I costituzionalisti della Play Station

costituzione 4di NICOLA BUSIN – L’attuale governo italiano, al di fuori dei proclami più o meno gridati del suo presidente, si dimostra ogni giorno di più del tutto inefficiente e incapace di affrontare la gravissima crisi che da alcuni anni ha colpito in particolare l’Italia. Qualcuno con una buona dose di ironia ha definito gran parte del gruppo di governo esperti della “play station” data la loro inesperienza dovuta anche alla giovane età.

Adesso questi governanti, nella foga di rottamare tutto e tutti hanno deciso di rottamare anche la costituzione. La costituzione entrata in vigore il primo gennaio 1948, pensata in quell’epoca con l’idea di unire i popoli italici anche nella loro diversità con il noto articolo cinque che pur prevedendo la repubblica “una e indivisibile” indica: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

L’idea costituzionale, al di fuori dell’assurdità “una e indivisibile”, era quindi quella di incentivare le autonomie locali ed il decentramento amministrativo e di governo. In realtà i vari governi succedutisi dal dopoguerra sono solo riusciti a creare un mostro che devasta economicamente alcune aree, sempre le solite, per mantenere un folle parassitismo prodotto dai politici locali in altre aree. L’Italia quindi adesso ha raggiunto livelli di sperequazione non ulteriormente sopportabili, con il risultato di far morire le aree produttive per eccesso di prelievo fiscale. Questa folle tendenza non ha trovato ostacoli nonostante i proclami dei vari esponenti eletti proprio nelle zone produttive, titolari negli anni di determinanti incarichi di governo centrale.

Ad ottobre 2016 saremo quindi chiamati a votare con un referendum questa nuova costituzione, scritta in tutta fretta da giovani volonterosi, amici di famiglia, parenti ed affini. Questa è certamente una forzatura liberticida in quanto una simile proposta doveva come minimo essere discussa in tutti i consigli comunali d’Italia, valutata con le osservazioni giunte e aggiornata di conseguenza. Magari una seconda proposta rivista poteva anche essere approvata o meno sempre dai consigli comunali per poi essere sottoposta ad un referendum ma sicuramente senza questa spasmodica fretta che rivela scarsissimo desiderio di informazione e condivisione.

Quello che traspare dalle prime indicazione di questa nuova costituzione è l’idea di accentrare ulteriormente i poteri al governo romano e questo va sicuramente contro il buon senso e contro ogni desiderio di salvare quanto resta di questa repubblica. L’unica proposta sensata di nuova costituzione è quella che preveda una Italia federale, con vari governi che coincidano con i vari popoli presenti nella nazione. Una Italia federale del tipo svizzero, con un più ampio e costante coinvolgimento dei cittadini alla vita politico-amministrativa, con continui referendum attuati online con la rete internet. La necessità di responsabilizzare le varie aree della penisola nella gestione economica e territoriale appare l’unica soluzione proponibile per chi possieda un minimo di buon senso e creda nel futuro dei propri figli. Al di fuori di questo si prospetta solo la barbarie.

Appare sempre più evidente che in particolare il popolo Veneto, ogni giorno più consapevole della propria ineguagliabile storia, cultura, capacità produttiva, commerciale e turistica, cosciente di essere entrato a far parte del regno sabaudo con l’inganno, desideri staccarsi da questo stato italiano che appare sempre di più come un mostro famelico che ha organizzato una rete di controllo e di prelievo (indebito) di ricchezze senza pari al mondo. Chi vive ed opera a vari livelli nella realtà produttiva Veneta è esasperato e, nonostante l’enorme buona volontà, non riesce a sopportare ulteriormente questo sistema, pena la chiusura dell’attività. A questa si innescano le tristi vicende di primari istituti di credito Veneti, dilaniati dal sistema Italia, pur se sono presenti chiare responsabilità personali.

I vari gruppi indipendentisti, le varie organizzazioni culturali e sociali con ragione proclamano il diritto dei Veneti alla loro determinazione. Rimane però una certa ignavia del popolo che non si rende conto che per alzare la voce e farsi ascoltare non solo a Roma ma a livello internazionale rimane la possibilità di andare a votare durante le elezioni per un movimento o partito di sicura fede indipendentista. In realtà questi voti che rappresentano la maggioranza, sono raccolti da un grande partito ormai diventato nazionalista ma con caratteristiche indipendentiste. A dire il vero questo partito ha una propria peculiarità legata al territorio Veneto ed al suo popolo: difatti la Lega Nord è composta sostanzialmente da Lega lombarda e Liga Veneta. Si tratta di capire se l’attuale classe dirigente Veneta di questo partito sia consapevole delle responsabilità attribuite dal voto, responsabilità che prevedono di salvare il tessuto economico-produttivo e di conseguenza di liberare i Veneti dal mostro fiscale italico e ridare la dignità perduta ad un grande popolo.

Crediamo possa esistere un partito con mire nazionalistiche ma, per quanto riguarda il popolo Veneto, gli obiettivi prioritari sono assolutamente quelli di sopravvivenza e l’unico modo di sopravvivere è l’indipendenza da Roma; questo i politici Veneti devono capirlo e devono agire di conseguenza. Altrimenti avranno fallito il loro compito e saranno responsabili dell’impoverimento tangibile della popolazione. Il referendum per l’autonomia concesso obtorto collo dal potere romano non va ad ogni modo ostacolato dalle varie realtà indipendentiste ma va visto come una occasione di ampia discussione e presa di coscienza della posta in gioco per tutte le genti Venete. Una politica dai piccoli passi ma che piccoli non saranno in caso di grande maggioranza favorevole all’autonomia, una prima presa di coscienza del desiderio o meno dei Veneti di governarsi da soli senza i diktat romani, una premessa ad una legittima richiesta di indipendenza. Pragmaticamente cogliamo l’occasione data e non lasciamocela scappare, già alcuni partiti nazional-socialisti, contro gli interessi dei loro stessi elettori, desiderano che questa opportunità sia annullata, speriamo che i loro elettori se ne rendano conto.

