I lavoratori fan da sè: nasce l’Associazione Frontalieri Ticino

di ticinodi GIULIO ARRIGHINI– Se Maometto non va alla montagna, i nostri frontalieri si organizzano come meglio possono. Ed ecco che per per “difendere i propri interessi minacciati dall’accordo italo-svizzero (che deve essere ratificato dai parlamenti dei due paesi)”, ricorda persino il Corriere del Ticino, alla faccia di chi deve o dovrebbe tutelarli, nasce  nata l’Associazione Frontalieri Ticino.

Come già non bastasse il carico fiscale italiano, e il peregrino slogan del 75% delle tasse a casa nostra, i  lavoratori di frontiera che quotidianamente svalicano per vivere, vogliono risolvere  la questione della doppia tassazione prevista dalle nuove regole. E chi non lo farebbe, al loro posto? Quante volte devono pagare?  “Nel giro di 10 anni – si legge – si vedranno infatti aumentare le tasse per effetto delle aliquote italiane. Un aggravio d’imposta per i frontalieri stimato, secondo alcune indagini, in 200 milioni per l’erario italiano e in 15 milioni, pari a 3mila euro, a lavoratore”.

Come a dire, si lavora per due padroni. Se il Ticino cerca di fare gli affari di casa e di portare acqua al proprio mulino, che fa il Nord? A parte le uscite estive del Pirellone in risposta alla richiesta del Ticino di prevedere per chi lavora di conoscere il casellario giudiziario, uscite che proponevano ai lavoratori di non andare in Ticino, tanto i mesi di lavoro glieli avrebbe pagati il Pirellone, che cosa ne è stato della difesa dei nostri frontalieri?

Segretario Indipendenza Lombarda

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