Grecia, la bancarotta della furbizia e dello statalismo

di ALDO MOLTIFIORIcrisi grecia

Negli ultimi mesi, ossia da quando il governo neo comunista, votato con grande non-chalance  da una larga parte del popolo greco, si è insediato ad Atene  tutta l’Europa non ha fatto altro che occuparsi del caso greco.

Sebbene  circoscritto nell’alveo dei danni economici è molto più immediato e quantificabile questo problema con buona approssimazione dai 300 ai 400 miliardi di euro.  In questa prima metà del 2015 siamo stati letteralmente bombardati dalle fandonie più invereconde sulle cause della crisi greca. Tradotte (le fandonie)  in parole povere sarebbero da addebitare alla irresponsabile ed egoistica politica di austerità  imposta dalla Germania, la quale avrebbe così strangolato  i poveri greci. Al punto, come dicono tanti narratori di fandonie a cominciare dai cosiddetti accademici di casa nostra, che i poveri greci sono stati ridotti alla fame  o peggio che non hanno più  i soldi per riscaldare  le loro abitazioni.

Ci hanno sommerso – politici, giornalisti, lacchè accademici e quant’altro, –  sotto il diluvio di accuse alla finanza mondiale, alla BCE, alle banche tedesche e francesi, alla UE che è priva di  solidarietà nei confronti dei poveri greci. Salvo poi scoprire che negli ultimi due mesi  quei poveri greci hanno prelevato dalle loro banche qualcosa come 140 miliardi di euro, ovvero 14.000 euro a persona.  Mi fermo qui, perché alla mistificazione e al tarocco degli italiani non vi è alcun decente limite. Ai Lombardi che da sempre vivono sulla base di quello che producono; che ove debbano contrarre un debito si fanno punto di onore  sulla sua restituzione nei modi e nei tempi concordati; che non sanno quale pensione potranno percepire al termine di una lunga vita contributiva; che pagano  oltre il 50% di tasse allo Stato e altre significative agli Enti Locali; cosa si sarebbe dovuto dire con molta chiarezza a proposito di uno dei privilegi più costosi del cosiddetto povero greco?

Ad esempio…. che: il lavoratore greco oggi va in pensione a 56 anni con l’85% del proprio salario senza un preciso collegamento con quanto ha versato di contributi pensionistici. Vedete bene che si tratta di un sistema pensionistico assolutamente insostenibile per qualunque economia forte, figuriamoci per quella asfittica e improduttiva  quale è quella greca.  Queste condizioni, e con gli altri comparti della economia greca messi allo stesso modo, durano da decenni! La voragine nella quale sono precipitati oltre 300 miliardi di euro, pari al 175% del Pil greco, non è stata creata da altri che dallo sperpero dei milioni di greci che sono allegramente vissuti per decenni al di sopra dei loro mezzi. Per la verità anche in Italia, sebbene in misura inferiore , ma non molto, esiste lo stesso problema; basti pensare ai tanti baby pensionati  del pubblico impiego che sono andati in pensione dopo 15 anni di contributi, o ai milioni di pensioni di invalidità da lavoro  in Regioni dove il lavoro è cronicamente assente.  Ma di questo parleremo in altra sede.

Dunque il caso greco può essere così sintetizzato: il trionfo del parassitismo che solo la arrogante  e ricattatoria furbizia degli attuali governanti greci ha cercato di ribaltare  in termini di responsabilità su altri.  E badate bene che la sostanza del negoziato tra Grecia e UE, con il suo  tira e molla che dura da 4 mesi, verteva tutto su una semplice quanto spudorata richiesta del governo greco all’Europa: niente riforme, semplicemente voi europei dovete darci altri soldi, qualcosa come 50-70 miliardi di euro e poi noi penseremo di aumentare il PIL ma ad una condizione;  l’attuale debito deve essere ristrutturato (furbesco eufemismo), ovvero deve essere ridotto di almeno un terzo riducendo quindi di cento miliardi gli attuali 300. Semplice no? Paradosso nel paradosso, il duo Tsipras e Varoufakis ci dicono 100 miliardi ce li abbuonate, altri 60 ce li date, cosicché, per la teoria dei giochi, il debito cala e in assenza di riforme e con i 60 nuovi miliardi i greci possono continuare a vivere allegramente da cicale come  negli ultimi decenni.  Naturalmente fino al prossimo show-down da insolvenza, quando di nuovo verrà fatta una analoga richiesta ai creditori.  Insomma il bengodi alle spalle altrui.  Ricordo solo che l’Italia, ma direi la Lombardia dal momento che chi paga è solo Lombardia, è esposta con i  furbetti del Pireo per 40 miliardi di euro. Oggi!  Domani così permanendo le cose , potrebbe arrivare al doppio o anche di più.

Fortunatamente mentre scrivo queste semplici verità Frau Merkel ha rilasciato una dichiarazione a nome del Governo Tedesco che semplicemente ripristina la verità: il Governo Greco, nel corso dei negoziati con l’Unione Europea non ha mostrato alcuna seria propensione all’accordo e non ha detto la verità  sulla portata delle proposte presentategli dalle Istituzioni internazionali. Il referendum proposto al popolo greco è solo un paravento di tali posizioni.

(1-segue)

 

 

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4 Commenti

  1. Roberto Porcù says:

    Spero che la Grecia ci lasci, con il chiodo o senza, ma ci lasci. Se rimane saranno altri chiodi.
    Poi “spero” che il rigore ci tocchi ed il pistolino che afferma, senza averle fatte, di fare le riforme, si decida a farle anziché chiacchierare solamente.
    Le leggi che si sono date a sostegno di politici in carica, uscenti o da riciclare nella infinità di enti nati appositamente, sono un qualcosa di ignobile.
    Al limite, rottura dell’Italia com’è fatta, e ciascuno vada per la sua strada, del rigore o dell’assistenzialismo, della buona amministrazione o del magna-magna.
    Qui non c’è solo l’illegalità diffusa alla quale sta alla Magistratura metterci il naso, ma l’illegalità “legiferata” contro la quale i Cittadini devono prendere posizione, fuori dei partiti, associazioni di categoria o sindacati, ché altrimenti si resta sempre nelle chiacchiere e nei rimandi di volta in volta a legislazioni future, quando le acque si saranno chetate.

  2. Pippo Gigi says:

    La differenza tra la Grecia e l’Italia è solo di numeri, l’economia italiana è anch’essa piena di parassiti, di “privilegiati”, solo che sono molti di più che in Grecia, il debito italiano è molto più grosso che quello greco.
    L’unica differenza è che la Grecia, non avendo un economia ma campando solo di trasferimenti statali si è dovuta appoggiare all’Europa per andare avanti, l’Italia anch’essa senza economia ma campando solo di trasferimenti statali si è molto più comodamente appoggiata alla sua colonia, la Padania, sfruttandola senza pietà.

    • Stefania says:

      Non fa una piega!

    • aldo moltifiori says:

      Commento integrativo assolutamente corretto. La ringrazio per aver ricordaro la nostra triste condizionedi sudditanza per non dire di schiavitù economica.

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