Grecia, tra povertà e miseria. E la recessione non è finita

di ALTRE FONTI

In Grecia, giunta al sesto anno consecutivo di recessione, più di una famiglia su 5 (oltre il 23%) è ormai a rischio povertà. E’ quanto rivela l’ultimo rapporto dell’Istituto statistico ellenico (Elstat) che ha appena pubblicato i dati riguardanti la situazione economica delle famiglie greche nel 2012. Intanto un altro studio, a cura del maggiore sindacato del settore privato, rivela che quasi la metà delle aziende greche sono in debito nei confronti dei loro dipendenti e solo quattro lavoratori su 10 ricevono lo stipendio nei tempi dovuti.

In base alle cifre sulla povertà dell’Elstat, risulta che l’anno scorso erano 914.873 i nuclei famigliari (per un totale di circa 2,5 milioni di persone su una popolazione complessiva di quasi 11 milioni) che non disponevano dello stretto necessario per condurre un’esistenza decente. La cifra era del 20,1% nel 2008 e del 21,4% nel 2011. Sempre in base alle statistiche, si evince che lo strato della popolazione a maggiore rischio povertà è quello dei bambini e degli adolescenti sino a 17 anni. Nell’ultimo anno, secondo fonti di stampa, è inoltre cresciuto in modo considerevole (ma non vi sono dati precisi recenti) il numero di coloro che vivono ormai al di sotto della soglia di povertà, livello fissato in un reddito annuo a persona inferiore ai 5.708 euro o inferiore agli 11.986 euro per una famiglia composta da due genitori e due figli. Con il termine “soglia di povertà” si definisce il reddito minimo che una persona o una famiglia deve assicurarsi per pagare affitto e generi di prima necessità, come alimenti, trasporti, vestiario e istruzione.

Le allarmanti cifre fornite dall’Elstat sembrano confermate da un recente sondaggio condotto sulla realtà economica ellenica dalla società indipendente olandese Trendbox da cui è risultato che il 39% dei greci, per poter pagare bollette di utenze o altri debiti, è costretto a chiedere prestiti a familiari o ad amici. In alternativa devono ricorrere alle proprie carte di credito già pesantemente in rosso oppure ritirare i risparmi depositati nei conti correnti che continuano ad assottigliarsi. E’ un dato di fatto che ormai la stragrande maggioranza dei greci preferisce rinviare il pagamento dei debiti più recenti per saldare quelli contratti in precedenza. Secondo dati della Banca Centrale di Grecia, nei primi 10 mesi di quest’anno i greci, per pagare i debiti pregressi, hanno accumulato nuovi debiti per 7,2 miliardi di euro (1,1 miliardo solo ad ottobre) mentre i depositi in banca sono diminuiti di 1,3 miliardi.

Oltre la metà della popolazione (57%), secondo la ricerca condotta dalla Trendbox, afferma che “oggigiorno in questo Paese è difficile per tutti tenere la testa fuori dall’acqua” mentre quattro greci su 10 fra coloro che hanno partecipato al sondaggio hanno ammesso che il loro reddito “ormai non garantisce più uno standard di vita decente”. Per quanto riguarda lo studio sul pagamento dei salari, condotto dall’Istituto per il Lavoro della Gsee, solo un’impresa greca su due paga ogni mese lo stipendio ai propri dipendenti. Questo è possibile, riferisce il quotidiano Kathimerini, in quanto in tali aziende é in vigore una sorta di contratto definito “operativo” – di recente sottoposto all’esame del ministero del Lavoro – in base al quale i lavoratori hanno accettato di ricevere lo stipendio ogni tre mesi invece che alla fine di ogni mese.

D’altro canto, nel corso di ispezioni effettuate dal Dipartimento del Lavoro, sono emersi molti casi di dipendenti che lavorano per più di otto ore ma che ricevono paghe equivalenti al compenso per lavori part-time perché le aziende in cui sono impiegati non li registrano come dipendenti a tempo pieno bensì come collaboratori a tempo parziale. (Furio Morroni – AnsaMed)

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2 Comments

  1. BRUNO DOLFINI says:

    IL VENTO DEL NORD –(…………)
    IL PRESIDENTE NAPOLITANO HA PORTATO
    ANCHE L’ITALIA ALLA FAME .EGLI ERA STATO
    NOMINATO COME GUIDA SUPREMA DELLO ,
    STATO, COMUNQUE SI INTERPRETI QUESTA
    CARICA. CHIARAMENTE EGLI NON ERA IN GRADO,
    CON LE SUE IDEE,DI CONDURRE IL PAESE NEL
    MODO ADATTO PER EVITARE LA FAME ! ORA
    MOLTE MAMME SONO INDOTTE A RUBARE NEI
    SUPERMERCATI DEI BENI ESSENZIALI PER LA
    PROPRIA FAMIGLIA : IL PRESIDENTE DOVREBBE
    VERGOGNARSI DI AVER LASCIATO IL SUO
    POPOLO AD ARRIVARE A QUESTI ESTREMI !
    LA FAME,L’INDIGENZA E “NON LA SEMPLICE
    POVERTA’ “,MA LA MISERIA : QUESTA E’ LA
    SITUAZIONE ITALIANA ED IL PRESIDENTE NE E’
    TOTALMENTE RESPONSABILE !!!
    NON ESISTONO SCUSE DI NESSUN TIPO:
    CHI E’ ALLA GUIDA DI UN POPOLO DEVE
    ASSOLUTAMENTE FARE IN MODO CHE NON
    GIUNGA ALLA FAME. TRA IL POPOLO MAYA,
    SE IN UN VILLAGGIO IL CAPO DEL VILLAGGIO
    FACEVA MANCARE IL MAIS AI SUOI VILLICI,
    VENIVA IMMEDIATAMENTE GIUSTIZIATO !!!
    POSSIAMO SORVOLARE SU UNA EVENTUALE
    PENA DI MORTE PER “PROCURATA FAME”,
    MA RESTA SEMPRE ALMENO LA VIA DELLE
    DIMISSIONI PER CEDERE LA CARICA AD
    ALTRA PERSONA !
    E LO SPETTRO DELLE ARMI COMPARE
    ALL’ORIZZONTE DELLA REPUBBLICA !
    Saluti.

  2. Pedante says:

    “In base alle cifre sulla povertà dell’Elstat, risulta che l’anno scorso erano 914.873 i nuclei famigliari…”

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