Ho avuto un incubo: la Catalogna che s’era affidata alla “Liga”

di GILBERTO ONETO

L’altra notte ho avuto un incubo. In realtà era anche cominciata bene sognando una Catalogna che, alla fine del franchismo, si era messa sulla virtuosa strada dell’indipendenza identitaria, che aveva formato una lunghissima catena umana lungo il Mediterraneo e che si era decisa ad andarsene da Madrid. Ma subito dopo – qui comincia il vero incubo – il principale partito catalanista  ha preso a traccheggiare, a sbandare, a fare cose strane.

Il suo leader, uno con moglie di Melilla, ha deciso che per liberare la Catalogna si deve  passare dalle Cortes di Madrid, si deve “fare” gli spagnoli. Ha finito addirittura per entrare nel governo spagnolo e giurare fedeltà al re; alcuni dei suoi sono diventati ministri: uno ha fatto il capo della polizia, della Guardia Civil e di tutti i governatori mandati da Madrid a opprimere la Catalogna; un altro ha fatto il capo dei giudici che condannano i patrioti catalani. Al governo ci sono andati con Forza Spagna, il partito personale di un Haciendero dongiovanni, e con Los Hermanos (ferial)  d’España.

Ai catalani che non capivano la metamorfosi è stato spiegato che le cose si possono cambiare solo “dall’interno”; quelli che non erano d’accordo sono stati cacciati senza troppi complimenti. Il partito è riuscito a sistemare anche tre viceré: alle Baleari ha messo uno con la pettinatura da torero, a Barcellona un hidalgo batterista della filarmonica di Salamanca e a Valencia un ballerino di flamenco proveniente da Sidi Ifni, con la passione per le culotte a righe gialle e rosse. Al controllo del territorio non ha messo Oriol Bohigas (l’urbanista che – fuori dall’incubo – ha trasformato Barcellona, Nda) ma un tifoso del Barça (esperto in curvature di stadi) e un campesino vestito da señorito con la mania dei sottotetti. I soldi (tanti) sono stati affidati a un morisco dell’Andalusia, luogo di origine di una bella fetta degli altri capataz del partito, che si è anche dotato di una Pasionaria proveniente dalla più meridionale delle isole Canarie. La Catalogna è stata ribattezzata Nord-Est  e la gloriosa Senyera (la bandiera) è stata sostituita da tutta una serie di altri stravanti aggeggi. Tutto l’impegno è stato messo nell’elezione di miss Catalogna, nel Circo catalano e nell’organizzazione della Vuelta (giro ciclistico) di Catalogna.

I risultati sono stati coerenti: il partito ha perso consenso e l’indipendentismo catalano si è frammentato in cento realtà rissose che si rifanno a identità sempre più piccole. Quelli delle Baleari rivendicano origini anatoliche e se ne stanno in disparte a litigare fra di loro. C’è chi vuole l’indipendenza della Costa Brava e chi del quartiere di Montjuic: delirano e litigano su tutto tranne sull’affermazione che la Catalogna non esista. Gli esponenti del partito hanno cominciato a chiamare la Spagna “el  nuestro Paìs” e se ne strafottono del primo articolo del loro Statuto. Nel frattempo gli spagnolisti si sono rimangiati ogni autonomia, hanno concentrato tutto il potere a Madrid, hanno aumentato le tasse,  portato il residuo fiscale catalano a dimensioni padane, e proibito l’uso delle lingue locali. ¡Arriba España y Viva Franco! ¡Todo por la Patria! ¡Abajo la inteligencia,  viva la muerte!

A questo punto mi sono svegliato  e mi sono accorto che per fortuna niente del genere era successo in Catalogna. Purtroppo però è successo da un’altra parte, dove non è un incubo ma la realtà. In Catalogna entro  l’anno ci sarà il referendum per l’indipendenza, in Padania neppure si raccolgono le firme.

PS. Chiedo scusa all’Andalusia, alle Canarie e a Melilla  per l’accostamento indecente.

