Grillo fa il pienone a Milano coi delusi della sinistra e della Lega

di REDAZIONE

A forza di andare indietro non resta che l’ingresso fedeli. Sul sagrato del Duomo la base metallica del cartello diventa una specie di zattera per quelli che non vogliono finire con la schiena attaccata al portone della cattedrale, con lo sguardo chiuso da questo muro di folla. Beppe Grillo è un punto lontano sotto il monumento a Vittorio Emanuele II, e in mezzo ci sono – almeno – altre trentamila persone venute per credere a questo strano animale politico, pronte a sentirsi nuovamente «popolo» contro l’élite , non importa quale, se romana, bancaria o europea, nel lessico a cinque stelle è il concetto che conta, non la nota a margine.

«Voglio sentirmi popolo contro i signori del bla bla». Con la sua bella faccia da brianzolo rubizzo, l’assicuratore Mauro Molteni non sembra avere una vendetta da consumare, ma l’apparenza inganna. «Io ci avevo creduto, al Bossi. Ho votato Lega fino al 2010. Mai più, mai più». Non ci sarà un altro luglio a Pontida, come era avvenuto sempre dal 1992, quando era ancora dalla parte giusta dei trent’anni e sa Dio quanto ne è passato di tempo. Se adesso è qui, al primo gazebo M5S appena fuori dalla Galleria, con sottobraccio la sua cartella di pelle e il cappello di feltro in testa, circondato da giovani attivisti che in verità e in confidenza gli sembrano «un po’ sinistri», firmando a tutto spiano petizioni sul quorum zero «che a dire il vero manco so bene cos’è», la colpa è soprattutto di un cliente che gli ha pagato un assegno a vuoto nel luglio 2012. «Abbiamo bisogno di qualcuno che ci protegga. La legge italiana non fa niente, io mi sono sentito abbandonato. E la Lega Nord meglio lasciar stare». Come se parlasse di una donna che lo ha tradito, della delusione di un amore al quale aveva consegnato tutto se stesso.
Il Molteni, come si definisce quando parla di sé come esempio di una piccola parte per il tutto, in realtà è portatore di concetti che non si applicano a un solo blocco sociale o politico. Per quel poco che conta, il nostro sondaggio artigianale su quaranta elettori grillini in una piazza Duomo dove non c’era posto per uno spillo e per il dubbio contava 21 delusi Pd, 8 delusi Lega Nord, 5 del Pdl, e sei debuttanti nell’urna. La folla di Grillo è fatta di strati trasversali che in comune hanno solo il lessico, l’utopia del popolo contro l’istituzione, la voglia di sentirsi al centro di qualcosa, e una delusione più dolente che rabbiosa verso la politica di ieri e oggi.

A fede rovesciata, in ogni senso, con il voto del suo ultimo decennio pencolante tra Rifondazione e i Ds-Pd, il bancario in pensione Gigi Radaelli non è altro che un Molteni di sinistra: entrambi sono giunti stanchi sulla sponda di Grillo, con più fatalismo che entusiasmo. «Non credo che lui possa essere l’uomo del rinnovamento, ma può diventare l’innesco che lo fa cominciare» dice guardandosi intorno guardingo, come se avesse paura di essere riconosciuto. Oggi gli fa strano essere qui. Lui che sul tram 16, una volta era il 15, ci era salito con il suo papà operaio e la bandiera rossa in spalla per i funerali di piazza Fontana, ci era salito per le assemblee del Movimento studentesco, e anche due anni fa, a sentire Nichi Vendola che celebrava la conquista di Milano per interposto Giuliano Pisapia. «Ma adesso stanno tutti con Monti, stanno con quella che piange quando mi taglia la pensione. E io cosa devo fare? Grillo mi fa schifo quando dice cose di destra, ma almeno cambierà qualcosa». Anche qui, molta rassegnazione e una totale assenza di rabbia.

