La tragedia di Chiuduno e i dubbi su una integrazione reale

di MARCO MARI

I tragici fatti di Chiuduno, dove una dottoressa è stata uccisa insieme ad un indiano vittima di un regolamento di conti tra imigrati, ci obbligano a riflettere sulla esistenza di una reale integrazione. Qui urge fare luce sul significato tra integrazione e adattamento su cui nessuno osa parlare. L’integrazione si ottiene quando un individuo abbraccia in toto lo stile di vita ed i costumi della comunità che lo accoglie. Questo avviene in genere quando l’immigrato non ha contatti con altri connazionali. In caso contrario egli è portato a frequentare altri individui a lui simili per usi, costumi, lingua ecc. Così facendo finisce per non integrarsi realmente. L’adattamento quindi è solo apparentemente integrazione equivalendo all’accettazione di una parte dello stile di vita della comunita in cui si vive: ad esempio vestire alla moda, avere uno smartphone, una moto, andare al cinema o in pizzeria e via discorrendo, ma restando strenuamente legati ad altri valori di fondo spesso confliggenti e inconciliabili come la considerazione delle donne, la gestione dei figli, il valore della vita ecc.

Ad esempio ancor oggi tra le comunità italiane all’estero resiste l’usanza dei matrimoni tra figli di connazionali, della cucina della terra d’origine come non si abitasse neanche in un altro paese.  E’ chiaro che integrazione e adattamento sono due comportamenti assai diversi con esiti ovviamente differenti. E non è certamente con la cittadinanza breve che si possono risolvere i problemi anzi la cosa è del tutto ininfluente.

I fatti di Chiuduno e quelli che accadono tutti i giorni con protagonisti in negativo migranti, mostrano che una buona fetta degli stranieri in circolazione non sono integrati, ma non lo vogliono nemmeno fare preferendo gestire le loro questioni come si fa al loro paese, sicuri di farla comunque franca. Perché la morte della povera dottoressa bergamasca colpevole solo di aver soccorso un ferito; temo che tra un paio di giorni sarà passato il clamore, i colpevoli se ne torneranno a casa tranquillamente al pari del ghanese che  qualche mese fa senza alcun motivo a Milano ha ammazzato a picconate tre poveri cristi incontrati su suo cammino. L’assassino ritenuto pazzo non vedrà un giorno di galera e quei tre morti non avranno giustizia al pari di tante altre vittime di stranieri liberi di delinquere.

Ogni giorno sono decine e decine i reati commessi da queste risorse d’importazione che si scagliano su anziani, donne e anche disabili perché incapaci di difendersi, fatti di cronaca pressoché ignorate dai grandi media nazionali per non turbare gli italiani. Ma il fenomeno è in continuo aumento a dimostrazione che il disagio di noi che ospitiamo questa gente stiamo giungendo al limite. La penisola sta attraversando la più grave crisi dal dopoguerra, c’è sempre meno lavoro e Roma ci ripete che dobbiamo essere accoglienti con chi viene dalla miseria. Non trovando lavoro molti di loro si mettono a vivere di criminalità e a farci le spese sono le persone oneste, itaiani e stranieri per bene. Decisamente ingiusto e inaccettabile. O si ferma l’accoglienza o si rischia la guerra tra poveri, perché la scusa che abbiamo bisogno di forza-lavoro ormai non ha più ragione di esistere. C’è bisogno di lavoro, non di altri stranieri e smettiamola col buonismo che assolve sempre tutti.

 

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3 Comments

  1. Graci says:

    I flussi hanno due logiche: 1 la visione di un futuro migliore , 2 l’invasione dei territori per impossessarsene. Il caso 1 è sempre esistito ed è da considerarsi fisiologico perchè l’intento è Pacifico ; il caso 2 è pernicioso perchè subdolo e mascherato da spalleggiatori , che sono stati, sporchi interessi, mafie , pianificazioni politiche , cambiali da pagare ai traffici sporchi internazionali naturalmente dei soliti noti. Capirete bene che parlare di integrazione fa ridere , è come dire al lupo di fare il bravo se è venuto a sbranarti. È come l’educazione , persino la scimmia impara tutto ciò che vuoi ; il problemino che nel caso 2 non son venuti ad imparare ma a mandarti via .
    Ascoltate il giornalista appena liberato in Iran Domenico Quirico quale sará il destino dell’occidente una volta che avranno instaurato i loro califfati…….

  2. Dan says:

    Integrare due culture è come fare una fusione nucleare: ci vuole tantissima energia.

    A molti basterebbe ci fosse il rispetto delle regole del vivere comune e purtroppo non c’è la forza (ma in questo caso è solo mancanza di volontà) neanche per questo

  3. paolo says:

    Parlate dell’integrazione dei carabinieri piuttosto.

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