Guai a criticare lo Stato italiano, ti becchi una multa per vilipendio

di CLAUDIO FRANCO

Nella cronaca dell’estate scorsa, ha avuto vasta eco il caso di quell’autista che, per un “Italia di m…” di troppo, è stato punito dalla Cassazione, per“vilipendio alla nazione italiana”, con una multa di ben 1000 euro. Ebbene, senza una recente riforma del codice penale (la legge 85/2006), la cui paternità va riconosciuta alla Lega Nord, il malcapitato sarebbe potuto finire in carcere per ben 3 anni! A venir modificati sono stati i cosiddetti “reati di opinione”: di questi occorre brevemente trattare, per poterne capire il senso all’interno del nostro ordinamento.

I reati di opinione sono una serie di delitti che si concretizzano in una manifestazione di pensiero non tutelata dall’art.21 della Costituzione e non necessariamente contraria al buon costume (l’unico limite che l’art.21 prevede espressamente). Sono fattispecie riguardanti soprattutto i“delitti contro la personalità dello Stato”, oltre che condotte offensive delle persone sulla base di razza, religione, orientamento sessuale, ecc… Per quanto riguarda il primo tipo di delitti (quelli che qui ci interessano), la loro presenza nell’attuale ordinamento è figlia della concezione fascista dello Stato, per la quale il fine ultimo della società è il bene supremo di questo, che diventa il soggetto delle maggiori tutele in campo penale, e non solo, a scapito degli individui e dei loro diritti. Ove a tale concezione si unisca un’istanza di tipo nazionalista, l’associazione Stato-Nazione fa sì che i caratteri, i simboli di quest’ultima possano essere difesi dalla forza coercitiva statale. Questa visione della realtà è stata quindi infusa nel Codice Rocco del 1930 che, come tale, presenta molteplici norme (che prevedono pene molto severe) contro atti (anche violenti) e, più importante, manifestazioni di pensiero che danneggino lo Stato nazionale e le sue cariche, nonché l’onore e il prestigio di questi.

Coll’entrata in vigore della Costituzione, e il conseguente ribaltamento di valori (per cui la persona umana diventa il centro dell’ordinamento), almeno queste norme del Codice Rocco non sarebbero dovute permanere nel sistema. Solo la Corte Costituzionale è intervenuta in rari casi per… CONTINUA A LEGGERE QUI

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3 Comments

  1. Pedante says:

    La genesi della legge Mancino (@ 5:45):

    http://www.youtube.com/watch?v=gyRPM7vqIhs#t=355

  2. Amedeo says:

    Le leggi servono a limitare la libertà dei popoli.

  3. Unione Cisalpina says:

    ekko un argomento ke kuei depravati leghisti kacciaballe e ladri dovevano denunciare alla korte internazionale ed europea dei diritti (anzikè blaterare di federkoglionismo italiko in salsa ciarlatana bossiana), kome atto e legge kolonialista e suprematika d’un regime antidemokratriko vessatore del cittadino …

    pikkole kose ke, unite tutte assieme (ce ne sono molte), kontribuiskono alla diffusione d’una società + serena ke rikonosce l’individuo non suddito nè servo, ma cittadino libero…
    kosì si persegue la maggior felicità del Popolo …

    nello stato italko, bastardo, mafioso, konfessionale romanodipendente e fascista, antidemokratiko ed illiberale, non c’è nazione nè popolo, ma solo sopraffazione dei retrogradi e parassiti, sui virtuosi e lavoratori…

    lo stato borboniko italiko non ha la kultura del lavoro ma vive sui koncetti e morale kamorrista, ‘ndranghetista e mafiosa duosikula, ke, kome pullulante tumore maligno, diffonde a tutto kuesto dekrepito e komatoso stato … kosa c’entrano Padania ed i Cisalpini kon kuesto korpo statuale miserabile !?

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