pena di combattere per questa gente e nemmeno per il territorio. Se lo tengano stretto (fino a quando l’islam non prenderà il sopravvento) e buon pro gli faccia

  5. Castagno12 says:

    Seguito del mio primo commento – 15.7.12 at 6:30 pm.

    1) I tedeschi sono lavoratori, hanno una pubblica amministrazione che non divora i soldi come la nostra, per l’immigrazione hanno dei costi inferiori a quelli che noi sosteniamo per farci invadere, eppure, se non quest’anno, nel prossimo la Germania entrerà nel gruppo dei PIIGS.
    Il motivo, trattato da tanti libri, riviste, Internet e sempre quello: “Emissione di valuta a debito”.

    Una realtà incontestabile: Hitler aveva provveduto alla emisione di valuta da parte dello Stato per salvare l’economia tedesca, NON PER PROVOCARE GLI USA.

    Noi, al Nord, non dovremmo applicare la Sovranità Monetaria per NON PROVOCARE chi ci vuole sottomessi ? Migotto, cosa sta succedendo ?
    Hitler, gestendo il Signoraggio ha stampato marchi nella quantità utile per raggiungere il suo obiettivo: IL RIASSORBIMENTO DELLA DISOCCUPAZIONE, lavori pubblici, ecc.
    Nel gennaio 1933 (salita al potere di Hitler) i disoccupati erano più di 6 milioni. Un anno dopo erano calati a 3,7 milioni …. e nel 1938 erano meno di 400 mila
    .
    “Con il denaro creato dal nulla A BENEFICIO DEL POPOLO, anzichè degli speculatori, la Germania prospera, mentre il mondo gela nella recessione profonda degli anni ’30”, da Maurizio Blondet che ha registrato ciò che è avvenuto. E che solo uno sprovveduto può contestare. Punto e basta !

    2) Stati Modialisti (italia compresa) hanno bombardato la Libia anche perchè aveva la Banca di Stato – non in mano a Banche private.
    Fra i Paesi del Nordafrica, la Libia aveva il PIL pro capite più alto (anche rapportato al costo della vita).
    Non è Gheddafi che ha provocato, sono i Mondialisti che NON HANNO TOLLERATO. Concetto chiaro ?

    3) L’Iran ha la Banca di Stato, si sta facendo l’atomica per proteggersi. Il tutto non è gradito dai soliti.
    Molti greci si stanno trasferendo in Iran.

    4) Abramo Lincoln aveva fatto stampare valuta per conto dello Stato e l’economia USA si era ripresa.
    Il suo gesto non è stato gradito dai soliti.

    5) Magari si potrà affrontare il prolema Sovranità Monetaria dopo aver ottenuto l’indipendenza (?).
    Ma per sperare che le adesioni al Progetto Indipendentista possano aumentare, detto problema va segnalato e spiegato subito alle popolazioni del Nord che lo ignorano. Che conoscano la causa del nostro crollo, inarrestabile, economico-finanziario.
    Solo così i mantenuti i “sistemati” forse, forse capiranno che il loro “carnevale” è arrivato ai botti finali: ora è indispensabile cambiare, per sopravvivere.

    6) E’ importante segnalare il blog: rivoluzionemonetaria.wordpress.com
    dopo l’invio, click sull’illustrazione della banconota da 100 Euro, per ingrandire la scritta. Informare, prego !

    Una eventuale replica incivile (insulti e nessuna smentita) dell’autore dell’articolo, non avrà alcuna risposta da parte mia.

  6. Castagno12 says:

    Il comportamento della maggioranza degli italiani è dovuto al fatto che sono cittadini di uno Stato unitario (si fa per dire) progettato a tavolino e realizzato con la forza e con le armi: una imposizione.
    Sono cittadini che hanno paura della loro ombra, vedono rischi che non esistono.