Quel rancore che il sociologo Aldo Bonomi poneva alla base del successo leghista non si è travasato nella moltitudine grillina che si dimostra meno aggressiva nelle parole e nei gesti, spesso consapevole e informata, seppure da una unica fonte. Qui prevale il fascino della proposta nuova, mischiato alla speranza di sentirsi parte di un progetto, sentimento prevalente quando l’età si abbassa. «Ho sempre votato Pd, adesso mi piace sentirmi svincolato». «Oggi c’è profumo di novità». Dal palco arrivano rimbombando frasi ormai note, parte di un repertorio ben collaudato che prevede il continuo ricorso alla semplificazione della complessità. Stefano Tiziano e Carmelo Chiudenti, 29 primavere cadauno, hanno smesso da un pezzo di ascoltare. Per loro va bene così. Si fanno fotografare da familiari e passanti con la maglietta del M5S, reclute al loro primo gesto politico, elettori pentiti del Pd nonché operai in sciopero di quella Trenord croce dei pendolari brianzoli. «Quelli come noi non li vuole più nessuno, tranne Grillo. Non importa ciò che dice, ci basta un cane da guardia contro i ladri».

Le cose sono sempre più complesse di come appaiono. Anche la tesi ricorrente del voto giovane come unico serbatoio del M5S sembra vacillare, in questa piazza dove non eravamo gli unici con i capelli bianchi, anzi. Ci sono donne come Loredana Flacco, che lavora in una cooperativa per il reinserimento delle persone svantaggiate e si chiede perché nessuno si occupa mai dei più deboli. «Tanto vale mettere alla prova questi». Come i due ferrovieri trasformati in uomini-sandwich, anche lei sta cercando «qualcuno che mi ascolti». La psichiatra Daniela Ghirardi è certa di averlo trovato. Ha portato la sua amica Paola, insegnante, scettica di sinistra. Quando Grillo comincia a parlare di speranza che qualcosa cambi, perché è l’intenzione che crea la realtà nuova, applaude anche lei. Un altro voto conquistato. Tra pochi giorni ci chiederemo come è potuto accadere. Ma forse è da molti anni che abbiamo già la risposta.

FONTE ORIGINALE: www.corriere.it  di Marco Imarisio

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20 Comments

  1. Miki says:

    E vabbene questo sito deve tirare la volata a tutti i movimenti antiLega,compreso farsa per fermare il declino, e ci sta. Ma quanti di quelli presenti si tradurranno in voti? Venisse in Brianza il grande istrione Beppe Grillo e offrisse uno spettacolo comico (sublime) gratis ci vado di corsa. Da qui a contarmi come votante ce ne passa (poi potrei venire folgorato sulla via di Damasco,chissà..)

  2. Rodolfo Piva says:

    Peccato che sul palco sia salito un grande amico di Grillo: il signor Dario Fo cioè uno di quelli che sottoscrissero, nel 2004, un appello a favore del criminale, delinquente, assassino, terrorista e vigliacco Cesare Battisti.
    Ma, forse, i grillini non ricordano………. Bravi avanti così.
    Una piccola osservazione: fatevi spiegare dal vostro vate che non vuole gli inceneritori come intende smaltire le migliaia di tonnellate di rifiuti prodotti nel bel paese quotidianamente. Con le chiacchiere non si smaltisce un bel nulla.

  3. Gius says:

    Mi sono stancato di sentire solo commenti,di rassegnazione,concetti destra/sinistra,se Grillo senza soldi e’ riuscito ad andare cosi lontano ed entrare nel cuore o nella mente delle persone e perche gli altri politici destra & sinistra non esistono piu,hanno solo pensato a se stessi ed hai loro affari.Quindi chi continua a ripetere che Grillo e ‘ un populosta demagogo non ha capito un cazzo.Grillo e’ l’alternativa alla merda assoluta!!

    • Aquele Abraço says:

      Aspetta che i grillini inizino a fare un po’ di politica applicata e non solo parlata e vedrai come il sistema sguinzaglierà i suo pretori d’assalto anche contro di loro!

    • Miki says:

      E magari Grillo dice anche che lui non è ne di destra ne di sinistra ma al di sopra di questi concett della vecchia politicai. Attendo con ansia un’idea sua…

  4. BRESA' says:

    Grillo li schianta tutti.
    anch’io leghista per molti anni, adesso mai piu’ Lega.
    Grillo e’ il grimaldello per far saltare tutto.
    Poi si vedra’.

  5. Aquele Abraço says:

    Riempire le piazze nel caso di Grillo non significa che tutti i presenti sono dei suoi sostenitori. In fondo è sempre lo spettacolo di un noto comico e per giunta gratis, un “happening” che nessuno vorrebbe perdersi.

