I fondi pensione delle banche: affarone da 6 miliardi di fusioni!

fondiUELA CICALA – Pochi giorni fa, la primaria Banca – Intesa Sanpaolo – insieme ai sindacati, ha sottoscritto alcuni accordi tra cui, quello con maggior peso e riferito alla fusione dei fondi pensione dei dipendenti del Gruppo che giova ricordarlo conta oltre 90.000 persone.

Mi ha molto colpito la …velocità con la quale su una questione molto ma molto delicata (si parla di pensione integrativa a quella erogata dall’INPS e di piccoli tesoretti dei dipendenti) si è trovata una intesa (un pre-accordo il 5 agosto) che diventerà operativa contabilmente dal 1 gennaio 2016.

Il fatto mi incuriosisce e allora inizio a fare alcune ricerche ed ecco alcune cifrette interessanti. Il fondo pensione del Gruppo Sanpaolo IMI a guida del Presidente Pietro Francesco Maria DE SARLO  conta oltre 26.000 iscritti ed ha un patrimonio cospicuo: parliamo di oltre 2.250 milioni di euro, patrimonio che si fonderà con il fondo pensione del gruppo Intesa Sanpaolo a guida di Roberto Conte.

Con il dott. De Sarlo, che conta oltre 25.000 iscritti e con un patrimonio di oltre 1650 milioni di euro, faranno un bel botto in quanto “il nuovo Fondo” potrà gestire quasi 4 MILIARDI di euro per oltre 50 mila iscritti.

Se poi accostiamo la notizia che anche lo storico fondo pensione per il personale della CARIPLO istituito nel 1837 con circa 8500 iscritti e un patrimonio di oltre 1900 milioni di euro (sembrerebbe che solo grazie ad una “incursione” durante le trattative da parte di due segretari generali sia legato il vincolo della fusione all’esito di un referendum degli iscritti) insieme alla cassa di previdenza della CR di Padova e Rovigo con oltre 1700 iscritti e poco meno di 170 milioni di euro di patrimonio, alla fine, ingrosseranno il nuovo FONDO UNICO  e arriviamo a ben 6 MILIARDI di euro.

Merita una nota di riferimento che il settore del personale delle banche di credito cooperativo e casse rurali ed artigiane d’Italia conta oltre 31.000 iscritti e gestisce un patrimonio di oltre 1850 milioni di euro. Sono certa che la COVIP ( l’organo di vigilanza dei fondi pensione) avrà parecchio da fare nei prossimi mesi per attivare tutti i controlli necessari al fine di garantire che gli iscritti non siano penalizzati da fusioni un po’ frettolose.

Considerato tutto, siamo ben distanti dalle cifre manovrate dal fondo pensioni sovrano più grande del mondo (Government Pension Fund Globalconosciuto come OIL FUND della Norvegia) che gestisce oltre 850 miliardi di dollari e che ha deciso di non inserire nel proprio portafoglio titoli quelli di  aziende produttrici di tabacco e armi nucleari e sia in corso una riflessione per il “contributo al cambiamento climatico” sulle società che fanno poco o nulla per diminuire l’inquinamento globale.

Che dire invece della Cina? Pechino in barba a tutto e tutti emana un provvedimento che indica (obbliga?) la possibilità per i fondi pensione di investire fino al 30 % del loro patrimonio nella borsa cinese !! Che futuro glorioso per il polo del sol levante !

Le cose futili servono agli inutili per farne degli utili.

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