I GRECI VOGLIONO L’EURO. OGGI L’ACCORDO PER GLI AIUTI

di FAUSTO CORNELLIO

Spesso, abbiamo letto che più di un economista propone il ritorno alla dracma per la Grecia, ma il 75,9% dei greci resta favorevole alla “prospettiva europea” del proprio paese, contro appena un 19,6% che invoca l’uscita dall’euro.

È quanto emerge da un sondaggio condotto dal quotidiano “Ethnos” alla vigilia della riunione decisiva dell’Eurogruppo, dal cui esito dipende la sopravvivenza finanziaria della Grecia stessa, mentre ancora ieri ci sono state nuove manifestazioni contro le misure di austerity imposte da Unione europea e Fmi. A conferma dell’importanza della riunione, nel pomeriggio di ieri è atterrato a Bruxelles il premier greco Lucas Papademos per una serie di contatti in vista dell’incontro di oggi dei responsabili delle Finanze dell’eurozona.

Mentre gli esperti hanno lavorato anche ieri agli ultimi dettagli tecnici per sbloccare il piano di aiuti da 130 miliardi di euro, tra Bruxelles e le capitali europee si è registrato un moderato ottimismo: “Sono fiduciosa che approveremo il pacchetto, ma con delle condizioni”, ha detto il ministro delle Finanze austriaco Maria Fekter, che, in un’intervista televisiva, rispondendo alla domanda se ritenga che la Grecia resterà nell’eurozona, ha assicurato: “Al momento sembra che andrà esattamente così. Non penso che ci sia una maggioranza che voglia una cosa diversa, perché sarebbe estremamente difficile e costerebbe molto, molto denaro”.

A Bruxelles per l’Italia, nella veste di ministro dell’Economia, oggi ci sarà Mario Monti, che qualche giorno fa, in occasione di una teleconferenza con Papademos e la cancelliera tedesca Angela Merkel, si era detto ugualmente “fiducioso” del raggiungimento odierno dell’accordo.

Il portavoce del governo Pantelis ha ribadito che “c’è ottimismo nella misura in cui è stato fatto tutto quello che ci è stato chiesto e la troika l’ha approvato”. Il riferimento è all’approvazione dei tagli da 325 milioni di euro che ancora mancavano per completare il bilancio da 3,2 miliardi di euro per il 2012 e dopo l’annuncio dell’avvio, l’8 marzo prossimo, dello swap sul debito con i creditori privati da concludersi entro l’11 marzo, nove giorni prima, dunque, della scadenza di titoli per 14,5 miliardi che Atene deve rifinanziare.

Intanto, i tecnici dell’euro working group stanno lavorando alle due questioni rimaste ancora aperte: l’ammontare del pacchetto di aiuti e il fondo bloccato voluto da Francia e Germania sul quale la Grecia dovrebbe versare gli interessi sui nuovi prestiti che dovrebbero esserle concessi e su cui sarebbe stata trovata un’intesa.

Per quanto riguarda il primo punto, invece, si sta cercando di capire di quanto avrebbe ancora bisogno Atene, oltre ai 130 miliardi quantificati nei mesi scorsi, dopo che l’analisi sulla sostenibilità del debito condotta dalla troika ha mostrato che questa cifra non sarebbe più sufficiente per arrivare al target fissato per il 2020 di un debito del 120% sul Pil (allo stato attuale, la riduzione si fermerebbe dall’attuale 160% al 129%). Secondo i tecnici di Bruxelles, sarebbero necessari ancora tra i 6 ed i 15 miliardi, ma le modalità su come reperirli restano oggetto di discussione.

Atene, ieri, è stata teatro di nuove proteste, con i dimostranti che innalzavano slogan contro “i mostri Merkel e Sarkozy”.

Resta il fatto che, secondo il sondaggio condotto da “Ethnos”, l’80% degli interpellati ritiene responsabile della situazione attuale i governanti greci, mentre solo il 6,1% punta il dito contro Ue ed Fmi. Un dato interessante questo. Una percezione, quella dei greci, che piacerà alla vice presidente della Commissione europea, Viviane Reding, che, in un’intervista al quotidiano austriaco “Kourier”, li ha esortati a non trovare all’estero i “capri espriatori” della propria crisi. “La solidarietà non è gratuita, la Grecia deve fare la propria parte per ottenere questo aiuto”, ha detto la Reding mostrandosi fiduciosa sulla possibilità che l’Eurogruppo arrivi oggi ad un accordo.

Un accordo, però, di cui abbiamo già sentito parlare troppe volte, dato che sin dai tempi del primo prestito elargito alla Grecia – un anno fa – tutto sembrava essere risolto. Anche oggi, potrebbe finire tutto con un bluff?

 

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3 Comments

  1. Domenico says:

    E’ molto più facile pensare che il sondaggio sia stato manipolato ad usum merkelini…

  2. Giacomo says:

    “il 75,9% dei greci resta favorevole alla “prospettiva europea” del proprio paese, contro appena un 19,6% che invoca l’uscita dall’euro.”.

    Incredibile! addirittura più stupidi degli italiani?

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