    – E’ noto che i quotidiani in edicola non forniscono le notizie che contano, aiutano il Sistema. Ma continuano ad essere acquistati per …. abitudine. In tante case c’è la consegna notturna dei quotidiani: gli abbonati non vogliono perdere le notizie che non vengono date. Chi non li acquista, che rischio corre ?

    – Molti pensano che, non andando a votare, vengono schedati con conseguenze negative per il loro lavoro. Problema inesistente: si annulla la scheda ma non si approva il Governo Mondiale.

    – Chi sono gli acquirenti dei titoli di Stato. Bot, Cct, ecc. ?

    Per farla breve: non si aiuta in alcun modo chi ci arreca danni !
    Scambiare fra di noi questi scritti e basta, equivale a stare fermi. Gl’indirizzi e-mail che abbiamo tutti in rubrica, dovrebbero essere utilzzati.

    Non ho ancora capito con quali modalità potremmo contarci per verificare il superamento del 50% a favore della Secessione del Nord.
    Poi dovremmo presentare il verdetto ai nostri mantenuti, i nostri dipendenti: i politici + i tecnici + i consulenti aggiunti, un esercito che ci comanda !

    Ho capito la tesi ottimistica e facilona degli Indipendentisti. Pensano che, ottenuta l’Indipendenza, il Nord potrebbe utilizzare al meglio le proprie risorse e ripartire senza subire il drenaggio finanziario imposto da Roma.
    E qui casca chi non vuole tenere conto del Problema Fondamentale: la Sovranità Monetaria.
    A chi pensa che fornire informazioni significa “PROVOCARE!, do la Buonanotte.

    A seguire un mio secondo commento ad integrazione di questo.

  7. Arcadico says:

    Se i veneti sono rivoluzionari da salotto cosa sono i lombardi?
    Girando per lavoro tutti questi indipendentisti non li vedo! E non li vedo per un semplice motivo: perchè non esistono.

    Certo fa chic dichiararsi indipendentista ancora di più convincersi di esserlo ma un indipendentista tipo Catalogna qui al nord semplicemente non esiste!!

    E non esiste perchè lo strumento politico che si era tutti assieme costruito per rivendicare un Paese più moderno si è riempito di carrieristi e opportunisti che nulla hanno a che fare con i problemi del quotidiano tranne risolvere i propri buttandosi in politica !!!!!

    Una rivoluzione vera sarebbe culturale, lasciamo stare gli scenari da Jugoslavia spaventano e basta,

    In piazza ho trovato SOLO persone, meridionali, che erano stanche di vivere la fatica di stare e lavorare al nord rispetto a quanto vedono fare a parenti giù!!

    Ai settentrionali interessa SOLO il proprio orticello: il pensiero comune è la politica lasciamola pure fare ai nullafacenti tanto di politici nordisti non ce ne sono.

    Quando andavo in piazza mi divertivo a fare una domanda: Mi dite un nome di un politico che ha fatto veramente gli interessi del nord??

    I più mi guardavano come se venissi da marte!!!

    Ora questa domanda la porgo a Noi: mi fate il nome di un politico che ha fatto gli interessi del Nord??

    Per favore non rispondetemi Vanoni!!!

  8. Unione Cisalpina says:

    parli bene e sei uomo d’azione (… ed a te non interessa punto :D) … il fatto è ke non si riesce a kreare uno straccio di “Komitato Cittadino” nemmeno in un pikkolo komune di 3.000 anime (nonostante il fior fiore di leghisti e indipendentisti :D) da kui far partire una bella “Komune e Kumulativa” protesta fiskale, di popolo … dando esempio a tutti gli altri…

    prendiamo ad esempio l’oramai stramaledetto Kannone Rai …
    se in kuesto ipotetiko pikkolo komune, tutti gli abbonati, attraverso il komitato (a guida “sindako ed amministrazione Komunale”),
    reklamando all’azienda statalista un miglior servizio ricettivo e giusta redistribuzione del personale e della programmazione
    (ke tengano in debito konto ke il 50% ca. dei cittadini non è appenniniko nè borboniko e pretende ke in video e voce si parli della propria Terra, sekondo logike ed interessi propri, fatti da gente lokale e non estranea),
    rikiedendo, inoltre, di stabilire centri di produzione in Padania (es. a Torino, Milano, Bologna, Verona e Udine/Trieste), ebbene,

