Einaudi: Green economy, ovvero come lo Stato distrugge ricchezza

di MATTEO CORSINI

Non si può certo dire che Renato Schifani, presidente del Senato, abbia mai brillato per originalità. Berlusconiano di provenienza democristiana, Schifani associa alla moderazione del modo di porsi una certa allergia all’esprimere considerazioni che non siano già state espresse (milioni di volte) da altri. Forse ritiene che anche questo debba fare un moderato. vediamo che ha affermato cotanto presidente del Senato: “La green economy può dare un valido contributo per far uscire la nostra nazione dalla crisi. La gravità della situazione non può essere ignorata e il tema richiede decisioni e soluzioni rapide. La tutela dell’ambiente e dell’ecosistema deve essere posta al centro della nostra azione politica”.

Nel caso della green economy, non si può certo dire che non abbia scelto un evergreen (mi si passi il banale gioco di parole) degli ultimi anni. La giustificazione della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema è ormai il migliore appiglio a cui si aggrappano gli statalisti per giustificare un rinnovato interventismo pubblico. Di green economy nella socialdemocratica Europa si parla già da diversi anni, ma indubbiamente il boom venne a seguito della vittoria di Obama alle presidenziali degli Stati Uniti del 2008. Allora ci furono alcuni mesi in cui non si parlava d’altro, lasciando che l’entusiasmo coprisse una verità che ancora oggi non è cambiata: la green economy costa al contribuente molto più di quello che rende. In altri termini, gli incentivi statali rappresentano nella migliore delle ipotesi una massiccia redistribuzione (non di rado regressiva) e favoriscono il nascere come funghi di iniziative imprenditoriali che non avrebbero alcuna prospettiva senza il denaro dei contribuenti e che, peraltro, spesso finiscono ugualmente in bancarotta. Germania e Stati Uniti han già visto fallire aziende importanti e sovvenzionate.

In Italia è stato il settore fotovoltaico a vivere alcuni anni di gloria prima che la crisi costringesse lo Stato a ridimensionare gli incentivi. E così, per sostenere un settore che senza i soldi di pantalone non avrebbe ancora una generazione di flussi di cassa sufficiente a reggersi sulle proprie gambe, la bolletta dell’elettricità veniva appesantita, continuamente, per tutti quanti. Per i politici con il vizio della pianificazione e per i beneficiari degli incentivi sarà pure stato un gesto lungimirante, ma finora, oltre alla discutibile redistribuzione, c’è stata distruzione di ricchezza. Non credo proprio che foraggiando maggiormente la green economy si uscirebbe dalla crisi. Anzi.

Quanto a Schifani e a tutti coloro che impropriamente si autodefiniscono liberali, varrebbe forse la pena che leggessero queste parole (del 1899) di un signore che liberale lo fu davvero, Luigi Einaudi: “In Italia lo Stato è uno dei più efficaci strumenti per comprimere lo slancio dell’iniziativa individuale sotto il peso di imposte irrazionali e vessatorie e per divergere gli scarsi capitali dalle industrie che sarebbero naturalmente feconde, per avviarli alle industrie che diventano produttive grazie soltanto ai premi, ai dazi protettori, alle estorsioni esercitate in guise svariate a danno dei contribuenti”.

Se solo Einaudi vedesse a che punti siamo arrivati oltre un secolo dopo…

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7 Comments

  1. lombardi-cerri says:

    Le rinnovabili non sono morte ! Sono un valido strumento ausiliario.
    C’è un però. In Italia, more solito, lo Stato è andato a finanziare proprio quella rinnovabile basata sulla speculazione : il FV.
    Pensate! come mai ?
    Anche la stampa italiota pende da quella parte.
    Guardate se si parla dei veri sistemi di risparmio energetico.
    Guardate se si parla della geotermia a bassa e grande profondità.
    Guardate se si parla (in modo tecnicamente conveniente ) dell’eolico.
    Guardate se si parla dell’utilizzo intelligente delle biomasse.

  2. liugi says:

    Io credo che bisognerebbe finanziare la ricerca, e non l’applicazione di sistemi che non rendono quello che dovrebbero rendere. Quando arriveranno, per esempio, pannelli solari che costano poco più di un tetto in tegole, ne potremo riparlare.
    Comunque, l’anti-ambientalismo a prescindere da qualsiasi contenuto che traspare da certi articoli di questo giornale è fastidioso oltreché imbecille. Va bene andare controcorrente, ma c’è un limite a tutto.

