Hanno ucciso “Hallo Kitty”. Un romanzo contro le mode posticce

di PAOLO MATHLOUTHI

Diciamo la verità, chi tra i lettori non ha sognato almeno una volta nel corso della propria infanzia di assomigliare agli eroi che popolano i cartoni animati? Attraversare gli spazi siderali sulla nave Arcadia al fianco di Capitan Harlock, essere d’aiuto al ladro gentiluomo Lupin nel mettere a segno uno dei suoi rocamboleschi furti in barba all’ispettore Zenigata, oppure porre la propria spada al servizio del giglio di Francia cavalcando nelle armate reali in compagnia di Lady Oscar, l’algida amazzone dagli occhi di ghiaccio, sperando di distinguersi in combattimento e poter così far breccia nel suo granitico cuore. Sarebbe stato bello… anzi, sembrava quasi vero, dal momento che, in quegli anni più verdi, il confine tra realtà e finzione era impercettibile e ad un tiro di schioppo dal cortile di casa il mondo sembrava sempre sul punto di svelarsi ai nostri inesperti occhi misterioso e magico.

Poi, d’un tratto, si abbatte su di noi l’età adulta e con essa, insieme all’inspiegabile malinconia per essere stati troppo repentinamente strappati dall’incalzare del tempo alla spensieratezza, si fa strada nel nostro cuore  il disincanto e la realtà ci appare senza veli: maliziosa e seducente nella sua nudità ma spesso e volentieri arcigna nel dispensare i propri doni a chi non può esimersi di amarla e odiarla vivendola. Eppure alcuni inguaribili, ostinati solitari, affetti da quella che i fratellini minori di Freud chiamerebbero sindrome di Peter Pan, quel rimpianto per la perduta Età dell’Oro lo conservano dentro di sé per tutta la vita come una specie di grillo parlante. Li tallona, li tiene svegli la notte, perfora le loro menti nell’oscurità come un tarlo. Costoro mai e poi mai si rassegneranno all’idea che i sogni possano dissolversi all’alba e anzi, nel tentativo di realizzarli, presto o tardi sceglieranno (credetemi, è inevitabile) di schierarsi in partibus infidelium, diventando l’incubo delle anime candide. Il problema è che se hai trascorso l’infanzia pensando di essere l’Uomo Tigre e di picchiare più duro di Capitan Futuro, da adulto può venirti  in mente di attentare alla vita di Hello Kitty, solo per il gusto di riequilibrare le sorti dell’universo che gira in un senso che proprio non ti aggrada! E’ quello che accade a Verso Contrario, protagonista dell’ultimo romanzo di Stefano Bellini.

Meritorio atto di sabotaggio quello messo a segno da questo Lucignolo postmoderno ai danni dell’insulsa felina, incontrastata icona del politicamente coretto che con le sue ruffiane mossette avvelena le menti e i cuori dei bambini. Un libertario gesto di pedagogica iniziazione all’età adulta che attira sul nostro eroe (e sul suo inseparabile cane Mozart) tutto il sussiego dei benpensanti: titoli a lettere cubitali sui giornali, manifestazioni di protesta, arresti e un processo per direttissima che neanche Raffaele Cutolo lo ha visto mai! Lungo le spericolate acrobazie di una sintassi futurista e di uno stile dal sapore vagamente pulp seguiamo divertiti le peripezie di un non allineato che, marciando controcorrente, beffardamente irride alle mode posticce e alle nevrosi dei nostri tempi.

AUTORE: Stefano Bellini, TITOLO: Ho ucciso Hallo Khitty, EDITORE: MJM Editore, Meda, 2013, PAGINE: 163  

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2 Comments

  1. Silvia says:

    Sarebbe peggio se qualche bambino decidesse di emulare le gesta di Dexter (non mi riferisco al cartone animato ma al telefilm) o sognasse di diventare il suo aiutante…

  2. Ada Niap says:

    È uno scherzo?

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