PARLAMENTO: TUTTI AL GRUPPO MISTO, SI PRENDONO PIU’ SOLDI

di FRANCESCO MONTANINO

Dopo lo scandalo dei contributi illecitamente intascati dal Senatore Lusi del Partito Democratico, un’altra ombra rischia di minare il già scarso appeal della nostra classe politica.

Stavolta ad essere sotto accusa è il Gruppo Misto, dal momento che da una nostra indagine è emerso che alcuni onorevoli percepiscono, oltre al proprio stipendio da parlamentare, anche i contributi ed i benefits che spetterebbero alle componenti facenti parte dei vari gruppi.

Un malcostume che dunque è prerogativa non solo del Senato, ma anche della stessa Camera dove si perpetua un comportamento non sempre limpido e trasparente da parte dei rappresentanti dei cittadini che, tenendo fede al nomignolo di “casta” con cui si qualificano certi comportamenti a dir poco egoistici allo scopo di ricavarne un beneficio esclusivamente personale, pensano bene di arraffare tutto quanto è possibile. Anche in barba alle leggi ed al momento di profonda crisi economica attraversato dal nostro Paese, e dove la credibilità di questa classe politica è già stata ridotta al lumicino, visto che deputati e senatori sembra che vivano in un altro pianeta.

In questa vicenda, strano ma vero, le vittime paradossalmente sono quei partiti da cui certi parlamentari escono per entrare a far parte di componenti politiche all’interno del Gruppo Misto, per meri fini opportunistici e per un proprio tornaconto economico. I parlamentari, in parole povere, incassano a titolo personale benefits e contributi che sfuggono a questo punto al controllo dei bilanci dei partiti,  senza averne alcun diritto. Ci si chiede perché questi signori escano dai partiti maggiori. La risposta sta nella volontà di sfuggire al pagamento di contributi che in varie percentuali ogni partito chiede a ciascun parlamentare.

Il moltiplicarsi delle componenti che fanno parte del gruppo misto rende l’idea di come ci si trovi di fronte ad un fenomeno moralmente riprovevole e poco conosciuto all’opinione pubblica, in continua evoluzione. Misteriose appaiono le modalità con cui questi soldi vengono percepiti da lor signori, dal momento che non c’è nessuna legge che attribuisce ai parlamentari la facoltà di percepire soldi e dotazioni che in realtà spetterebbero appunto ai partiti.

Infatti, l’art. 15 del Regolamento della Camera comma 3 prevede quanto segue: “Il Presidente della Camera assicura ai Gruppi Parlamentari, per l’esplicazione delle proprie funzioni, la disponibilità di locali ed attrezzature ed assegna contributi a carico del bilancio della Camera, tenendo presenti le esigenze di base comuni ad ogni Gruppo e la consistenza numerica dei Gruppi stessi. Le dotazioni attribuite al Gruppo misto sono determinate avendo riguardo al numero ed alla consistenza delle componenti politiche in esso costituite, in modo tale da poter essere ripartite fra le stesse in ragione delle esigenze di base comuni e della consistenza numerica di ciascuna componente”.

Le cifre in ballo non sono affatto di poco conto, e vediamo il perché. Secondo un articolo pubblicato sul quotidiano online “L’inkiesta” del 19 gennaio scorso, fra gli uffici che ciascun gruppo parlamentare ha a disposizione, i collaboratori (si tratta di personale in mobilità che in passato ha lavorato per gruppi ora scomparsi) ed infine anche tre dipendenti da contrattualizzare attingendo da un apposito fondo speciale, le cifre si aggirano fra le 90.000 e le 180.000 euro annue, cui vanno aggiunti anche il finanziamento che la Camera assegna a ciascun gruppo, calcolato per ogni singolo parlamentare e che ammonta a circa 1.800 euro mensili per deputato! La legge dice che bastano solo 3 parlamentari per costituire una componente autonoma all’interno del gruppo misto, utilizzando una lista o un partito che aveva presentato una propria lista con il proprio simbolo, alle ultime elezioni politiche. Facendo rapidamente due calcoli si tratterebbe insomma di cifre che vanno da circa 100.000 euro ad addirittura 200.000 euro l’anno!

Per fare un rapido esempio, all’interno della Camera vi sono 6 gruppi principali ed all’interno del Gruppo Misto figurano addirittura 10 componenti. E se consideriamo il gruppo di “Popolo e Territorio” che è una sorta di ulteriore mega-gruppo misto formato da 23 parlamentari, ognuno portatore della propria personale sigletta, ci si renderà conto che tali componenti sono assai più numerose degli stessi partiti storici!

Nell’articolo citato, si evidenziò come in occasione della nascita della componente capeggiata da Miccichè, appena fuoriuscito dal PDL, e da altri partiti, c’erano ben 9 parlamentari che potevano rifugiarsi tranquillamente sotto questo particolarissimo “ombrello”, che garantisce loro privilegi ulteriori che non sono monitorati da nessuno! Circostanza poi verificata e confermata anche dalla nostra indagine effettuata presso alcuni funzionari della Camera.

In questa squallida vicenda, inutile dire che si è provato anche a contattare il presidente del gruppo misto per avere dei chiarimenti e delucidazioni su queste a dir poco singolari procedure di ripartizione dei soldi della collettività. Ma ad oggi non sono pervenute risposte significative.

Si tratta ribadiamo di soldi pagati dai cittadini con il sudore della propria fronte ed intascati dai nostri parlamentari, non si sa bene a quale titolo, oltre a quanto già percepito mensilmente per la propria attività e che comprende benefits di vario genere  e per di più esentasse, perché sfuggono sia al bilancio dei partiti che alla loro busta paga! Sì, perché le cifre sopra evidenziate sfuggono al controllo del Fisco e la cosa più nauseabonda in questa vicenda è che sono proprio le stesse persone che plaudono quando l’Agenzia delle Entrate fa i controlli sugli scontrini dei ristoranti e dei bar a Milano come a Roma o a Cortina, ad avere come si sarà potuto intuire degli autentici scheletri dentro i propri armadi.

Gradiremmo che il Presidente della Camera (On. Gianfranco Fini) ed il Presidente del Senato (Sen. Renato Schifani) invece di affermare in maniera demagogica  – e con il maldestro scopo di recuperare qualche consenso qua e là –  che i parlamentari debbano ridursi i propri emolumenti, si preoccupino piuttosto di evitare tale vergognoso malcostume visto che siamo in tempi di crisi e che i cittadini onesti non ne possono più di essere presi in giro da una classe politica poco trasparente e poco seria! Una cosa è il finanziamento ai partiti, le cui modalità di assegnazione sono già di per sé assai discutibili e andrebbero riformate in modo drastico, un conto sono questi finanziamenti integrativi “ad personam” di certi onorevoli che come evidenziato sfuggono ad ogni sorta di controllo, sia fiscale che legale!

Vuoi vedere che dopo Tangentopoli e Partitopoli, adesso sta per scoppiare Parlamentaropoli?

 

 

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Ma chi sono i “sapiens” che hanno fatto tutto sto “regolamento”..?

    Quelli sono i COLPEVOLI..!

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