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31 Comments

  1. som mb says:

    La Catalogna probabilmente non sarà indipendente domani, ma nel corso di pochi anni, grazie a politici seri, preparati e filoeuropei, ha ottenuto vantaggi che noi ci sognamo. Gli indipendentisti catalani mica copiano i programmi della Falange, da noi invece la Lega a furia di imbarcare neofascisti, allontanare indipendentisti e scopiazzare i programmi di Forza Nuova si è ritrovata superata nei sondaggi dalla nuova aenne. Ben gli sta. Ci sarà da ridere a vedere cosa si inventeranno per Pontida. A confronto il Milano Clown Festival del carnevale ambrosiano era alta politica.

  2. Sbiro de Campagna says:

    La Catalogna indipendente ??? Voi sognate veramente !!!

    Punto primo, si sta ancora aspettando la sentenza del tribunale costituzionale.

    Punto secondo, anche se il referendum viene concesso, la Catalogna come il veneto ( che non ha neppure l’autonomia), dovrà comunque farsi riconoscere da altri stati europei ( e il trattato di Lisbona non lo permette), e dalla comunità internazionale, che si metterà contro Madrid e la sfera di influenza degli USA….il veto da parte loro, nel consiglio di sicurezza sarà scontato.

    Punto terzo, finché i partiti indipendentisti ambiscono al consiglio regionale veneto ( italiano al 100%), e continuano a fare spot in italiano e parlare perfettamente italiano, da cosa si voglio auto-determinare ….dal fatto che voglio essere e restare determinate italiani ???

    Plebisciti, referendum ecc….tutti bluff, per dati a scopo partitocratici italiani. Guardate la Crimea, la Russia vuole un referendum fantoccio ( che assomiglia al plebiscito veneto nel 1866), gli USA non lo riconoscono tramite il consiglio di sicurezza, e tutto si risolverà in favore della Russia che applicherà il veto. Ma non crediate che il popolo conti su queste decisioni. L’ONU, il consiglio di sicurezza, le sue risoluzioni, il principio di diritto di autodeterminazione sono tutte cose in netto contrasto con la volontà popolare e la democrazia. De facto, la Crimea è russa etnicamente parlando sulla maggioranza, mentre nel caso del Kosovo l’etnia a maggioranza è albanese, e in quel caso gli USA hanno veramente creato una fiction e una eccezione al principio di autodeterminazione, perché il Kosovo dovrebbe essere una regione dell’Albania ( etnica) e non uno stato indipendente ( anzi protettorato americano).

  3. Eugenio says:

    Venticinque anni fa c’era un Partito che parlava di PADANIA,si diceva che era un popolo ed un territorio,intanto arrivavano centinai di Italiani (che di questo popolo non c’entrava niente,non capivano ne la lingua ne le loro tradizioni,ma in conpenso inposero la lingua italiana e la loro cultura ,mentre tra di loro parlavano la loro lingua ,poi arrivarono centinaia e migliaia di altre genti dai Rumeni agli arabi ,insomma questa zona geografica con il tempo si sta trasformando in una Babele di popoli ,e adesso qualche vecchio Nostalgico ci viene a parlare di Padania e di un Popolo in via di ESTINZIONE..RIDICOLO..Nella penisola Italica si Salvera’ qualche Popolo che avra’ il Coraggio di fare una PULIZIA ETNICA ,nel senso di cacciare dal suo territorio Tutti gli Stranieri ,se no la Storia è Finita.e si apriranno altri scenari..

  4. Joachim says:

    Grandioso Oneto! Mancavano solo don Quixote de la Manceta alla Trueta con il fido scudiero Sancho Calderol de la Ganza!
    Ridiamo pure dei nostri errori, ma poi cerchiamo di ripartire tutti uniti prendendo esempio da Catalogna e Scozia. Cerchiamo di migliorare e di rinnovare la Lega (anca s’l’è dura) perché al momento al di fuori vedo solo progetti un po’ velleitari e numericamente poco consistenti

  5. Marco Green says:

    Purtroppo è un italione statalista e centralista come Travaglio a darci la misura di come sia ormai ridotto il confronto politico sui temi federalisti.

