I grimaldelli elettorali della sinistra

di DANIELE V. COMERO

 

La strana situazione in cui è finito il sistema politico italiano sulla questione della legge elettorale la si può riassumere in poche righe, ci vuole un solo po’ di pazienza e alcuni richiami alla storia recente.

La legge elettorale è il fulcro di tutta la politica, determina la dinamica nelle istituzioni, in questo senso vale molto, molto più della stessa Costituzione e dei suoi 138 articoli più le 18 disposizioni transitorie.

Nella politica compie un’altra operazione importantissima in una democrazia rappresentativa come la nostra: la selezione dei rappresentanti, degli eletti.

Quindi, la legge elettorale è anche la regola di accesso dei “politici” al potere legislativo e esecutivo. Una volta, con la monarchia, si chiamava legge di “successione al trono”, che determinava quale persona e relativo gruppo avesse diritto di governare.

Ora, che ci sia un po’ di confusione nel definire nuova legge elettorale è inevitabile, le varie elite si muovono spingendo verso la soluzione tecnica che ritengono più favorevole, giustificando il tutto con l’interesse generale, con il volere la migliore soluzione per la democrazia.

Da un punto di vista storico, il politologo Giovanni Sartori ha scritto un bel articolo sul Corriere (11 settembre) dove ha velocemente riproposto i vari passaggi delle riforme istituzionali e politiche dal 1948 ad oggi: la proporzionale ha funzionato bene fino alla caduta del muro, dopo di che la frammentazione ha incrinato la base di sostegno dei governi, la soluzione poteva essere una soglia di sbarramento al 5% come in Germania, invece venne fatto il “mattarellum”, il maggioritario all’italiana, determinando cosi l’emergere di due “stelle”, due figure politiche nuove come Prodi e Berlusconi. Il passo successivo è stato fatto con la legge 270, il “porcellum”, un deciso peggioramento introdotto nel 2005, con una dinamica competitiva tra le due “stelle” molto pesante. Sartori ricorda le “primarie plebiscitarie” inventate da lui o dal fidato Arturo Parisi per supplire al fatto che non disponeva di un partito di sostegno. Cita l’ultima intervista rilasciata da Prodi al Corriere (3 settembre), che chiede a che servirebbe chiamare il popolo di centrosinistra a scegliere il candidato premier se poi la formula proporzionale, oggi in discussione al Senato, delega la trattativa tra le forze politiche a dopo le elezioni. Il commento di Sartori è caustico, da buon toscano: Prodi capisce poco o niente di costituzionalismo.

Questo è il punto, non che Prodi sia inadeguato, ma che il sistema italiano è sempre rimasto identico dal ’48 ad oggi, un sistema politico parlamentare, dove per definizione i governi sono stabiliti dopo le elezioni, con i risultati del voto. Il porcellum ha messo i nomi dei candidati premier sulle schede snaturando il sistema in uno pseudo presidenziale, formando un “bastardo costituzionale”.

A parte la conclusione amara, rimane la sostanza del ragionamento: quasi tutte le varie soluzioni che si sono succedute, sono stati dei sistemi maldestri o sistemi di manipolazione del consenso.

E’ stato così con il “mattarellum”, poi degenerato nel “porcellum” accompagnato dalle “primarie plebiscitarie” dell’Unione-Ulivo del 16 ottobre 2005.

Quel giorno la sinistra è riuscita a muovere oltre 4 milioni di persone, chiedendo anche dei soldi ad ogni votante, per fare un governo che ha compensato quei poveri elettori con delle bastonate in testa (tasse).

Oggi è evidente, a tutti, che la gara è stata decisa a priori, falsata dalla scelta dei candidati: Prodi contro Bertinotti e Mastella, una macchina contro delle biciclette.

Appare interessante la sequenza degli avvenimenti, le coincidenze temporali. La sinistra imposta le primarie per il Capo-coalizione a giugno del 2005, quando non c’è ancora la legge che ne prevede la figura, anzi, non è stata nemmeno pensata dalla maggioranza di centro destra.

Niente paura, un mese prima delle primarie, a fine settembre, il centro destra compie proprio quel passo, e Calderoli della Lega diventa l’autore del “porcellum”.

Berlusconi è contento, perché crede che la nuova legge sia per lui. I parlamentari pure, visto che le liste bloccate accontentano tutta la “casta politica”, da destra a sinistra.

Sartori ha ragione a dire che la attuale legge 270 è un “Bastardo costituzionale”, ma lo è per essere stato un incrocio degenere di interessi sotterranei.

Di questo si parlerà al convegno “La Casta politica e la nuova legge elettorale. Quale democrazia in Italia” questa sera alle 18, giovedì 13 settembre, in via Benedetto Marcello 26 a Milano, con Giorgio Galli e il sottoscritto, da Magdi Allam.

Occorre tenere gli occhi aperti, per non farci fregare un’altra volta, con una legge “bastarda”.

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    E intanto sia col mattarellum e sia col porcellum ci fregano da tantissimo tempo.

    Chi ha mai visto che sia votando a DX o a SX o al CENTRO non cambiava nulla perche’ di fatto votava KOMUNISTA..??

    Ke poi tra l’altro governava con la legge fondamentale e a seguire appunto ke e’ la figlia del pensiero KOMUNISTA..?

    Ripetolo: lo stato amministrativo talibano e’ di fatto komunista e un komunista non puo’ essere demokratiko, mai..!

    O si fa tutto exnovo o tutto e’ inutile..!

    Salam

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