Hollande “disperato” tenta il recupero: uscire dell’Europa è uscire dalla storia

di GIORGIO CALABRESI

A poco più di due settimane dal voto, ridotto in una situazione quasi disperata, Francois Hollande tenta la rimonta ma la sorte della sinistra alle Europee sembra segnata. Nonostante il presidente tuoni «uscire dall’Europa è uscire dalla Storia», il Fronte nazionale di Marine Le Pen, euroscettico e per l’uscita dall’euro, è in testa ai sondaggi. Hollande ha firmato un intervento su Le Monde nella giornata dell’8 maggio, il 25 aprile dei francesi, ricordando «la vittoria della libertà» e la «rinascita» dell’Europa dalle sue rovine, grazie «all’unione delle economie, all’unione delle nazioni». L’opera di costruzione dell’Europa, «voluta dalla grande maggioranza dei francesi e dalle nostre forze politiche» fu mirabilmente riassunto dall’ultimo discorso di Francois Mitterrand: «Il nazionalismo è la guerra», mentre «l’Europa è la pace». Oggi tutto questo è «minacciato», tuona Hollande: «Approfittando della crisi economica, in diversi paesi e nella stessa Francia, alcune forze cercano di disfare» l’Europa, «speculando sulla sua delusione, scommettendo sullo scoraggiamento, riesumando le paure. Individuando lo straniero come capro espiatorio». È vero, ammette, che «l’Unione delude», denuncia «impotenza di fronte alla disoccupazione», «annaspa fra le sue istituzioni e le sue regole complicate».

Abdicare? Rinunciare? Distruggere l’opera di tre generazioni? Hollande chiarisce che è lecito dire no all’Europa, ma bisogna avere cognizione di causa sulle conseguenze. Sarebbe la «svalutazione», «l’aumento dei prezzi delle importazioni», il ritorno dell’inflazione, il calo del potere d’acquisto dei più poveri, insomma la grande «trappola» e, alla fine, il «declino nazionale». Insomma, «uscire dall’Europa è come uscire dalla Storia», l’unica strada è aumentare gli sforzi per un’«Europa volitiva» contro l’Europa «timorosa» di oggi. La Francia teme una vittoria simbolicamente disastrosa della Le Pen e del Fronte nazionale, che potrebbero per la prima volta affermarsi come primo partito sfruttando il criterio proporzionale che funziona soltanto per le europee. Ancora ieri un sondaggio dava il Fn al 22%, tallonato dalla destra Ump al 21%. Staccato, a 17%, il Partito socialista. Un quadro disastroso che minaccia il Paese da mesi e contro il quale non c’è stato nemmeno l’auspicato «effetto Valls» dopo la nomina del nuovo premier. Il grido di Hollande sembra disperato se si pensa che soltanto 6 francesi su 10 si dicono interessati dallo scrutinio europeo e che l’Ue evoca qualcosa di negativo per un francese su 2.

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3 Comments

  1. Maurizio Del Maschio says:

    La preoccupazione di Hollande è pienamente giustificata. Questo mostro che porta il nome di Unione Europea, lontano mille miglia da ciò che i padri fondatori sognavano, è frutto del patto scellerato fra socialisti e popolari ed ha il suo fulcro nell’egemonia tedesca e nella moneta unica (che di per sé sarebbe stata una mossa vincente se le parità con le vecchie monete nazionali fossero state più eque, si fossero dati alla Banca Centrale i poteri tipici di queste istituzioni e se fosse stata accompagnata da provvedimenti volti ad una contestuale unione politica) creata a beneficio della Germania. Non è l’idea di Europa che viene riìfiutata da una parte sempre crescente di cittadini europei, ma questa Unione voluta dai poteri forti e non dai cittadini. Basta ricordare che l’UE non ha una costituzione, perché quella imposta dai suoi oligarchi è stata rifiutata dai cittadini che hanno potuto votarla con un referendum ed approvata solo da alcuni governi. Occorre ritornare al progetto originario se non si vuole il crollo di un elefantiaco apparato burocratico senza prestigio internazionale e vessatorio nei confronti dei cittadini che in questa Unione non si riconoscono.

  2. Pedante says:

    “nazione” si riferisce a un gruppo unito non solo da elementi culturali ed etici, ma di provenienza. Ogni ambiente geografico, insieme alle pratiche matrimoniali determina un particolare assetto genetico. È difficile immaginare che i popoli autoctoni europei riusciranno a riprendere controllo dei loro destini quando saranno in minoranza.

    Come la vedo io, le guerre europee del futuro saranno guerre civili alimentate da conflitti interetnici, e Hollande – che stupido non lo è – deve essere considerato un collaboratore.

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