    kosa succederebbe !? … nulla… lettere minatorie a tutti (ke il komitato gestirebbe anke legalmente) kontinuazione della ricezione dei programmi tutti (xkè non si può impedire la cirkolazione delle idee skritte, in voce nè video… i legali del Komitato civiko provvederebbero ad argomentare e kavillare) nel frattempo anke altre komunità si adeguerebbero e krescerebbe la protesta ke, facile facile, passerebbe poi anke a kuelle fiskali, ben + importanti, kuali IMU etc.

  9. caterina says:

    sono sostanzialmente d’accordo e vorrei comunque aggiungere che l’indipendenza prima ancora che una questine di convenienza è una questone di principio che per alcuni è essenziale per non dire esistenziale, per altri passa in second’ordine, appunto perchè finchè riescono a mettere insieme il pranzo con la cena meglio lasciar perdere… e questa mancanza di orgoglio e di consapevolezza della propria storia e della propria dignità di popolo è deleteria.. pochi giovani ne hanno conoscenza, molte famiglie che vivono nel Veneto hanno radici e interessi altrove e pertanto sono indifferenti alle problematiche dell’indipendentismo, anzi lo paventano.
    E comunque è vero che ogni grande idea ha bisogno di trovare un personaggio di grande carisma per essere veicolata e diventare trainante.. Bossi a suo modo lo fu, ma è naufragato nel cerchio magico trascinando con sè le speranze di tanti … speranze che per i più non sono deventate illusioni ma che per diventare forza effettivamente trainante alla quale dare tutto se stessi, energie e sostegno fisico ed economico, hanno bisogno di trovare un nuovo catalizzatore… chi o quale evento lo sarà?
    Siamo in attesa.

  10. lancillotto says:

    Prima deve rompersi il divano, e le natiche scontrarsi col nudo suol. Ma stavolta accade, tranquilli.

  11. migotto sandro says:

    vede, mio padre, come una moltitudine di altri Veneti e’ emigrato all’estero (Australia, Francia, Svizzera). E’ tornato e Italia ed ha contribuito, da artigiano con lacrime e sudore a creare in famoso fenomeno del Nord Est. Mio padre ha fatto diplomare tutti i figli ed ha contribuito a fargli aprire una attivita’ ad ognuno. ha avuto un solo torto, lavorare per piu’ di 60 anni (ha cominciato a tredici anni ha smesso a 75 anni). Non v oglio buttare tutto nel cesso perche’ abbiamo una classe dirigente deinquente. Glielo devo.

  12. giuseppe S says:

    Il signor Migotto ha ragione, purtroppo come al solito devo dire, “non illudetevi”, sono troppi quelli che stanno abbastanza bene e non intendono cambiare. Diversamente non si spiegherebbe la “sonnolenza”.
    I partiti comandono troppo, loro hanno il “volante” in mano e lo usano come pare e piace.
    Monti fà quello che può, dai partiti è condizionato e quando, prima o poi , il primo ministro sarà un politico eletto dal popolo, accadrà ancora peggio, i partiti useranno, come hanno sempre fatto , i soldi pubblici per farsi dei “clienti” cioè dei fidi elettori. Il nord ha una sola possibilità, “staccarsi” dal resto dell’Italia,
    Si tenga “accesa” la fiamma, questa crisi farà riflettere molte persone, specialmente i giovani. Auguri

  13. mr1981 says:

