Grillo insiste, fuori dall’Euro: “Non possiamo morire per Berlino”

di LUIGI POSSENTI

“Non possiamo morire per Berlino, ne’ fare la fine della Grecia per accontentare gli interessi tedeschi e le ambizioni dei nostri politici. Primum vivere, con o senza euro”. Lo dice Beppe Grillo dal suo blog.  Il leader M5S spiega di aver riscontrato, nel corso dei suoi contatti con gli ambasciatori stranieri successivi alle elezioni, “grande curiosita’ e interesse per il M5S e forte preoccupazione per il futuro dell’Italia e per l’effetto domino che una crisi del nostro Paese potrebbe comportare”, e assicura che “negli incontri ho ribadito, sempre, la necessita’ per l’Italia di avere una maggiore sovranita’ per le decisioni in campo economico, militare, monetario”. “Non credo sfugga a nessuno che l’Italia di oggi assomigli in modo sempre piu’ smaccato a quella del Seicento, del ‘Franza o Spagna purche’ se magna’. Sostituite la Francia e la Spagna con la Germania e gli Stati Uniti e ci ritroviamo nel XXI° secolo”, dice ancora Grillo.

 “Gli interessi economici della Germania e quelli dell’Italia non coincidono piu’ da molto tempo, dal nostro ingresso nell’euro, che in realta’ e’ un marco mascherato”, e’ l’analisi di Grillo. “E’ necessaria una mediazione, un confronto alla pari, per uscire dall’attuale impasse, non la continua genuflessione dei nostri politici. Nell’euro, a queste condizioni, non possiamo piu’ restare se vogliamo mantenere in piedi il nostro sistema produttivo”, dice il leader M5S che torna a ricordare la sua ricetta anticrisi: “O si creano gli eurobond, titoli pubblici garantiti dalla BCE, per suddividere il rischio Paese su tutta l’area euro, o si ristruttura il nostro debito pubblico, in sostanza si congela il capitale investito o si rinegoziano gli interessi nel tempo. Entrambe queste ipotesi sono viste dalla Germania, che possiede una gran parte dei nostri titoli pubblici, come l’orticaria, ma tertium non datur, non vedo altre possibilita’ per rimanere nell’euro”.

Fin qui la cronaca. Nel merito, le uscite del guitto genovese non sono altro che la riproposizione di un filone di pensiero che in Rete piace molto, ma che spesso è solo frutto di ragionamenti demagogici e senza alcun rigore economico. Ma non potrebbe essere diversamente, quando a fare da leader c’è un comico infarcito di banalità sesquipedali.

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19 Comments

  1. sebastiano porrello says:

    Rag abbiamo problemi perchè non esportiamo più costiamo troppo i ns imprenditori hanno ragione in italia non conviene investire.
    Se usciamo da sto cazzo d’euro con la ns moneta svalutiamo è vendiamo e ci riempiamo di turisti.
    Pensate il 1900 è iniziato con la lire che valeva tantissimo e i ns nonni facevavo la fame, dopo la guerra la svalutazione e noi tutti a comprare perchè se si metteva un debito poi si poteva pagare, con questa svalutazione della lira l’Italia è arrivata ad essere la 5 potenza industriale al mondo, mica cosa da poco

  2. Lucas says:

    Ma chi ha scritto l’articolo, a parte scrivere stupidaggini, ha mai letto un articolo di Jacques Sapir, economista francese, e premi nobel vari che si sono espressi negativamente contro l’euro? o insultiamo grillo giusto per abitudine?!

  3. Albert Nextein says:

    In italia occorre il coraggio di dichiarare default.
    Non c’è pezza che tenga.
    Gran teoria da ogni parte.
    I fatti sono relativamente chiari, posto che non tutta la verità è stata detta al popolo.

    Le soluzioni sono altrettanto chiare.
    I provvedimenti idem.

    Se non si ha il coraggio di agire, il default verrà subìto e non guidato.

    Non che per me cambi molto, ma temo proprio che il default esploderà proditoriamente per un qualche evento improvviso ed imprevisto.
    E si tirerà dietro il resto d’europa.
    Al comando ci sono dei perfetti incapaci in malafede.

    A quel punto ci si accorgerà che il tempo lasciato passare con mezzucci miserabili è stato un ulteriore furto e un danno grave aggiuntivo in carico alle popolazioni.

    Tempi duri.

  4. Fuori dall’EURO per creare quel magnifico pentolone dove tutte le forze Politiche possono allungare mani e piedi nel moltiplicare il debito pubblico.

    L’Italiano sarà bravo in tutto meno che in Politica, in Economia, in Filosifia, ma il primo della classe a raccontare balle.

