Guerra al dollaro, Pechino inchioda la Fed e decide: euro moneta mondiale

di STEFANIA PIAZZOeconomia europea

Chi pensa di uscire dall’euro, se lo scordi. L’euro diventerà più importante del dollaro, lo ha deciso Pechino. Che, dall’agosto scorso, ha messo sul tavolo le carte della guerra valutaria che sta cambiando gli equilibri del pianeta. Il crollo borsistico di agosto non è stato un segnale di debolezza ma l’avvio piratesco di una strategia per frenare la ripresa Usa, impedire l’aumento dei tassi da parte della Fed, bloccando così la remuneratività del denaro e quindi degli investimenti; spostare dal dollaro all’euro la moneta di scambio delle materie prime; aggredire il mercato delle risorse in Sud America, da sempre appannaggio Usa. In altre parole, la Cina ci sta dicendo che vuole essere per la prima volta la locomotiva del mondo, al posto degli Usa. L’Europa sarà fuori da questa partita, subirà la rivalutazione della moneta unica, e vedrà la propria economia di nuovo rallentata. Non ci aspettano, dunque, tempi d’oro. A maggior ragione questo ci deve far riflettere sulle diversità e sulle arretratezze territoriali, che rischieranno di trascinare con sè chi ancora è sulla linea di galleggiamento. europe coalizion

Ma vediamo i fatti.

Per la Cina, il nemico da colpire sono gli Usa. Andando a svalutare come è stato fatto,  la Cina sta impedendo  oggi agli Usa di rialzare i tassi, di raggiungere il bilancio fisiologico tra curva dei tassi e produttività che la porterebbe ad avere un secondo momento di sviluppo. Invece l’America è in stagnazione, per poter ripartire avrebbe bisogno di investimenti, che possono arrivare solo se c’è liquidità, ma la liquidità entra se i tassi di interesse  remunerano più che nel resto del mondo.

La Cina intanto sta vendendo titoli di stato americani e sta acquistando oro, segnale di una guerra valutaria incipiente. Non a caso Obama che non è andato alla parata  cinese, sa bene quel che sta accadendo.

Insomma, per un lungo periodo non vedremo tassi al rialzo, la Cina sta tentando di frenare la ripresa mondiale, e lo fa con una contropartita legata al controllo economico del Sud America (Argentina, Venezuela…). Il disgelo su Cuba non a caso nasce dalla necessità degli Usa di avere un porto di affaccio importante sul Sud America. Più che democrazia, è questione di finanza. Il Sud America è un mercato ghiotto per l’Asia, è ricco, evoluto, ha materie prime… E’ un mercato già pronto, a differenza dell’Africa, già peraltro ampio mercato della Cina.

Il dollaro non si rafforzerà, e oggi avere dollari in portafoglio non conviene, la Cina sta cercando di sostituire il dollaro con l’euro nel mercato delle materie prime. L’operazione di far svalutare il dollaro mantenendo alto l’euro è già in corso, o no? E l’Europa? Politicamente non è nessuno, è solo una piattaforma valutaria e la manovra più redditizia per i cinesi è far rivalutare l’euro.

Dal punto di vista economico la Cina dice quindi: prima mi sviluppo io, poi tornerete a svilupparvi voi. Non vuole permettere all’America di essere per l’ennesima volta l’unica locomotiva del mondo. “Adesso ci voglio provare io”, afferma Pechino. E soprattutto non vuole pagare pegno   sul come deve crescere. Altrimenti chi rompe le palle se la vede brutta.

Quindi, con buona pace della saga tra falchi e colombe, la Fed per queste ragioni non alzerà i tassi, il differenziale tra dollaro e yuan diventerebbe ingestibile. Che si fa? La Cina riparte alla grande mentre gli Usa importano inflazione? Non conviene. E l’Europa? La Bce è pronta a vedere l’euro rivalutato, ma non acquisterà oro, così pure gli   stati sovrani. Subirà la rivalutazione della moneta, le esportazioni saranno rallentate. L’economia ne soffrirà ancora, la ripresa sarà ancora lontana. I cinesi tenteranno di mantenere alta la loro esportazione, puntando ad un minor costo d’importazione delle materie prime. Con una moneta di intermediazione che è l’euro, se lo metteranno in portafoglio, cambiandolo in dollari quando sarà il momento.

Vedremo altri crolli, altri salti di discontinuità come quello dell’agosto scorso? A questo punto, siccome si è in guerra, tutti i colpi bassi sono ancora ammessi. E decide Pechino per tutti.

 

 

 

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4 Commenti

  1. Giancarlo says:

    Complimenti a STEFANIA PIAZZO.
    Ha lucidamente descritto gli eventi della 3^ Guerra Mondiale fatta di colpi bassi e non sul piano economico e finanziario in generale.
    Aggiungerei solamente che da quanto descritto si può senz’altro confermare che una prossima crisi a breve termine 2-3 anni al massimo si sta preparando con tutti i fiocchi e controfiocchi del caso.
    La Cina, ma anche la Russia non ne vogliono più sapere del presunto primato Statunitense.
    Se dovessi dare un consiglio agli U.S.A, li pregherei di fare un bel bagno di umiltà e ritornare ad essere quello che erano prima e subito dopo la seconda Guerra mondiale,
    WSM

  2. Frico says:

    Mah, la boccia di vetro nessuno ce l’ha sul tavolo e gli usa non si arrenderanno facilmente, magari una bella guerra nel cuore d’Europa potrebbe cambiare gli scenari, la miccia Ucraina é pronta.

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