    Ieri, lui che forse il più famoso simpatizzante del Movimento 3 Stelle, ha commentato su “il Fatto Quotidiano”, nell’editoriale “Rottamiamo le regioni”, il post di Grillo dove si ipotizzava vagamente una riforma dello stato in senso federalista definendolo una cantonata; ha citato Miglio, con le sue macroregione, chiamandolo mattacchione e ha sostenuto che è assolutamente inutile che Grillo faccia simili tentativi magari con lo scopo di “svuotare definitivamente il serbatoio ormai semivuoto della fu Lega Nord in vista delle elezioni europee (…) perché ormai del federalismo e del secessionismo non frega più nulla a nessuno. Neanche ai leghisti superstiti. Il mito del decentramento e delle autonomie locali, viste come panacea di tutti i mali d’Italia in quanto “più vicine” ai cittadini e quindi “più controllabili” dello Stato centrale è andato a farsi benedire da un bel po’: da quando gli scandali della malasanità (gli ospedali sono la principale competenza delle regioni) e delle ruberie sui rimborsi dei gruppi consiliari hanno messo in mutande (non solo verdi) le classi dirigenti regionali, facendo rimpiangere quella di Roma ladrona (che peraltro, dal Comune alla Regione Lazio, non s’è fatta mancare nulla)”

    Travaglio critica anche il tentativo di Renzi di neutralizzare il Senato, credendo (o fingendo di credere) che Renzi (un altro centralista che tenterà di approfittare dell’ampia maggioranza parlamentare, allargata a Forza Italia, per distruggere le autonomie locali) sia seriamente intenzionato a trasformarlo in Camera delle regioni;
    secondo Travaglio “Il vero guaio non è il bicameralismo perfetto, sono i partiti. E l’Italia non ha bisogno di più leggi, semmai di abrogarne qualche migliaio. L’idea poi di trasformare il Senato in un’ammucchiata di consiglieri regionali è quanto di più vecchio si possa immaginare: i consiglieri regionali vanno aboliti insieme alle regioni, e naturalmente alle province. E’ questa la vera, grande riforma. Infatti non ci pensa nessuno”.

    Certo, Travaglio è molto fazioso e probabilmente, con editoriali come questo, punta a sostenere e a avvicinarsi politicamente a quel Renzi (definito “fiutatore di umori”) che, nelle intenzioni politiche centraliste gli assomiglia molto: levi regioni, province e cosa resta? Il “sindaco” d’Italia (si dice così, adesso?).
    Il problema è che purtroppo con quell’editoriale Travaglio riporta un pensiero che si è fatto dominante almeno per una parte della società padana, sia a causa dei continui lavaggi di cervello ricevuti da istituzioni e media italici, sia per effetto della scadente classe politica che ha fatto (e continua a fare) solo danni.

  6. luigi bandiera says:

    Io l’itaglia la ho accostata, anche molti anni fa, a SPARTA di un tempo.

    Nessuna indipendenza e solo tanti ILOTI preposti a mantenere tutti gli altri.

    Purtroppo nessuno legge piu’ i fatti e quindi:

    SOCCOMBEREMO.

  7. carla 40 says:

    Ho letto l’articolo, dapprima una risata poi un gran magone. Ha ragione Renzo, intanto roma ride e s’ abboffa alla faccia dei ciulandari padani che si ostinano a credere nei sogni… Pero’, Haciendero dongiovanni… Non e’ un po’ troppo gentile l’aggettivo?

  8. Ada Niap says:

    Tienes razón, Gilberto. Es precisamente por los catalanistas si perdemos ahora, e avanza más fuerte un movimiento de cinco estrellas. Olè.

  9. indipendentista says:

    Oneto, inutile ciurlare nel manico, l’incubo da cui uscire si chiama “Lega”. Solo dopo si potrà ricominciare a ricostruire qualcosa di leghista.

  10. Signor Oneto, perché non fa anche i nomi dei complici ? magari quelli che stavano in organizzazioni esterne alla lega nord , ma gravitavano attorno ad essa ? VALSESIA LIBERA E INDIPENDENTE !