    Il debito pubblico, che lo pagassero i responsabili che si sono arricchiti ai danni del Paese.

    A me hanno rubato persino la casa ed é costata al paese il fallimento generale.

    Anthony Ceresa

  5. Marco Mercanzin says:

    Grillo e’ un coglione, ma ….

    Spesa pubblica improduttiva ?
    Eccola qua

    Nella difficile opera di costruzione di un bagaglio economico, che pure dovrebbe essere corredo di ogni cittadino-elettore, appare prima o poi il concetto di spesa pubblica. Di per sé è un concetto semplicissimo: la spesa pubblica è il totale delle spese sostenute dallo Stato.

    Purtroppo tale semplicità ormai sussume, per ragioni che esulano dalle tematiche di questo blog, tali e tante connotazioni negative che ormai quando sentiamo parlare di spesa pubblica appaiono nella nostra mente parole come sprechi, ruberie, malversazioni, inefficienze, e così dicendo.

    Sicché per moltissimi cittadini la spesa pubblica è sterco del demonio, mentre per altri (a volte sono gli stessi, ma non se ne rendono conto) una fonte alla quale abbeverarsi per saziare qualunque necessità. Per una vasta schiera di economisti la spesa pubblica è un fattore di inefficienza dei mercati. Addirittura un modo per sperperare risorse senza alcun giovamento.

    La famosa spesa pubblica improduttiva.

    Ma che vuol dire? A rigor di vocabolario, una spesa è improduttiva quando non produce effetti. Tipo prendere un sacco di denaro pubblico e buttarlo nella spazzatura.

    Eppure neanche in questo caso, a rigor di logica macroeconomica, si potrebbe dire che buttare soldi nella spazzatura non abbia prodotto effetti. Per buttare il mio ideale sacco di denaro ho dovuto portarcelo direttamente, spendendo altri soldi (ecco l’effetto) per comprare la benzina necessaria, o tramite un impiegato (ovviamente pubblico) al quale dovrò pagare una retribuzione (ecco un altro effetto).

    Per essere davvero una spesa improduttiva dovrei far sparire il mio sacco di soldi senza svolgere alcuna attività che abbia un riflesso economico o che sia infinitesimale. Tipo farlo sparire con il click di un computer.

    Stando così le cose dovremmo leggere con un po’ più di attenzione i rendiconti dello Stato, per provare a capire dove sia la spesa davvero improduttiva, e quanto pesi sui nostri conti. E su quella agire, non sulla spesa pubblica in generale come categoria. A meno che, certo, non sia una guerra ideologica. e in quel caso non c’è ragionamento che tenga.

    Perciò ci siamo andati a rileggere il rapporto di cassa dello Stato gennaio-giugno 2012, ossia quello che fotografa la spesa effettiva del settore pubblico.

    Nel primo semestre 2012 abbiamo avuto 356,856 miliardi di incassi totali, di cui 345,919 di incassi correnti (tasse, imposte contributi e altre amenità). Questo è quanto lo Stato ha sottratto alle nostre tasche.

    Sempre nel primo semestre 2012, abbiamo avuto 387,461 miliardi di spese totali, di cui 359,869 di spesa corrente e appena 21,961 miliardi di spesa per investimenti (6,331 mld sono andati alle imprese e 747 milioni alle famiglie). Questo è quanto lo Stato restituisce ai cittadini.

    La differenza fra entrate e spese correnti è negativo per 13,95 miliardi. Quindi lo Stato spende (dà) più di quanto guadagna (prende). Notate che la semplice sostituzione della parola spendere con dare e della parola guadagnare con prendere, fa vedere lo Stato sotto tutta un’altra luce.

    I teorici della spesa pubblica improduttiva, a questo punto, dovrebbero fare le pulci a questa spesa corrente, visto che chiunque mastichi un po’ di economia sa che è vagamente masochistico mettere sotto accusa la spesa per investimenti. Si può sindacare su quali investimenti fare, non sulla necessità di farli.

    Ebbene, di questi 359 e passa miliardi di spesa corrente, nel primo semestre 2012 sono stati spesi 79,811 miliardi per pagare il personale in servizio. E’ una spesa improduttiva? Se tutti i dipendenti pubblici portassero all’istante i loro stipendi all’estero col semplice click di un computer lo sarebbe sicuramente. Ma è più probabile che spendano questi soldi per vivere, comprando questo o quello. Ossia fanno girare l’economia con la loro domanda di beni e servizi.

    Chi dice che bisogna tagliare la spesa per i dipendenti pubblici, aldilà delle valutazioni sulle qualità o quantià del lavoro che fanno, dovrebbe anche sottolineare che senza stipendio queste persone non consumeranno un bel nulla, e quindi l’economia rallenterà. Tutto sembra tranne che improduttiva, questa spesa.

