Hollande non c’entra nulla col fisco, la sua è solo confisca

di PAOLO MARINI

Magari trovo qualche sua dichiarazione, dettata probabilmente dall’effervescenza del momento, un po’ esagerata (“J’aime beaucoup Poutine, la Russie et sa démocratie”, come leggesi sull’home page di “Le Figarò” di qualche giorno fa); ciò non toglie che la battaglia fiscale e mediatica ingaggiata da Gerard Depardieu contro il regime impositivo inaugurato da Francois Hollande e dal Governo francese sia fondamentalmente giusta. Fino a qualche giorno fa, il Paese che fu dei Galli – con la sua aliquota massima al 75% per i redditi sopra il milione di euro – poneva un triste primato nei confronti di altri grandi e meno grandi Paesi europei (Regno Unito, Belgio e Austria con aliquote massime al 50% e poi Portogallo 46,5%, Germania 45%, Italia 43%, Irlanda 41% e Finlandia 30% – Fonte: Il Sole 24 Ore). La Corte Costituzionale è intervenuta dichiarando l’illegittimità del meccanismo della nuova aliquota, essenzialmente per il fatto che “non rispetta il principio della parità di trattamento tra i soggetti sottoposti al prelievo fiscale (…). La supertassa sarebbe stata calcolata sul reddito di ciascuna persona fisica, mentre l’imposta sui redditi in Francia è generalmente determinata sul nucleo familiare” (“Bocciata la supertassa al 75%”, di Attilio Geroni, Il Sole 24 Ore, 30 dicembre 2012).

Si tratta di una sonora battuta d’arresto per il Governo francese e per l’immagine del Presidente Hollande – già di per sé alquanto pallida. Innanzitutto, perché dimostra che è lo Stato stesso a non padroneggiare la ‘cassetta degli attrezzi’ ovvero a non sapersi orientare nei meandri del proprio ingranaggio giuridico, onde oggettivamente riformarlo. Si tratta di un segnale drammatico circa il livello di incompetenza e cialtroneria che regna nelle classi dirigenti di svariati Paesi della già ricca, colta e civilissima Europa. Secondariamente, perché le prospettive di questo Paese per l’immediato futuro sono tutt’altro che rosee. Già è noto che la Francia non rispetterà nel 2013 l’obiettivo del rapporto deficit/PIL entro il 3%. Le previsioni parlano di una crescita affatto modesta (0,8% per il Governo, percentuale che molti economisti ritengono frutto di una sovrastima), il sistema bancario e creditizio è tutt’altro che al sicuro mentre il rating dei titoli del debito pubblico (titoli che avevano già perduto la “tripla A” pochi mesi fa, stando ai giudizi di alcune agenzie internazionali) potrebbe subire un ulteriore downgrade. Insomma dopo i cosiddetti “PIGS” potrebbe spuntare, drammaticamente e già nel 2013, un ‘problema-Parigi’.

Se questo è lo scenario, potrà il Governo riproporre senza burrasche e senza rischi (di ogni tipo), il meccanismo bocciato dal giudice delle leggi? L’esempio eclatante proposto da Depardieu potrebbe guadagnare molti emuli e suscitare ben più che l’attuale vespaio. D’altronde, il beneficio immediato derivante all’erario francese dalla reintroduzione del meccanismo non supererebbe il mezzo miliardo di euro – che di questi tempi sono preziosi, certo, ma non risolutivi; mentre, all’opposto, nel medio-lungo periodo, le perdite sul fronte delle entrate fiscali – derivanti dalla fuga dei paperoni come dall’aumento dell’evasione – potrebbero più che compensarlo.

Dunque – se anche volessimo per un momento dimenticare la follia di una imposizione che giunge al 75% – a chi gioverebbe la stessa? Qualche illuso o folle sognatore pensa, forse: ai poveri e diseredati di Francia?  Merita citare un illustre concittadino di Monsieur Hollande, l’economista Pascal Salin, il quale afferma – nel suo “La tirannia fiscale”, che ogni politico dovrebbe umilmente tenere sul proprio comodino come una Bibbia – che il diritto di un uomo al possesso dei risultati delle proprie azioni è la condizione stessa della vita umana e che un tasso elevato diviene confiscatorio: questo fatto costituisce una perdita per il produttore e dunque una perdita sociale. “Ma per i politici ciò che conta è che le loro vittime continuino a produrre, qualunque sia la perdita che subiscano: comportamento tipicamente schiavista, mascherato da preoccupazione per l’interesse nazionale”. Allora “non vanno scoraggiati coloro che producono redditi elevati, perché si impedisce ad essi di esplicare al massimo le proprie capacità”; né essi “sono i soli a perderci, perché ci sono altrettante occasioni di guadagno che spariscono per gli altri”.

Come spiegare ad un demagogo incallito e palesemente inetto come Monsieur Hollande concetti che comprenderebbe anche un bambino? Si fa come Monsieur Depardieu: il quale prende baracca e burattini e trasferisce la propria residenza fiscale in Belgio, a 30 metri dal confine francese, ovvero accoglie entusiasta l’offerta della cittadinanza russa e ringrazia. Vabbè, d’accordo, la Russia non è certo un esempio di regime ‘liberale’. Però, come ho risposto ad un caro amico che non ha troppo gradito l’entusiasmo per Putin e per la ‘democrazia’ russa, se sei un milionario in fuga che al momento sta cercando soprattutto di salvaguardare i propri interessi da una vera e propria confisca, è lecito pretendere che tu ascolti altri scrupoli? Orsù, mettiamoci per un attimo nei panni di costui e smettiamola di mostrarci angelici e al di sopra di ogni interesse quando si tratta di patrimoni (degli altri).

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