  6. Aquele Abraço says:

    Riempire le piazze nel caso di Grillo non significa che tutti i presenti sono dei suoi sostenitori. In fondo è sempre lo spettacolo di un noto comico e per giunta gratis e chi se lo vorrebbe perdere?

  7. grùtli 1291 says:

    Oltre alla S.F.P, all’Union Valdotaine e alla Lega Nord,
    esiste qualche altro partito o movimento che vuole fare a meno del voto del sud? Mi chiedo che “leghista” era, uno che adesso vota per qualsiasi altro? l’arrabbiatura è grande
    e ci può stare anche l’astensione, ma andare a votare per
    qualcuno che a certe latitudini non può pronunciare
    “FEDERALISMO FISCALE”, mi sembra un corto circuito.
    Pure il sig. Grillo, se ne guarda bene, altrimenti, la prossima volta, fra Scilla e Cariddi, ad aspettarlo non ci sarebbero i
    fans, ma qualcuno con ben altre intenzioni.
    Ma ci vuole proprio così tanto a capirla che Grillo è lì per dirottare il grande voto di protesta, e che quindi anche lui
    è funzionale al sistema? Aveva proprio ragione il grande
    Giuanin Brera quando parlava de la barca di cuiuni.

    • Miki says:

      Sarei curioso di chiedere al sig. Grillo se 31800 miliardi del vecchio conio in Lombardia gli fanno schifo e se no perchè non ne parla. In alternativa si potrebbe chiedere dove pensa di prendere i 20 mld di euro necessari per il “salario minimo garantito” sine cura a tutti. Ma preferisco godermi lo spettacolo di un grande comico,istrione e attore teatrale,per cui chissene..

    • Domenico Galluzzo says:

      la domanda vera è: che cos’ha ancora di leghista la lega 02? La risposta è semplice: solo il nome.
      Comunque tra Grillo e i ladri preferisco votare Grillo. Voterei anche per Satanasso pur di vedere cambiare qualcosa!

  8. fra says:

    sembra che chiunque che voti M5S lo faccia solo per rassegnazione…be mi spiace smentire l’autore dell’articolo, ma io sono uno di quelli che lo fa perchè condivide le cose discusse, non tutte, ma non è deciso ancora nulla! sono solo proposte che andranno ulteriormente discusse e migliorate…sembra veramente che si stia parlando a dei pupazzi che fanno tutto quello che gli viene detto…questa almeno è l’impressione che mi ha dato l’articolo…

  9. Dan says:

    “Quel rancore che il sociologo Aldo Bonomi poneva alla base del successo leghista non si è travasato nella moltitudine grillina che si dimostra meno aggressiva nelle parole e nei gesti, spesso consapevole e informata, seppure da una unica fonte. Qui prevale il fascino della proposta nuova, mischiato alla speranza di sentirsi parte di un progetto”

    Belle parole. Aspettiamo che qualcuno cerchi di impedire la realizzazione della “nuova proposta” e poi vediamo chi è veramente violento.
    I leghisti hanno fatto solo tanto casino ma alla fine in piazza a menare le mani ci sono i giovini dei centri sociali.
    Quello che mancava a costoro era solo un riferimento in grado di dare l’obiettivo. Se grillo si decidesse a puntare il dito contro qualcosa, questo finirebbe come la svastica sullo stadio di Norimberga.
    Questione di tempo, solo questione di tempo.

  10. Cantabrina says:

    “e in mezzo ci sono – almeno – altre trentamila persone”

    mi sa che erano quasi il triplo 😉 oltre 30’000 solo quelli in diretta streaming e non contiamo quelli in differita.

  11. Zeneize says:

    secondo me in Lombardia finirà Ambrosoli 35% (con PD al 22% e sel 5%), Maroni 30% (con Lega al 11%, PDL al 12%), Grillo 22%, Albertini 10%.

    • Zeneize says:

      anche io comunque, entrato in lega nel 1996 a 16 anni (ero sul Po), tesserato fino al 2012, votante lega dalle europee 99 alle comunali 2012. dal 1 gennaio 2013 tesserato M5S e militante grillino. ho raccontato loro del mio passato leghista e mi hanno accolto a braccia aperte. mai piu’ lega anche per me (come il Molteni nell’articolo).

  12. Albert Nextein says:

    Oh,oh!
    Lombardia, lega al 8%, 5stelle al 18%.

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