Grecia, tanto casino per uno Stato più piccolo della Lombardia

di ALDO MOLTIFIORIcrisi grecia

L’economia della Grecia non è in grado di sostenere il debito prodotto da un tenore di vita ed un livello di consumi privati e pubblici molto al di sopra della ricchezza prodotta. Al tempo stesso nel corso di questi lunghi ed estenuanti negoziati il moderno Ulisse/Tsipras non solo ha continuamente cambiato le carte in tavola ma cosa anche più grave mentre a  un giorno a Bruxelles mostrava ragionevolezza e prometteva accordi sostenibili,  il giorno dopo ad Atene arringava il suo popolo, con sfida ed arroganza, alla rivolta contro i nemici della democrazia e gli usurpatori della sovranità Greca.

Tutto ciò non faceva che aumentare nei Governi la frustrazione e il senso della sfiducia, ma soprattutto si  faceva sempre più  strada la percezione che la Grecia non fosse Europa!

Torniamo ai numeri, i quali come diceva Leibniz “Trasformano la percezione in conoscenza rendendola misurabile e quantitativa”. Nel corso del periodo qui esaminato, ovvero dal 2006 al 2014 la Grecia sebbene abbia fatto considerevoli progressi nel panorama mondiale dei Paesi dove sia facile intraprendere attività economiche , si trova però tuttora al 61° posto. Pensate dietro la Tunisia, lontanissima dall’Islanda che è al 12° posto, dal Portogallo al 25° posto e dalla Spagna al 33°posto. La fonte di questi numeri la potete trovare  su “Doing Business 2015”. Anche la misura della produttività individuale non migliora le cose e colloca il lavoratore greco nella stessa fascia di rating. In termini di onestà nel pagare le tasse troviamo la Grecia dietro le Isole Salomone. Nel rispettare i contratti la troviamo addirittura al 155° posto, udite, udite, si trova addirittura dietro il Malawi. Nella facilità di iniziare un’attività economica,  dietro le isole Tonga; per ottenere un permesso di costruzione, dietro il Perù; per registrare una proprietà immobiliare e dietro il Marocco. La verità è la Grecia è per molti aspetti, non solo economici, anche  di moralità e di tradizione civica, un paese classificabile in via di sviluppo. Per contro il suo tenore di vita è a livello di quello italiano che però produce un PIL procapite più che doppio.       

 

Contrariamente a quanto sostiene la nostra pubblicistica, in particolare quella sinistra della sinistra, semmai è durante il precedente governo di Samaras che la Grecia ha fatto qualche progresso di avvicinamento agli standard europei ed è stato quello il vero sacrificio richiesto al popolo greco. Il PIL nel 2014 è cresciuto in Grecia del 2.4% e il Governo ha potuto ricominciare a finanziarsi sul mercato dei titoli di Stato a tassi  decenti del 4-5% e non più del 17% come negli anni immediatamente precedenti. Tutto distrutto in 6 mesi dallo sciagurato duo Tsipras-Varoufakis! Se tutto va bene il PIL della Grecia chiuderà il 2015 in negativo del 3% e la disoccupazione giovanile sarà balzata al 43% dal precedente 30%. Dunque ancora più lontani dall’Europa. Il Fondo di garanzia per ben 50 miliardi di € imposto alla Grecia è la conferma di aver a che fare con un paese in via di sviluppo dalle remote possibilità di restituire parte o tutto degli aiuti ricevuti.  Anche perché l’inaffidabilità dei Governi Greci, di cui quello attuale ne è la massima espressione, la assoluta volatilità dell’elettorato greco, il suo reiterato comportamento contro ogni forma di rispetto delle regole e delle norme di austerità richieste dall’enorme indebitamento, sono tutti fattori che hanno distrutto ogni fiducia da parte degli altri Paesi Europei, gli unici ormai disposti a finanziare un tale pozzo senza fondo.

Un Paese in via di sviluppo con una economia fallita potrà ripagare i suoi creditori?

 

(segue – 5)

 

 

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