I consiglieri regionali del Nord, la casta che fa la rivoluzione salvandosi i privilegi

regione_lazio_5301di BENEDETTA BAIOCCHI

Lombardia a statuto speciale, basta tasse al Nord…. riforme…. basta casta…. Solidarietà alla Catalogna! Oppure cene da 1.000 euro a testa pèr finanziare il partito degli ex operai. E al Nord chi ci pensa? I problemi di Milano, si dice, sono gli stessi di Palermo. E in effetti è vero, la casta del Nord è la stessa casta che c’è al Sud.

E’ infatti vero che gli ex amministratori regionali non vogliono rinunciare alla quota di privilegi che avevano acquisito.

Leggiamo in una delle tante inchieste che puntano il dito sul traffichino silenzioso di questi ineguagliabili guerrieri del Nord: “Gli ex consiglieri regionali: i vitalizi di lusso sono «diritti acquisiti». E poi, ancora: “La battaglia legale contro i tagli parte dalla Lombardia. Ma ovunque sono pronti i ricorsi. Buona parte dei costi delle associazioni di ex eletti è sostenuta dalle Regioni”.

Ah ecco. I problemi di Bergamo sono gli stessi problemi che ha Crotone. E’ proprio vero.

“La slavina è partita dalla Lombardia – scriveva Sergio Rizzo sul Corriere nei giorni scorsi -, dove sono scattati i ricorsi al Tar contro il taglio del 10 per cento degli assegni. Poi il fenomeno si è esteso al Trentino-Alto Adige, dove ben 51 ex consiglieri hanno avviato una battaglia giudiziaria contro la richiesta di restituire parte delle somme incassate la scorsa estate come bonus per aver accettato il taglio dei vitalizi in pagamento: li assiste l’ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick”.

Caspita, che eroi coraggiosi. Davanti al mondo reale dai piedi d’argilla, che crolla sotto il peso della casta, dell’inadeguatezza economica del Paese, del peso costoso della burocrazia, della giustizia che salva gli assassini  dell’amianto, non poteva mancare la truppa dei consiglieri regionali. Ua categoria a rischio vitalizio! E non sia mai.

“Le cifre, in qualche caso superiori al milione, si erano rivelate troppo generose e la Regione voleva indietro la differenza. In media il 28 per cento. Loro però si sono opposti, rivendicando come sempre accade il rispetto dei diritti acquisiti. Adesso è la volta degli ex consiglieri della Regione Lazio, che in base alle vecchie norme potevano riscuotere il vitalizio a cinquant’anni di età e dopo il versamento di appena cinque anni di contributi. La settimana scorsa, alle due di notte, i loro successori hanno approvato all’unanimità, Movimento 5 Stelle compreso, una legge che innalza da 50 a 60 (e non 65 come era parso di capire all’inizio…) l’età minima per intascare l’assegno, introducendo un contributo di solidarietà per chi già lo incassa. E gli ex non l’hanno mandata giù. Alcuni di loro, ancor prima che quel provvedimento venga pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, hanno preannunciato ricorsi a raffica”.

I problemi di Milano sono gli stessi problemi di Roma, guarda qui quanto è vero….

Tanto che…   chi ha il diritto al doppio vitalizio volendo può rinunciare all’assegno regionale. Però hanno inserito una clausolina: la Regione rimborsa i contributi versati, ma non si sa se la netto o al lordo. Nel caso fosse al lordo, qualcuno  fa notare che chi ha già incassato avrebbe in tasca un bonus supplementare.

Alla faccia degli esodati, insomma, o dei cassa integrati a rischio di non trovare nulla nelle casse. Che non hanno il potere di scriversi e approvarsi le leggi, come fanno invece i consiglieri regionali, per garantirsi la pancia piena sempre.

“Fatti incontrovertibili, incapaci tuttavia di scalfire le convinzioni del «Coordinamento nazionale delle associazioni di consiglieri ed ex consiglieri regionali e di ex deputati delle assemblee regionali» guidato dall’ex consigliere della Regione Calabria Stefano Arturo Priolo. Il quale, una decina di giorni fa, ha spedito al presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e a tutti i governatori una lettera al fulmicotone, preannunciando un diluvio di carte bollate «per resistere in giudizio ovunque contro l’attacco a giusti e legittimi diritti acquisiti». Vedremo. L’unica cosa che però non vorremmo è che le munizioni per sostenere quelle battaglie legali venissero fornite ancora una volta dai contribuenti. In ogni Regione esiste un’associazione degli ex consiglieri, che non si mantiene soltanto con le quote dei soci, ma pure con i contributi dei consigli regionali a cui vorrebbero fare causa nel caso di «attacco ai diritti acquisiti». E che oltre ai soldi mettono a disposizione di quelle associazioni strutture, spazi e personale. Un esempio per tutti? L’associazione degli ex consiglieri del Lazio che tuonano contro la legge appena approvata ha avuto a dicembre 2013 l’ultimo contributo di 10 mila euro, e occupa attualmente alcuni locali negli uffici che ospitano il centro studi Arturo Carlo Jemolo della Regione. Con tanto di segretaria: dipendente e ovviamente stipendiata dal consiglio regionale”.

Allora, è proprio vero che Milano è come Palermo. Le stesse facce di tolla.

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