    Un’altra voce di spesa, che vale 58,735 miliardi, è quella per acquisti di beni e servizi: penne, sedie, benzina e cose così. Anche qui, al di là delle valutazioni su come si spendano e per cosa questi soldi (rischi di corruzione e sprechi che vediamo tutti) rimane la questione che questi soldi saranno dati a qualcun altro che li utilizzerà per soddisfare le sue esigenze di consumo e investimento. Anche gli acquisti, insomma, fanno girare l’economia e sembrano tutt’altro che improduttivi.

    La voce monstre della spesa corrente si chiama “trasferimenti ad altri soggetti” e vale 168,324 miliardi. Cosa c’è dentro? Sostanzialmente il welfare, quindi pensioni, assistenza sociale, sanità. Tagliare qui è una scelta politica, ma a livello macroeconomico vale quanto abbiamo detto per gli stipendi dei dipendenti pubblici e i beni della pa: meno soldi lo Stato restituisce sotto forma di pensioni, sanità e servizi, più lentamente girerà il motore dell’economia perché le persone avranno meno soldi da spendere. Anche qui, di spesa pubblica improduttiva c’è ben poco.

    Rimane un’altra voce, rilevante e in costante crescita: gli interessi passivi che paghiamo sul nostro debito pubblico. Nel primo semestre 2010 erano 33,783 miliardi, diventati 37,879 nel 2011 e addirittura 41,809 nel 2012. Quasi la metà di questi soldi si può stimare vadano ad investitori esteri, che hanno più o meno la metà del nostro stock di debito, il resto a investitori italiani, in gran parte istituzionali.

    Poco più della metà di 41 miliardi, quindi, è finita nella pancia di investitori finanziari nostrani: banche, assicurazioni, fondi pensione italiani e una quota ristretta di famiglie. Comunque questi soldi sono rimasti nel circuito economico italiano e quindi in un modo o in un altro rimessi in circolazione (speriamo). Anche qui si può parlare di spesa pubblica elevatissima, equivalente a quella del totale degli investimenti pubblici del semestre, che sarebbe bello poter utilizzare per fare altri investimenti più che per pagare i debiti. Ma non di spesa pubblica improduttiva.

    Il resto di questi 41 miliardi, poco meno di 20, sono finiti invece in mano agli investitori esteri, che detengono circa il 40-45% del nostro stock di debito pubblico.

    Quindi si può stimare che a metà 2012 circa 20 miliardi di euro siano espatriati col semplice click di un computer (oggi le transazioni finanziari si fanno così) a disposizione di chissà chi per fare chissà cosa.

    Eccola qua, la nostra spesa pubblica improduttiva.

    http://thewalkingdebt.wordpress.com/2013/03/08/spesa-pubblica-improduttiva-eccola-qua/

    • pippogigi says:

      Non sono molto d’accordo sul fatto che la spesa per i dipendenti pubblici non sia improduttiva.
      Tralasciamo le varie statistiche, tanto ognuno ci mette quel che gli pare e facciamo i conti della serva, che quelli non mentono mai.
      Il dire che dare soldi ai dipendenti pubblici affinché spendano è produttivo risponde a logiche keynesiane, che mi pare siano già fallite negli anni settanta e con quanto abbiamo sotto gli occhi in italia, direi abbondantemente fallite.
      Facendo i conti della serva, le regioni del nord hanno pagano più tasse di quanti soldi ricevano, le regioni del sud ricevono più soldi di quanti ne paghino di tasse, questa cifra grosso modo corrisponde, quindi semplificando all’eccesso si tassano le regioni del sud per pagare gli stipendi pubblici al sud, quindi la loro spesa è circoscritta alle regioni meridionali.
      Facendo sempre i conti della serva, se abbiamo un artigiano del Friuli, uno di quelli che prende legno e paglia grezza e fa delle sedie artigianali, ebbene se le tasse sono basse lui venderà molte sedie e magari assumerà un apprendista che produrrà ancora più sedie, ambedue avranno un certo reddito che spenderanno in zona ma cosa importante, generano un valore aggiunto, producono, fanno qualcosa di concreto che magari può anche essere esportato.
      Poi lo Stato decide di tassare pesantemente i friulani per pagare stipendi ai dipendenti pubblici al sud. I soldi in Friuli iniziano a scarseggiare, l’artigiano licenzia l’apprendista e vende poche sedie. In compenso al sud, sempre esagerando, i dipendenti pubblici assunti con i soldi delle tasse friulane non fanno nulla, leggono il giornale, fanno la spesa, passeggiano. Certo spendono ma possiamo dire che producano, facciano valore aggiunto? certo che no. Per l’economia classica la situazione è identica alla situazione ante, ma non è così e lo sappiamo bene.
      Facendo un esempio potrei generare la medesima domanda di consumi al sud lasciando le tasse basse, convincendo i friulani a fare le vacanze al sud, spendere ed assumere la gente del posto, invece che nel settore pubblico, nel settore turistico.
      Facendo altri discorsi sulla spesa improduttiva. Le linee ad alta velocità ferroviaria in italia costano 4 volte quelle spagnole. In termini statistici se l’italia spende lo stesso della Spagna tale spesa non è improduttiva, si spende lo stesso ma la Spagna avrà 4 volte le nostre linee ad alta velocità. Possiamo dire che sia lo stesso?
      Se in Francia spendono come noi per fare una strada ma la completano e da noi invece manca l’ultimo chilometro, l’ultimo ponte e quindi la strada è inutilizzabile, possiamo dire che sia lo stesso? statisticamente probabilmente si, ma nella realtà no. E sono proprio tutte queste cose che sfuggono alla statistica a dare dati fuorvianti.
      Suggerirei un interessante lettura, Il sacco del Nord, di Luca Ricolfi, 2009

