I lombardi imparino dai brasiliani… Invece noi subiamo

di ROBERTO BERNADELLI* 

Non c’è molto da dire. I lombardi dovrebbero diventare un po’ più brasiliani, almeno per un giorno. E fare come ha fatto il popolo sudamericano che è sceso in piazza per scongiurare gli aumenti dei biglietti dei trasporti e contro le spese faraoniche dei mondiali del 2014.

L’altra sera abbiamo visto le immagini di 30mila dimostranti che avevano circondato lo stadio dove si stava svolgendo la partita per la Confederation Cup BRASILE-Messico.

In 30mila non hanno temuto di affrontare la polizia in assetto antisommossa, di prendersi lacrimogeni e proiettili di gomma. Macché, avanti!

Qui subiamo l’imminente aumento dell’Iva, fino all’ultimo non abbiamo saputo quale sarebbe stato il destino dell’Imu, la burocrazia è un tumore pari al 2% del Pil, non c’è un minimo cenno alla riduzione delle tasse, veleggiamo sul 70 per cento, da secoli ormai paghiamo zitti il pedaggio più caro d’Italia sulle nostre tangenziali, roba che da Napoli arrivi fino a Santa Maria di Leuca in più ti ci avanza la colazione. Eppure subiamo.

Questa mattina invece i brasiliani si sono svegliati con la decisione dei loro politici di fare un passo indietro. Il popolo ha vinto.

Ho sentito dire che tutti in Parlamento dicono di lavorare per la riduzione del carico fiscale. Da secoli nei secoli. Ho sentito dire che una forza che si proclama indipendentista in Parlamento, si organizzerà nei mesi a venire per sentire le proposte degli elettori sul tema dell’obiezione fiscale, attraverso assemblee e magari altri stati generali (dai costi esigui, s’intende, pari magari alla ricaduta politica che se ne è avuta). Fate fate… Tra mesi… E adesso nulla?

Insomma, il vero cuore del problema,  è il dare e l’avere. E l’investitura politica, per dirla alla Miglio, “è diventata col passare del tempo, primariamente mandato a tassare: cioè licenza che i cittadini (inconsapevoli) accordano ai governanti di manipolare i loro redditi, e dunque una ricchezza privata, la quale, se accumulata nel rispetto della legge, dovrebbe essere invece intangibile”.  Invece ci hanno toccato tutto, hanno invaso il privato, abbiamo rischiato di avere capo dello Stato l’uomo che mise retroattivamente le mani nei conti correnti la notte.

E’ chiaro che dentro questo sistema non c’è via d’uscita, né esiste in quelle forze che si dicevano federaliste e che sono solo impegnate in uno sforzo di autoconservazione, convocando ancora assemblee, platee di imprenditori a settembre. Sì, a babbo morto.

Com’è che dal Piemonte alla Lombardia al Veneto nessuno dei plenipotenziari della più forte area economica d’Europa non sfrutta questo asse per una catena umana anti-Iva, antirapina dei pedaggi o non possono forse perché i loro uomini siedono nei consigli d’amministrazione delle società su cui transitiamo? Ah… ecco. Qualcuno una volta diceva che è facile fare la rivoluzione col c… degli altri. E lo abbiamo visto.

I brasiliani che si sono ribellati al loro invasore fiscale, non erano di certo indipendentisti, secessionisti, eppure hanno avuto le palle per affermare la loro sovranità a partire dal diritto minimo essenziale dell’uomo, il diritto alla libera circolazione.

Questa legnata morale che ci arriva da oltreoceano ci deve fare alzare il sedere dalla sedia e mettere in moto la controreazione. Che non mancherà. Gli altri pensino a discuterne in assemblea e a votare le proposte di carta, noi lombardi pensiamo a come fare.

*presidente Indipendenza Lombarda 

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7 Comments

  1. Francesco says:

    da lombardo che vive in Brasile dico che in Lombardia non succederà mai. Troppo diversi

  2. pippogigi says:

    Senza offesa, ma questo articolo mi pare di filosofia molto italica, il famoso “armiamoci e partite”. Ma noi non siamo italiani siamo padani.
    Da mesi vedo gente che guarda ammirata alla primavera araba, alle proteste in Spagna e Turchia che dice “prima o poi succederà anche da noi”. Ma non succede mai nulla.
    Ora mi domando: perché l’autore di questo articolo da un esercizio teorico (proporre la protesta) non passa alla pratica (fare la protesta). Chi gli dice che non sia lui la scintilla che provocherà la rivolta tanto auspicata ma mai arrivata? Che non sarà lui a finire un giorno sui libri di storia?
    Io vorrei che fosse lui, invece che parlare, ad agire, a prendere la sua famiglia, i suoi parenti, i suoi amici, i suoi vicini ed andare ad iniziare la protesta e dopo e solo dopo aver dato l’esempio venir qui a dirci cosa fare.
    Non tutti sono dei leader, alcuni sono dei gregari, molti dei seguaci che necessitano di una guida ma fino a quando resteremo qui ad attendere il nostro Michael Collins, il nostro messia non andremo avanti: gli ebrei attendono ancora il messia da 2.000 anni e non hanno fatto molta strada nel frattempo.

  3. Longobard says:

    Coordiniamoci in qualche azione concreta di protesta!!…..

  4. luigi bandiera says:

    Subiamo perche’ abbiamo la testa del minotauro..!!!

    Bisogna cambiar testa..!

  5. rodolfo says:

    Basti pensare che il BRASILE è uno stato FEDERALE da oltre 30 anni…. per capire dove sta in realtà il terzo mondo !

  6. Miki says:

    Magari sbaglio ma i cervelloni del controllo masse sanno esattamente la soglia sotto la quale le persone SPONTANEAMENTE dicono “basta!” e si raggruppano per le strade. Naturalmente si guardano bene dall’oltrepassare un certo livello di oppressione (o di provocazione: pensiamo allo stipendio di “soli” 12000/mese e non,magari, di 20.000).

  7. burma riot says:

    e’ proprio cosi’.
    Cosa dobbiamo ancora subire per farci reagire e scendere in piazza?
    Roma non cambiera’ di una virgola il proprio atteggiamento, andra’ avanti cosi’ per l’eternita’ se non ci incazziamo.
    Reagire prima di perdere anche il poco che ci e’ rimasto.

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