GRILLO: “ALLA SARDEGNA SERVE GANDHI, BASTA COLONIZZAZIONE”

di SALVATORE ANTONACI

Il ciclone Grillo irrompe sulla già infuocata scena politica sarda teatro, fra pochi giorni, di un voto amministrativo che riguarderà 64 comuni tra i quali Oristano ed Alghero. Lo fa alla sua abituale maniera, senza ambagi e mezze misure.

Molto si è detto e scritto, anche su questo giornale, della fenomenologia del personaggio e sulle tante contraddizioni di un programma, se così è lecito definirlo, che unisce proposte genuinamente anti-casta ad altre a dir poco avventuristiche, soprattutto riguardo ai temi economici. Ma tant’è, può piacere o meno, tuttavia risulterebbe  difficile negargli un ruolo di perfetta incarnazione dello spirito del tempo attuale, denso di umori protestatari verso il fradicio assetto politico-istituzionale nazionale. Se questo sfogo potrà trasformarsi in qualcosa di realmente dirompente o, per converso, finirà per essere fagocitato dalla onnivora palude italica è cosa che al presente esula da questa modesta analisi.

Comunque sia, il comico che volle farsi politico, parafrasando il titolo di un film dell’immenso John Houston, è riuscito, seppur non pronunciando la parolina magica, (indipendenza) ad evocarla, quasi a farsi sismografo delle tensioni sotterranee, ma nemmeno più tanto, che attraversano l’isola sarda, sempre più isolata e lontana dalla madrepatria mai tanto matrigna. L’evocazione di Gandhi, “Alla Sardegna serve un Gandhi, basta con la colonizzazione!”, avrà di sicuro toccato molti, aldilà dell’audience dei presenti al comizio in cui è stata pronunciata. E del fatto che non si tratti di parole in libertà, come qualche commentatore mainstream si è affrettato a derubricare, vi sono tutta una serie di segnali che accompagnano il progressivo smottamento della regione a statuto “speciale” verso la conquista dell’agognata (o temuta) autodeterminazione di quella che i sostenitori più convinti definiscono la “natzione sarda”.

L’esplosiva contingenza economica italiana, non passa giorno che non rechi qualche ferale notizia, macro o micro essa sia, si è riverberata come uno tsunami sul fragile tessuto produttivo locale: intere attività sono state annichilite, letteralmente spazzate via anche e soprattutto causa la rapacità del fisco centrale. Emblematico che il moto di contestazione contro Equitalia, diffusosi successivamente nel resto della penisola, abbia conosciuto uno dei suoi primi e più importanti focolai proprio da queste parti. Ed altrettanto importante che non tanto la politica, per via della litigiosità storica fra le tante formazioni vessillifere dell’indipendenza seppur animate dai migliori intenti, quanto quella che in altri tempi era  d’uso definire società civile abbia iniziato a fare la voce grossa contro le pretese crescenti del padrone continentale.

Dalle prime manifestazioni del Movimento dei Pastori sardi alle contestazioni a Napolitano nel corso della sua visita  fino al successo dei cosiddetti “referendum anticasta” oramai è un susseguirsi di avvenimenti che indicano la direzione della navigazione. Manca ancora, perlappunto, un nocchiero, un grand’ammiraglio che si faccia carico di recidere il cordone ombelicale. E non è detto debba essere un uomo d’arme come Washington o Wallace: proprio un mite e coriaceo scozzese come Alex Salmond sta a dimostrarlo. Né alla storia sarda mancarono in passato  personalità capaci di rappresentare l’orgoglio del fare da sé: Eleonora d’Arborea, Emilio Lussu o Simon Mossa ne sono autorevoli testimonianze.

Se l’invettiva di Grillo servirà a ridestare la virtù sopita potremo persino tessere le lodi di una sparata da comizio. Cosa davvero non facile di questi tempi.

 

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4 Comments

  1. mario mario says:

    come quasi sempre ha ragione Beppe. La macchina italiota degli “apposto” politici e amministrativi che chiedono ai “non apposto” privati di pagare le tasse e di rispettare la legge stringente del “tu paghi io ho diritto a pigliare” ci ha messi nella merda e la Sardegna è la prima regione a risentire della mancanza di “buon senso” dello Stato italiota, che ragiona secondo il tutto o niente, se tu fai parte della cricca prendi e se non fai parte lo pigli in culo! Basta! L’Italia deve fare ammenda o meglio l’italietta di quella parte di popolo che obbliga l’altra parte di popolo a sottostare a leggi che sono vessatorie deve chiedere scusa e ritirare la coda!

  2. Dan says:

    Ma quale Gandhi, qui ci vuole il macete, ci vuole gente incazzata pronta a menare le mani, a rendere l’isola un territorio fortemente ostile a qualsiasi interferenza esterna votata a depredare ed ammazzare il territorio.
    Ma la gente non c’è: finchè si tratta di tenere una bandiera in casa e fare le mosse sono tutti bravi, ma quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, hanno tutti qualcosa di meglio da fare salvo fare scenate contro gli altri “codardi” quando tocca loro direttamente.
    Lo spirito dell’indipendenza parte dalle persone non dai singoli: se la gente non vuole essere parte veramente attiva nel processo di separazione, allora si merita di essere trattata come sudditi da stranieri che si comportano come coloni.

  3. lafayette says:

    Anche il PSdA si è spostato su posizioni indipendentiste, seppure in prospettiva medio-lungo termine. Ad oggi, tuttavia, sostiene ancora la giunta di centro-destra di Ugo Cappellacci che governa in regione dal febbraio 2009

  4. Michele says:

    Qualcosa sembre muoversi al centro dell’Isola…

    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4461

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