  11. Mister Libertarian says:

    Brillante pezzo satirico di Oneto

  12. Giacomo says:

    Vorrei aggiungere un personaggio chiave per le disgrazie del popolo catalano.
    Don Borola della Gancia, grande amico dell’Haciendero dongiovanni, con sempre a fianco il fido Pedro Dubalotas

  13. Giacomo says:

    La tentazione di ridere c’era tutta, ma la nostra triste realtà mi ha ricondotto un uno stato incazzoso

  14. Giovanni says:

    Non per dire Oneto, ma tra Catalogna e Padania c’è un enorme differenza.

    Semmai puoi paragonare la Catalogna al Veneto (o alle Venezie).

    Percui #odiolalega da quando è diventata “padana” e fascista.

  15. renzo delgrossi says:

    Grande Gilberto, sei un genio.
    Questo articolo solo all’apparenza anche spiritoso, dovrebbe servire da monito ai tanti dirigenti leghisti che continuano a violentare lo statuto della lega ( art 1 ), ma anche ai tanti, troppi sedicenti indipendentisti capaci solo di lotte tutti contro tutti e uniti solo nel tutti contro la lega.
    E INTANTO ROMA RIDE E MAGNA……

  16. MIGOTTO SANDRO says:

    bell’articolo, rende bene l’idea sullo state dell’arte e su come si possano buttare nel cesso milioni di voti e una grande idea.

  17. Bepe says:

    Sicuramente se Oneto si fosse fatto eleggere Segretario della LN adesso saremmo indipendenti.

  18. Lord Ferrel says:

    Bella fantasia, complimenti a Mister Oneto. La Padania è in tutto per tutto italiana, soprattutto nei modi inetti, individualisti ed incocludenti, non vedo come possa accadere una separazione.

  19. Paolo says:

    Anch’io ho avuto un incubo.
    Uno dei più illustri studiosi e rappresentanti culturali legati all’autonomismo del nord della Spagna si era messo in testa, in un primo tempo supportato dal partito indipendentista di quelle parti, di puntare all’indipendenza, non delle comunità storiche (Catalogna, Paesi Baschi, etc), ma di tutto il nord della Spagna, dai Paesi Baschi, all’Aragona e alla Catalogna, in contrapposizione alla Spagna mediterranea propriamente detta (Castiglia, Andalusia). Tale area prese in nome di Iberania, Benchè si tentò di creare un’identità comune, che fino a quel momento non era mai stata sentita dai cittadini, questi ultimi non furono mai convinti del tutto ma continuavano a preferire le loro identità storiche.
    Mano a mano il partito indipendentista di Iberania cadde in malora, e l’illustre studioso, che già si era allontanato dal partito, continuò con convinzione la sua Battaglia scrivendo articoli su piccoli quotidiani on-line. Parallelamente in alcune realtà dell’Iberania, si stavano affermando tendenze indipendentiste, con raccolte di firme per un possibile referendum. Il nostro illustre, invece di supportare la libertà delle singole comunità, preferi continuare a puntare sulla fantomatica Iberania….e lascio a voi il finale della storia 🙂

  20. Giacomo says:

    Bel pezzo, ho riso per 5 minuti.
    Unico appunto per Oneto: purtroppo il parallelismo Padania-Catalogna è impossibile e non coerente per motivi storici e identitari (lei stesso nelle sue cartine linguistiche ammette la non esistenza della Padania mettendo di un altro colore Veneto e Friuli…), mentre il vero parallelismo da fare sarebbe al massimo Veneto-Catalogna (i concetti rimarrebbero comunque gli stessi dell’articolo).

    • marina revisconi says:

      MA quando la finiremo con queste scemenze ottocentesche? Anche la Svizzera prima di esistere non esisteva… Cartine linguistiche!… MA basta! Indipendenza della Padania, se si vuole costituire come formazione politica! Ne ha tutto il diritto!

  21. gianpaolo says:

    Perfetto, ma una per il nord ne hanno almeno fatta in 20 anni?Se fossero entrati nella lega, Busato o Morosin, li avrebbero espulsi dal partito probabilmente perché non erano abbastanza indipendentisti.

    • Gianfrancesco says:

      per la cronaca morosin ha a lungo soggiornato nella lega essendo eletto anche consigliere regionale in veneto e vi è rimasto fino all’ottobre del 1998, quando se ne è andato da solo seguendo Comencini.

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