    • giordano colleoni says:

      Sottoscrivo fino all’ultimo punto!

    • Matteo C. says:

      L’idea alla base dell’articolo non è l’antiambientalismo, ma l’antistatalismo. E fino a prova del contrario essere critici riguardo la distribuzione di incentivi posti a carico dei contribuenti per rendere profittevoli attività che non lo sono non implica di per sé essere contrari alla tutela dell’ambiente.
      Tanto per essere chiaro, a mio parere lo Stato non dovrebbe incentivare nessuna attività, ricerca inclusa.
      Capisco, peraltro, che possano esserci opinioni diverse dalla mia, ma non per questo considero imbecille chi le esprime (e cerco pure di non travisarne il contenuto).

  3. Giuseppe T+ says:

    La Fiat ha sempre vissuto di incentivi e negli ultimi decenni tutto il settore del automotiv è sopravissuto grazie a quelli e a decine di normative come ad esempio gli Standard europei sulle emissioni inquinanti, infrastrutture megalomani, centinaia di miliardi di euro presi dalle nostre tasche, ma qui nessuno ha mai rotto i coglioni, va bene così, l’importante è possedere una scatola di latta con quattro pneumatici da lanciare ferma per il 95% del tempo, usarla l’altro 5% finanziando i vari Saddam, Gheddafi, qualche migliaio di Sceicchi Arabi, qualche altro migliaio di petrolieri tra cui ex gli dipendenti pubblici del ENI.

    Caro Matteo la “Green Economy” negli USA è iniziata negli anni 70, in Europa negli anni 90, poi a partire dal 2000 in Germania, è entrato in vigore il primo Conto Energia Europeo.

    In Italia lo stato incentiva il settore dal 1991, durante l’ultimo governo Andreotti.. solo questo può bastare per capire che la “green” all’Italiana nasce con un sostegno del tutto particolare, infatti i principali destinatari degli incentivi diventeranno: le raffinerie, gli inceneritori le centrali a carbone, un sistema che tutt’oggi assorbe circa il 70% dei contributi statali.

    I posti di lavoro, ormai sono già bruciati, 3 anni di skizzofrenia legislativa o meglio a suon di decreti.. quindi neanche di leggi approvate in parlamento. L’ultima è l’apoteosi, fatta da un banchiere neanche eletto, ma chi se ne frega, l’aumento dei tumori negli ultimi 40 anni è esponenziale, ma lasciamo stare questo terribile male, pensiamo solo alle allergie, ormai un bambino su due ne soffre, questo non costa nulla ai Cittadini Italiani, perchè la sanità pagata dai puffi e babbo natale, da domani ci saranno meno ospedali così moriamo prima e costiamo di meno, i puffi festeggiano e babbo natale ci poterà più regali.

    Senza disturbare il signor Enaudi, riposi tranquillo nella sua tomba, penso che la differenza tra quell’epoca e l’attuale non sta nel pensiero liberale, ma sta nell’incapacità e impossibilità delle masse di svegliarsi.

  4. Lorenzo says:

    Quello che mi più sono i giovani che stanno si stanno formando in questi settori green e che rischiano di rimanere disoccupati se un giorno gli incentivi dovessero finire.
    A proposito, vuoi vedere che in futuro lo stato continuerà a finanziare questi settori anche se non rendono per evitare di perdere questi posti di lavoro?

    • FrancescoPD says:

      Le rinnovabili sono servite per controbilanciare l’esposizione bancaria per finanziamenti verso l’immobiliare, finanziamenti garantiti da niente come si è visto.
      Le rinnovabili hanno come base gli incentivi che a loro volta sono garantiti dalle estorsioni agli italiani tramite bolletta enel, impossibile da evadere, quindi garanzia assoluta per le banche che hanno prestato denaro agli “speculatori verdi”.
      Ora che il gioco non è più sostenibile ed è a forza di estorsioni anche il cittadino medio se ne duole, in aggiunta salta pure fuori che il picco del petrolio non esiste grazie al gas e petrolio di scisto,… quindi mettetevela via, le rinnovabili sono morte.

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