I Marò, la commessa persa e l’impunità dei politici. Italiani.

marodi GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – Nei momenti di pausa faccio un po’ di giretti su youtube.

Giorni fa mi è venuta l’idea di cercare “pirati somali”: E mi si è aperto un mondo! Ho trovato una valanga di spezzoni di filmati girati a bordo di navi delle marine USA, Russia, Canada, Francia, Danimarca,  all’incontro con battelli di pirati vicino alle coste somale, nel periodo degli attacchi pirateschi alle navi mercantili.

Procedure di ingaggio usate, semplicissime: Avviso ai pirati di cambiare immediatamente rotta, Al terzo avviso fuoco sulle imbarcazioni sino alla loro completa distruzione. Nessun superstite! Oltre alle numerose riprese fatte su navi militari si trova anche qualche spezzone relativo a reazioni di squadre civili di difesa installate a bordo di navi mercantili. Stesso comportamento!

Erano tutti Pirati ? Beh io di bandiere nere con il teschio non ne ho viste.Ho visto solo che senza un’obbedienza immediata al cambio di rotta, una pioggio di fuoco si è abbattuta sulle imbarcazioni avvisate, senza lasciare superstiti. Logicamente mi è venuto spontaneo fare un confronto con quanto è avvenuto ai nostri Marò. Senza tirare conclusioni.

Ecco in sintesi alcune considerazioni.

1.-Per imbarcare due militari su una nave civile con l’obbiettivo di difesa armata, credo che Roma  (Marina Militare) abbia riempito almeno una tonnellata di carta.

2.-Sicuramente la prima cosa che è stata data ai marò è la lista delle regole di ingaggio

3.-Al momento dell’incrocio con l’imbarcazione presunta pirata , sicuramente si sono incrociate telefonate tra i marò della petroliera ed il Quartier  Generale della Marina Militare, a Roma

4.-Quando la marina indiana ha ordinato alla petroliera italiana di spostarsi in un porto indiano, Roma ( Ministeri plurimi), sicuramente interpellata con urgenza che ha detto?

 

Poi si è avuta la sceneggiata dei Marò ch rischiano la pena di morte,dei Marò che rientrano in Italia per le feste di Natale, dei Marò che tornano in India ,dei Marò gravemente ammalati, Manovre che mettono in evidenza che l’argomento è stato trattao in toto da grossi, anzi grossissimi cagnoni. Tutti rimasti nell’ombra perchè in Italia a prendere poltrone e soldi sono tutti in primissima fila. A prendere responsabilità sono “in ritiro sanitario”..

Poichè in Italia i disastri non vengono combinati, nai soli, alla furbata ( dei grossi cagnoni) se ne aggiunta subito un’altra. Un brillante giudice italiano ha accusato alcuni numeri uno indiani ed i numeri uno di Agusta di “corruzione internazionale”

I numeri uno dell’industria italiana rea del peccato di corruzione sono finiti subito in galera , come se avessero ucciso qualcuno. I numeri uno indiani hanno restituito pan per focaccia annullando subito la commessa degli elicotteri presa ,pochi giorni dopo, dai francesi di Holland precipitati in India.

I numeri uno italiani, dopo sei anni di spese e di travagli sono stati assolti “perchè il fatto non sussiste”. La comessa di LAVORO è andata persa. I Marò sono rientrati attraverso trucchi ignominiosi (non fatti da loro). Abbia speso paccate di euro. Abbiamo fatto una figura internazionale di ………

E i pirati che fine hanno fatto? Dopo le risposte internazionali , non certo gentili, hanno pensato che sarebbe stato meglio che i superstiti rimanessero a casa a coltivare l’orticello. I grossi cagnoni sono ancora assisi sulle comode poltrone.

E poi gli ingenuoni si chiedono perchè  è successo un gigantesco disastro elettorale.

Conclusione: l’Italia, sotto i pensatori sinistri, è quella che, dopo aver fatto figure di cioccolato, cede sempre ai voleri stranieri e chi ha diretto l’orchestra, da parte italiana, seguita a guadagnare con abbondanza cercando di insegnare all’universo mondo, come ci si deve comportare…….

E i Marò? I Marò devono stare zitti perchè se fanno tanto di scrivere un articolo o un libro sulla loro vicenda, come è consuetudine, arriva subito il consiglio “amichevole”.

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