    La situazione italiana è ormai troppo compromessa, se si guardano lo studio di Stefano Gamberoni (pubblicato da questo giornale un paio di giorni fa) oppure quello di Plancia (Il debito pubblico in un assetto federale), si nota che anche addossandosi più del debito pubblico italiano di spettanza le regioni del Nord devono tirare la cinghia come adesso per ulteriori 12-15 anni, prima di arrivare a rispettare i famigerati parametri di Maastrich: chissà dove si troverà in quel momento tutta l’Ue. Quindi non ci sarebbe un sentimento immediato di vivere meglio, perché dopotutto al Nord non si vive così male; per molti si tratterebbe di imboccare una nuova via dall’esito incerto.
    I movimenti indipendentisti al posto di mostrare progetti di una nuova struttura statale, di redigere un “libro bianco” sul possibile sviluppo economico nel nuovo scenario, pensano solo a litigare tra di loro e a trasmettere ai cittadini contesti utopici. Finora tutte le idee messe in campo non hanno portato all’esito sperato, quindi non sono state adeguate per lo scopo che ci si prefigge: urge cambiare strategia. Molti lettori de Lindipendenza avevano riposto speranze che da Jesolo uscisse qualcosa di concreto, con un mio commento l’altro giorno ho espresso i miei dubbi e sono fioccati articoli e commenti in sintonia.
    Dà fastidio che la maggior parte dei post riportino che sarebbe meglio avere una Merkel in Italia? Mi sembra che sia risaputo, che la maggior parte dei grandi cambiamenti nella penisola italiana siano avvenuti per mano straniera. Questo è anche indice, che gli abitanti del Nord non credono in una possibilità di cambiamento creata “in casa”, perché tutti quelli effettuati o sbandierati nell’ultimo quarto e oltre di secolo hanno avuto esito negativo.
    Concordo con Mauro Cella, c’è poco da essere fiduciosi al momento. A chi ha in mente un modello svizzero per il Nord Italia, consiglio di trasferirsi nella Confederazione Elvetica, in Ticino se non si mastica bene il tedesco; a chi tifa per la Merkel, consiglio di spostarsi in Germania; chi ha nostalgia della pressione fiscale romana, ma vuole vedere servizi che effettivamente funzionano, consiglio di prendere residenza in Scandinavia… Lasciamo perdere la Slovenia, tanto decantata su queste pagine: abbiamo visto ultimamente che il rischio di default aleggia pure lì.

  14. Paola franco says:

    Finalmente qualcuno che ha le stesse mie idee. Aspettavo ds tempo di leggere un articolo come questo. Dobbiamo evolverci e andare oltre , i tempi sono maturi per cambiare, se non lo facciamo continueremo a ripercorrere le stesse strade, a commettere gli stessi errori.
    I partiti hanno fatto il loro tempo , ora dobbiamo trovare un altro modo per esprime i nostri diritti e credo che a oggi l’unica via da intraprendere sia quella della democrazia diretta, a mio avviso, l’unica possibilità che può avere il singolo cittadino per garantirsi il diritto di fare scelte in modo autonomo e senza interposizioni di persone che manipolano a loro piacere il voto di fiducia che gli viene conferito.
    La democrazia diretta avvicinerebbe i cittadini alle istituzioni. Per mie esperienza personale so che le persone sono pronte a criticare, ma se invece diventassero un ingranaggio della ruota del meccanismo amministrativo, espimerebbero idee e non giudizi.
    I tempi sono maturi per questo passaggio, basti guardare la diffusione dei gruppi che promuovono proposte di legge, le persone hanno bisogno di un nuovo modello da seguire.
    Il problema e’ come fare, ho provato tante volte a pensarci, e ogni volta il mio pensiero converge in una unica soluzione…..indipendenza e autogoverno dando potere ai cittadini con il voto diretto, senza partiti, solo nomina di delegati, votati direttamente dal popolo, e in grado di amministrare. Un modello tutto da studiare ovviamente, ma di base il passaggio deve essere questo……diamo libertà ad ognuno di esprimere i propri pensieri affinche egli possa veder garantiti i propri diritti.
    Un sogno?? Ma si inizia sempre da un sogno per arrivare
    poi a rendere concrete le idee.
    Almeno proviamoci. Al contrario di quello che scrive il lettore nell’articolo precedente, io nutro molta fiducia nella capacita delle persone di trovare soluzioni in momenti difficili, forse questi arrivano proprio per farci intravedere altre vie da percorrere, e sono oltremodo fiduciosa perché sono veneta, e vorrei tanto che questa mia amata regione diventasse un modello da prendere ad esempio.

