Grecia o Lombardia, purché non si vada a referendum nel gulag dell’Unione sovietica europea

partenon grecia

di GIULIO ARRIGHINI – Che cavolo! Lo avevamo già scritto l’estate scorsa quando con un colpo di genio il sottosegretario Gozi del Pd disse che la Grecia, insomma, non poteva esprimersi per dire no al piano europeo di risanamento. Il popolo non doveva andare a referendum

Ma allora, il Pd ha il vizio di fare politica senza passare dal popolo? Ora, dobbiamo prendere atto che in regione Lombardia il meccanismo tattico si sta ripetendo. Dare la parola ai lombardi sull’autonomia, è da evitare. Paura di qualcosa?

La vicenda sconcerta e non ci resta che dire che a difendere le ragioni del territorio e, si passi anche, della democrazia, restano un pugno di persone.

Vale la pena ricordare che la Lombardia non è un gulag, come acutamente osservò mesi fa commentando Gozi, Roberto Bernardelli.

Il presidente di Indipendenza Lombarda infatti riprendeva l’uscita del Pd: “Non possiamo rassegnarci all’Europa degli ultimatum”, “l’Europa si salva davvero solo se ritrova il senso di comunità. Voglio dire che in un club non si mira ad escludere uno dei membri, né ad imporre le regole del più forte o del più avvantaggiato”.

Lo affermava Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, in un colloquio con il Corriere della Sera. E quale sarebbe la sorprendente proposta?

Leggiamo: “Non possiamo pensare di assistere a un meccanismo che consente a una nazione o a un singolo organismo di decidere del destino di altri 300 milioni di cittadini europei. Mi riferisco al referendum indetto in Grecia, così come, in passato, all’intervento del Bundestag o a quello della Corte costituzionale tedesca”.

Ma certo! Per i greci decidono le banche e Bruxelles. Motivo per cui Gozi suggerisce l’introduzione di uno strumento come il referendum europeo, idea cara allo stesso premier Renzi: “Le prossime grandi decisioni in materia monetaria, economica o di sviluppo dovranno essere sottoposte nello stesso giorno a tutti i cittadini degli stati membri”.

O tutti o nessuno. Straordinario. In altre parole: sui trattati non ci hanno fatto dire “beh”. Sull’euro men che meno. Per non parlare del pareggio di bilancio in Costituzione. “Però, democraticamente col pelo sullo stomaco – commentava Bernardelli sul quotidiano lindipendenzanuova.com – il Pd magnanimo dice che adesso sulle questioni della finanza dovranno esprimersi 300 milioni di cittadini. O tutti o nessuno. Nessuno stato ha il diritto di alzare la testa e dire NO. Occorre chiedere il permesso degli altri. L’Europa insomma è e resta una prigione, un grande gulag, in cui il principio dell’autodeterminazione è stato rimosso”.

Bene, allora facciamo esprimere tutta l’Europa se sia giusto o meno che i lombardi paghino le tasse per non essere derubati.

Segretario  Indipendenza Lombarda

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One Comment

  1. Pippo Gigi says:

    Chi ha vissuto la guerra fredda forse si domanda ancora del perché del crollo così rapido del comunismo.
    La ragione è economica e sociale. Innanzitutto il comunismo è stato sempre imposto in tutti i paesi ed i comunisti sono sempre stati una minoranza in essi. La popolazione ha sempre desiderato il ritorno alla “normalità”. Il comunismo è sempre stato fallimentare dal punto di vista economico, praticamente l’Unione Sovietica manteneva tutti i satelliti. Quando il prezzo del petrolio crollò alla fine degli anni ottanta, la Russia non aveva più le risorse finanziarie da dare alle varie DDR, Ungheria, Polonia. Anzi in Polonia il sentimento anticomunista era attivissimo, diffuso ed inarrestabile (Solidarnosc).
    L’Unione Europea è la nuova versione dell’Unione Sovietica, una democrazia di facciata ma in cui un pugno di persone non votato e non elette decidono tutto. L’Unione Europea è stata imposta (in Italia neppure il referendum è stato fatto), i movimenti antieuro stanno prendendo sempre più piede, l’Unione Europea prende decisioni non gradite alla maggioranza della popolazione (immigrati, economia, burocrazia, regolamenti assurdi, trattato commercio atlantico) e la sua economia sta andando a picco.
    Chi è giovane può semplicemente sedersi sulla riva del fiume e prima o poi vedrà passare il cadavere dell’Unione Europea, chi è più vecchio e non vuole morire in questo gulag, in questo pseudocomunismo è il caso che si dia da fare, resistendo, protestando, appoggiando i movimenti antieuro.

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