Su gentile concessione dell’autore, http://www.dirittodivoto.org/

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3 Comments

  1. luigi bandiera says:

    D’accordo con Giancarlo, puo’ essere un primo passo l'”autonomia” (si vede che non conosciamo a fondo la gente del sud) ma invece e’ un far quel passo per non cambiare nulla.
    Va eliminato quel una e indivisibile e poi forse varra’ il concetto d’autonomia.
    Stride l’art. 1 e stride (proprio alla camaleonte maniera) l’art.5.
    Entrambi subito dicono una cosa e poi dopo subito la annullano.
    Ma che kax studiano i laureati in costituzione..?
    Dovrebbere essere loro a mostrare le incongruenze le promesse che non si possono mantenere solo nel leggerla.
    Art. 1: …la sovranita’ appartiene al popolo che la esercita in base alle leggi che faranno i parlamentari e quindi TOGLIE LA SOVRANITA’ AL POPOLO appena data o enunciata.
    Lo stesso vale per l’art.5: …la una e indivisibile (te pareva se non ci mettevano mai divorzio) riconosce e PROMUOVE le autonomie (menzogna grande come il colosseo) ecc….
    Con una mano ti da una cosa e poi con le altre tre (e’ come una scimmia la repubblica una e indivisibile) te la prende con l’interesse.
    Se non sara’ l’intellighenzia ad accorgersene chi lo deve fare..? Mai un ANALFABETA…
    E si potrebbe continuare…
    Il 1946-47 era il dopo guerra e i “partigiani” ancora con le mani sporche di sangue innocente in qualche modo condizionarono certi pensieri dei costituenti kattokomunisti. Oggi si puo’ aggiungere islamici.
    Bisogna lavorare in maniera tale da non assecondare la CAMALEONTE REPUBBLIKA DELLE BANANE specie nei suoi principi che vanno contro di noi.
    Leggetela bene e vedrete che vale piu’ per gli INVASORI che per i cittadini in essa ingabbiati e residenti da secoli di cui il loro naturale diritto alla proprieta’.
    .
    Vale un parlamento eletto con legge incostituzionale (che giustizia si avra’ mai in questo stato di fuorilegge comprese le corti..?). Che se la fa e modifica (e se la gode viste le belle paghe) a suo uso e consumo. Altro che la “sovranita’ appartiene al popolo”.
    Un galantuomo non farebbe nemmeno un giorno col trikolore a tracolla salvo che non sia obbligato.
    Complimenti e congratulazioni cari camaleonti al trikolor.

  2. giancarlo says:

    CONTINUA………………. e vedrete dove andremo a finire.
    Adesso stanno abbattendo case che per decenni sono state costruite abusivamente,…..ed i politici erano d’accordo…..e basta non ne posso più di elencare le cloache italiane !!!
    W IL VENETO LIBERO ED INDIPENDENTE !!!
    WSM

  3. giancarlo says:

    Mi dispiace non essere d’accordo con Busin ma andare a votare il referendum per l’autonomia daremmo al governo e ai politici romani la sensazione, ma che dico, la prova che a Veneti non interessa l’indipendenza, ma avere maggiore autonomia.
    Sappiamo tutti, anche Busin, che l’autonomia qui in italia non l’avremo mai per il solo fatto che il VENETO funge da Colonia da sfruttare per tenere in piedi il baraccone italiota.
    Inoltre di quale autonomia abbiamo mai potuto godere, anche se la costituzione ce ne dava la possibilità ?
    L’autogoverno del Popolo Veneto dove’ andato a finire nonostante ci siano due leggi dello stato in proposito e che riconoscono il Popolo Veneto. Negato dalla consulta come se 1.100 anni di storia fossero quisquiglie, caccabattole insomma non conta nulla qui in italia se non il potere centrale a roma…..l’eterna città ma che è allo sfascio morale, istituzionale e sociale.
    Anche se il referendum andasse votato e vincesse il SI’, con la riforma costituzionale che andrà al voto ad ottobre…di quale autonomia stiamo parlando che si vuole accentrare ancora di più il potere a roma e poi cosa mi dice il Busin sull’ultimo provvedimento preso dal governo RENZI di togliere diverse competenze alle regioni per accentrarle a roma ????
    Forse stiamo ritornando ad una forma di fascismo ” democratico” che viene propagandato come una svolta per il Veneto e l’italia ? Stiamo scherzando sulle parole, ma i fatti ci dicono che siamo su questa strada che è lastricata a parole da buoni propositi, ma che nei fatti ci porta dritti ad avere il contrario di ciò che serve per salvare il VENETO dal disastro economico cui ci stiamo avvicinando passo passo e che non trova freni né altro per essere fermato in tempo prima del DEFAULT ITALIOTA.
    Dispiace ma non voglio essere più preso in giro come i politici ci hanno abituato per 150 anni.
    Basta vedere le banche. Dicevano che erano le migliori d’Europa, che non avevano problemi ed invece sono piene di problemi tanto che falliscono e vengono salvate dai soldi dei contribuenti e perché poi ?
    Ci dicono che hanno salvato stipendi dei dipendenti etc…etc… ma per favore se un’attività privata come quella delle banche non ce la fa più….deve fallire e basta !!!!!
    Teniamo su ancora il baraccone ITALIOTA

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