  15. giovanni says:

    mauro e sandro hanno ragione da vendere, ma in attesa che ci sia qualcuno che non abbia “niente da perdere” compreso un m. collins che li organizzi, noi (se non vogliamo rimanere con le mani in mano) dobbiamo creare le condizioni perche’ cio’possa accadere. io per esempio ho messo in opera uno statuto (non da solo) che ci rende ‘ padroni a casa nostra’ e approvato in congresso dalla nostra sezione provinciale ma che non piace a ‘quei capetti’ che vogliono comandare con un sistema “verticistico” per una questione di potere.

  16. ferdinando says:

    Forse, dico forse si poteva pensare a qualcosa di concreto come una specie di rivolta, qua in Veneto, quando la Liga Veneta era entrata nella coscienza di tanti Veneti. Bossi per primo l’ha soffocata. E’ vero anche che noi preferiamo scappare e andarcene in Brasile o in giro per il mondo pur di non reagire. Penso effettivamente al 1861 dopo la cosiddetta unità d’italia che milioni di Veneti presero la strada del Brasile anzichè rivoltarsi contro lo stato sabaudo e sì che quella volta erano ancora “freschi” di sottomissione. Come interpretare questa cosa? Una volta dicevano ” eamos ad bonos venetos”, forse è vero, anzi è vero. La nostra indole ci porta più a piegare la schiena che a tenerla diritta. Questo evidentemente lo sanno anche i romani, la cui storia è altrettanto vecchia come quella Veneta…

  17. Mauro Cella says:

    Comprendo bene le ragioni di chi scrive ma come dico sempre bisogna vedere le ragioni di chi sta dall’altra parte, di quella gente come me che non si muove e non fa nulla.

    Anni ed anni, quando ero ancora all’Università, ricordo che partecipai ad una riunione di un gruppo vicino all’ala indipendentista della Lega. Ad un certo punto della serata un signore anziano si alzò in piedi per andarsene. Quando gli venne chiesto il perché lui rispose: “Avete ragione da vendere ma non posso metterci la faccia. Questi mi possono fare chiudere il negozio quando vogliono… se mi trovo in mezzo ad una strada chi mi assume? Ho 62 anni e la pensione da negoziante non è abbastanza per mangiare”. Nessuno si sentì di riprenderlo.

    In quella frase “Questi mi possono fare chiudere il negozio quando vogliono” sta tutto il fondo del problema. La nostra è una civiltà basata sul lavoro e col lavoro ci ricattano. Sappiamo tutti che lo Stato ci lascia le briciole del nostro lavoro ma viviamo tutti nel terrore che ci tolga anche quelle. Per loro è un momento. Certo, se si è dalla parte del giusto si può sempre ricorrere alla giustizia ma, come già detto in precedenza, la giustizia è roba da veri ricchi. Si corre il rischio di uscire vittoriosi dal tribunale ma senza più un soldo.
    A quel punto meglio fare silenzio e ingegnarsi per tirare a campare. E’ un’arte che abbiamo affinato in secoli e secoli di dominazione straniera: dai Romani ai Franchi e dai Giacobini agli Italiani. Non solo non abbiamo la forza per opporci agli invasori, sempre ben armati e pronti ad ogni violenza, ma questi possono sempre contare sul forte sostegno di una buona parte della popolazione. Come i duchi longobardi si vendettero a Carlo Magno, tantissima gente si è venduta agli invasori italiani, ad iniziare da quei Sindaci in cui solitamente viene (mal)riposta tanta speranza.

