I giornali come i Dodo. Quale sarà il prossimo a sparire? Chi ci racconterà il 2015? Buon anno da l’Indipendenza

di STEFANIA PIAZZO STAMPA 2

I giornali liberi, oggi, sono piccole sacche di resistenza rispetto alle testate  alimentate da grandi gruppi, e vengono fatti da giornalisti, il cui mestiere artigianale è non solo in via di estinzione ma, da solo, non è più sufficiente per vivere. La crisi continua ad abbassare l’asticella al ribasso e mette in gioco nuove forme di sopravvivenza.

Abbiamo seguito con attenzione le recenti proiezioni di Casaleggio sulla vita dei quotidiani di carta. Ma non occorre affidarsi agli studi di Grillo, basta interpellare un giornalista che è anche sindacalista per farsi dire quanti colleghi siano in cassa e poi in mobilità, quante vertenze siano aperte per arrivare alla liquidazione della testata. Il mondo del giornalismo è uno dei primi ad essere stato sacrificato sull’altare delle nuove tecnologie. Ma non solo. La politica si serve dei social network e interpella, per creare consenso, gli ingegneri degli algoritmi per incrementare i contatti. E’ ovvio che questo non sia né giornalismo né progetto. E’ proselitismo pubblicitario. I politici d’altra parte sono una categoria che ama la ribalta, buona o negativa che importa. Basta esserci. E così, i partiti nascono e muoiono come niente fosse. Il consenso non lo crea più la condivisione di un obiettivo culturale, territoriale, morale, l’idem sentire di una appartenenza. Il piano politico è passato a quello della condivisione web, veloce, liquida, e talmente liquida che è diventata trasparente. Con un web manager pensi di fare a meno di un giornale.giornali

E’ questo ciò che si vuole? Subire una classe politica che non sa parlare, che non sa scrivere, che è meglio quindi se se ne sta zitta, che non sa dialogare? Dal basso non si costruisce più nulla, oramai. Anche la rete non è un fenomeno solo popolare. Chi la sa maneggiare, appartiene alla classe dirigente che governa il consenso.

Il web resiste?

Restano, anzi, ci sono, i giornali online. L’offerta è sterminata ma non sempre di livello. Da lì può passare ciò che è sparito dalla circolazione: la cultura politica, lo scontro dialettico, le notizie senza secondi fini. E’ uno sforzo importante, perché la libertà, lo abbiamo sempre sostenuto su questo giornale, non è per tutti. Non è copia e incolla, non è rincorsa dietro a chi viaggia sul mercato mediatico del sistema. Se abbiamo deciso di essere alternativi, diversi, fuori dagli schemi e abbiamo voluto fortemente avere come insegna dei nostri valori questo giornale, è proprio perché crediamo importante avere una voce che non dipenda da altri poteri e che tutti i giorni compia uno sforzo: quello di pensare. Siamo tutti capaci di farlo ancora o ci basta il titolo che urla di più?

Ostellino: con una firma cambi il giornale…

Nei giorni scorsi su Il Giornale, l’ex direttore del Corriere della Sera, Piero Ostellino, interpellato sulla figura dell’avvocato Gianni Agnelli, rispondeva così: «Faceva i suoi interessi, ma con classe. Mentre questi suoi eredi penso che non abbiano capito la differenza nella gestione del personale fra una fabbrica di auto e il Corriere». E il giornalista allora gli chiede quale sia la differenza. Ecco la sua risposta: «In una fabbrica i dirigenti sono anche fungibili, ma il giornale è un prodotto industriale fatto da artigiani. Non puoi pensare di sostituire una firma con tre praticanti, solo perché costano uguale…». Replica allora il giornalista incalzandolo.  Da qualche parte il praticante dovrà pur iniziare. E Ostellino allora risponde:  «Ma con una firma cambi un giornale. E questo gli eredi dell’Avvocato non lo capiscono, mentre lui lo capiva benissimo». Di eredi così, editori o azionisti, partiti politici o cordate di imprenditori, è pieno il mondo dell’editoria.

Buon 2015 a tutti i nostri lettori, ai nostri collaboratori ai quali va tutta la nostra gratitudine per il lavoro svolto, per quelli che sono con noi e per quelli che lo sono stati, auguri e grazie all’editore che ci sostiene e a questa sterminata prateria che abbiamo davanti da percorrere con lui e con voi. Ma occorre capire bene che le praterie non si attraversano certo a piedi ma a cavallo, armati di colt e con delle guide, culturali, per suggerire il viaggio verso la meta. Questo è l’auspicio.

Per approfondimenti: http://ilmanifesto.info/storia/la-bolla-dei-giornalisti-precari-e-esplosa/

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

2 Comments

  1. Dan says:

    Ovvio che, se il giornale si limita a riportare le veline di governo e politicanti vari, senza fare nessuna seria attività di riflessione, indagine e confronto, una volta che è finita la sua diretta utilità gli vengono sottratti i fondi e nel frattempo la gente si è già dileguata per conto proprio…

  2. renato says:

    Grazie dell’augurio di un buon 2015, che ricambio con affetto.
    Circa l’intervista di Ostellino, un piccolo appunto: in una fabbrica i dirigenti sono sì fungibili ma solo con altri dirigenti più bravi, nel caso si voglia migliorare una situazione, e non certo con degli apprendisti-dirigenti. Al pari di un giornalista. Eppoi, la firma non è sinonimo di buon giornalismo, specie nel paese dei voltagabbana, o venduti che dir si voglia. E’ sempre una questione di buon management, oltre che di onestà, in fabbrica come in un giornale, un partito, una famiglia.
    Altro appunto, questa volta al management de l’Indipendenza: con l’intento di dare il mio piccolo contributi a codesto giornale on-line ho tentato ripetutamente di adire al sito competente. Ho quindi cliccato sul tasto che porta ben visibile la scritta DONATE. E’ seguito il messaggio “the recipient is currently unable to receive money”. Il mio inglese non è granché ma mi sembra di capire che il contribuire presenti qualche difficoltà. O mi sbaglio ?

Leave a Comment