Patriottismo, l’ultimo rifugio dei mascalzoni: italiani e/o francesi

di MATTEO CORSINI

Prima di stangare i suoi concittadini, Francois Hollande ha dichiarato: “In questo momento bisogna chiamare al patriottismo, quando si chiede uno sforzo, quando si fa un appello al risanamento, ed è quello che faccio. Prendo atto che Bernard Arnault stesso ha detto che farà la sua parte, che darà il suo contributo. Non è il provvedimento del 75% che è in discussione e chi ha voluto farne una polemica ne ha la responsabilità”.

Quando uno pensa con una certa dose di sconforto alle faccende italiane e vorrebbe risollevarsi un po’ (ammesso che sia sensibile al sollievo del “mal comune, mezzo gaudio”), gli consiglio di dare una sbirciata alla cronaca politica francese. Gli capiterà certamente di trovare notizie che non fanno sfigurare le beghe dei palazzi romani. La questione del prelievo fiscale con aliquota del 75% (che pare oggetto di discussione per ridurla un po’) per i redditi superiori a un milione di euro sta tenendo banco fin dalla campagna elettorale. Adesso che l’azionista di riferimento del gruppo del lusso Lvmh, Bernard Arnault, ha chiesto di ottenere la cittadinanza belga, nel mondo socialista si è accesa la caccia al traditore della patria.

Il diretto interessato ha quindi negato che la richiesta di doppia cittadinanza sia stata avanzata per difendersi dal fisco francese, mentre Hollande se ne è uscito con frasi come quelle che ho riportato. Quali che siano le intenzioni di Arnault, mi pare evidente che abbia voluto evitare uno scontro con lo Stato francese. Un atteggiamento che i più definirebbero “pragmatico”, ma che finisce per portare acqua al mulino socialista, perché pare che l’aspirante belga riconosca che è sbagliato cercare un modo per non farsi rapinare dei tre quarti del reddito personale. Ciò che il buon senso indurrebbe a definire un atto di legittima difesa.

Quanto a Hollande, il suo ridicolo richiamo al patriottismo mi ha fatto tornare alla mente queste parole del compianto Sergio Ricossa: “Chiederci di amare la patria è un trucco frequente di furbi politici, che non ci amano affatto, anzi ci detestano soprattutto quando ci chiamano “compatrioti” o addirittura “fratelli”Essi hanno la sfrontatezza di impersonare la patria, niente meno; di parlare a suo nome”.

Ricossa si riferiva in quel caso all’Italia, ma è proprio vero che tutto mondo è paese.

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6 Comments

  1. Don Ferrante says:

    Sergio Ricossa vive ! E’ vecchierello più di me ma vive !

    Lo si compiange perché non scrive !

    Ci si dispera però perché altri scrivono….

  2. Roberto Porcù says:

    Armiamoci e partite. Se ci facciamo caso i richiami alla Patria ed alle Sante Istituzioni Repubblicane vengono da chi più si attiva per sperperare denaro pubblico.
    Sento parlare di riforme che ci portano fuori del tunnel, ma non mi sono accorto che il premier non eletto abbia fatto una sola riforma per tagliare le unghie a partiti, sindacati e burocrati vari.
    In compenso le imprese italiane, imprenditori ed i loro dipendenti, stanno morendo nella campagna di Russia con le scarpe di cartone.
    Quanto ci vorrà ché i soldati capiscano da che parte devono sparare?

  3. romain says:

    nemmeno io sapevo della scomparsa di Sergio Ricossa, le persone degne se ne vanno senza che nessuno se ne accorga, in questa Italia che non è nè libera nè liberista nè liberale

  4. Paolo L Bernardini says:

    Non sapevo della scomparsa di Sergio Ricossa, mi addolora molto…

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