    Fare gli eroi non è nel nostro carattere. Anche quando ci proviamo va a finire male (vedi i Serenissimi). Meglio seguire la strada dei prozii che scelsero di fare fagotto ed andare in Brasile ed Argentina.

    Scusate lo sfogo di puro pessimismo ma c’è molto poco per cui essere fiduciosi al momento.

    • Dan says:

      Ok, va bene, ma adesso che il lavoro ce lo stanno portando via comunque, con o senza spinte indipendentiste, si vorrà scattare ? Ci si deciderà a scoppiare ?
      Se è vero che la maggior parte degli italiani vuole solo avere il proprio piccolo briciolo di futuro, adesso che ce lo stanno togliendo, ci si deciderà a dare il giro a tutto ? O dopo aver fallito con le briciole cercheremo di difendere il fondo del barile

      • Mauro Cella says:

        Colgo l’occasione per rispondere qui a tutti.
        Oramai il fenomeno che i nostri padri e i nostri nonni hanno creato col sudore della fronte ed il loro ingegno sta morendo. Non c’è motivo di nasconderlo.
        E’ un crimine mostruoso che stiamo tutti commettendo e che peserà sulle nostre coscienze per sempre.
        Ma come già detto non c’è nulla che possiamo fare per salvarlo.
        Prendere le armi? Siamo seri, suvvia.
        Scendere in piazza? Ci abbiamo già provato (ricordo la prima volta a Torino contro il cosidetto Decreto Visentin), non è servito a nulla.
        Appoggiare un partito che faccia gli interessi del nord? Discutiamo ogni giorno di quanto sia stato efficace.
        Sciopero fiscale? Se volete vedere di cosa è capace veramente lo Stato italiano provateci.

        Ricordatevi inoltre la qualità della nostra classe dirigente: se per qualche miracoloso caso dovessimo ottenere l’indipendenza (ad esempio grazie ad un cataclisma che inghiotta tutta l’Italia a sud del Po) vorreste essere governati da Zaia, Formigoni, Gelmini e compagnia? Il fallimento nel produrre una classe dirigente che tuteli i nostri interessi, gli interessi del ceto produttivo, è uno dei motivi del mio cinismo.

        • Dan says:

          Spiegami perchè non si possono prendere le armi.
          Qui non è un problema di armi ma di palle. Stiamo comodi e aspettiamo che qualcuno venga a salvarci: ci sarà per forza un coglione che si rimetterà a marciare su roma, un coglione che salverà di nuovo le nostre inutili esistenze, un coglione da appendere come un maiale il giorno che avrà esaurito il proprio scopo.

        • liugi says:

          Sono abbastanza d’accordo con l’analisi, anche se non c’è ancora da demordere.
          La gente sembra non cogliere che il problema fondamentale che ci attanaglia è proprio l’unità d’italia. Credo che dopo il default potrebbero esserci anche rivolte violente, ma chiaramente non in chiave secessionista.
          L’unica vera speranza è un intervento esterno che spinga nella direzione della divisione dell’Italia per salvare il salvabile. Infatti, a differenza di Grecia e Spagna, che hanno un debito di dimensioni limitate, possono essere salvate dal fondo monetario e dall’aiuto di altri stati d’Europa, l’Italia può salvarsi solo per conto proprio. Un crack di 2000 e passa miliardi è qualcosa di enorme e spaventoso: più del doppio del crack della Lehmann Brothers, per intenderci. A si intende minimamente di finanza viene la pelle d’oca al solo pensiero del default italiano. I nostri cugini d’Oltralpe e di Oltreoceano lo sanno bene e siccome non sono masochisti come i governanti italiani credo che faranno di tutto per evitarlo. Spero che lo facciano, naturalmente, nella direzione quanto meno della responsabilizzazione del Sud e nell’aiuto al Nord.
          Male che vada, speriamo almeno di avere la soddisfazione di dire ai nostri ex connazionali, tra qualche decennio: se adesso siete ridotti in questo stato ringraziate l’Italia una e indivisibile.

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