      • Marco Mercanzin says:

        Se lei avesse capito ciò che ho postato, si sarebbe accorto che in quelle righe c’è scritto che la spesa andrebbe riallocata.
        Il tema verteva invece sulla presunta improduttività.
        Certamente, se riallocata, sarebbe più produttiva, ma il suo valore assoluto nn e’ il problema, in quanto comunque essa rimane in circolo.
        Quello che invece, grazie al di lei livore, le sfugge,e’ l’articolo indica la vera spesa dello stato che non ritorna nell’economia e che non servirà per muovere l’economia.
        La spesa per interessi che vanno all’estero.
        Si parla di oltre 30 mld/anno che escono dall’Italia per nn tornarvi più.

      • Aquele Abraço says:

        Il buon Mercanzin si è imbevuto troppo di macroeconomia, gli ha dato alla testa e ha perso la visione della realtà, gli ha fatto scordare le umili origini che il suo cognome palesa e a cui dovrebbe invece ancorarsi saldamente e basare le sue teorie economiche.

    • Giorgio Fidenato says:

      Marcanzin, ancora una volta hai perso l’occasione per tacere su argomenti economici. Ma quante cazzate spari????? Seguendo il tuo esempio e cioè che la spesa pubblica va analizzata perché non è poi tutto il male che alcuni dicono di essere (ho sintetizzato così il senso del tuo lungo e prolisso intervento), potremmo ipotizzare questo fatto: cominciamo da amazzare delle persone perché le pompe funebri hanno poco lavoro. Ammazzando le persone, mettiamo in moto del lavoro perché ci saranno coloro che lavoro, che devono vestire il morto, i fiorai, ecc…

      Ti rendi conto che il tuo ragionamento porta a queste conseguenze????

      Ze gli indipendentisti sono come te, cioè dei Keynesiani impenitenti, povero Veneto!!!

      • Marco Mercanzin says:

        Ottimo esempio Fidenato.
        Infatti se i cadaveri sono di un altro paese, il paese dei becchini ringrazierà.
        Invece ora succede il contrario : si continua a tassare più di quanto si ritorna, e si ingrassano i becchini fuori delle ns terre.
        Facciamo un altro esempio ?
        Aboliamo le tasse, sono il primo ad essere d’accordo, lo stato non spende più un soldo, e tutto viene lasciato ai cittadini, liberi di organizzarsi e di gestirsi pagandosi vicendevolmente per i servizi resi, compreso anagrafe, verde pubblico, sanità, tutto.
        Fatta 100 la massa monetaria circolante in questa ipotesi, cosa succede , con uno stato che NON emette moneta sotto qualsiasi forma, anche minima ?

  6. Paolo Brembilla says:

    bravo Grillo …. non è giusto morire per Berlino, meglio morire direttamente per roma

  7. Giorgio. says:

    Siamo alle solite sparate all’italiana, è tutta colpa dell’Euro e della Merkel, e noi siamo le povere vittime. Certo che se abbiamo l’Italia delle guardie forestali della Calabria, dei Batman, del Monte dei Paschi, e via dicendo è tutta colpa nostra, non certo dell’Europa.

  8. Dan says:

    Eurobond, non si capisce perchè altre nazioni devono farsi carico del malgoverno italiano.

    Ristrutturazione del debito ovvero spalmare i debiti. Anche questo è sbagliato. Questi vanno congelati adesso rimborsati secondo una logica di convenienza unilaterale nostra e gli interessi non si devono più versare.

    Alternativa, sfancularli

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