GRECIA: ACCORDO SUI TAGLI. MA ALLA UE NON BASTA

di VERCINGETORIX

L’Eurogruppo non ha gli elementi necessari per sbloccare gli aiuti alla Grecia oggi”. Ad affermarlo alla stampa è stato il presidente Jean Claude Juncker. Resta dunque in bilico la situazione di Atene che aspetta con ansia i miliardi di euro necessari per scongiurare la bancarotta del Paese. Non è bastato l’accordo raggiunto dai partiti all’ombra del Partenone per convincere l’Europa. La Grecia è considerata ancora poco credibile per quanto riguarda il rispetto delle misure imposte dalla triade Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. E pensare che due giorni fa i due premiers Merkel-Sarkozy avevano affermato che la penisola Ellenica ce l’ avrebbe fatta. Ieri invece la Commissione europea ha ribadito che molti sono ancora i punti da chiarire .
Non si riesce a capire quale sia l’utilità di queste continue docce scozzesi. A dire il vero tutta la vicenda fa tornare alla mente la storiella dell’asino di Buridano, l’equino che non riusciva a decidere cosa fare prima, se mangiare l’avena o bere l’acqua, e finì per morire di fame e di sete. Se l’asino fosse un uomo, sarebbe capace di scegliere liberalmente e in base alla propria volontà. Se si paragonasse l’asino ad un paese, potremmo tranquillamente pensare, nello stato attuale delle cose, alla Grecia (non me ne vogliano i discendenti di Platone) paralizzata così davanti alla scelta tra: austerity, riforme con le conseguenti imposizioni citate poco fa da (Fmi-Ue-Bce) e l’opposizione del popolo e degli interessi privati.
Ma andiamo con ordine, cosa significa l’ultimatum posto dai ministri delle finanze dell’eurozona il 9 febbraio ? Significa che  se il governo greco vuole ricevere i 130 miliardi di euro di aiuti concordati dai leader europei in ottobre per far fronte a 14,5 miliardi di bond in scadenza,il Paese a deve trovare il modo di risparmiare altri 325 milioni di euro prima di mercoledì 15 febbraio. Come ha scritto di recente “De Volksrant” (Il Giornale del Popolo olandese) qualche giorno fa, l’uscita della Grecia dall’eurozona non è più una cosa impensabile, anche perché gli europei stanno perdendo la pazienza davanti alla lentezza delle riforme greche.
La nuova giornata di “passione” è prevista per domenica, quando il Parlamento di Atene dovrà dare prova di una comunità d’intenti nelle forze politiche chiamate al voto, una scelta delicata, ma nel frattempo coraggiosa sul futuro dell’Euro Ellenico, e senza questi aiuti, la Grecia non riuscirebbe neanche a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici.
E allora perché la Ue non scuce i cordoni della borsa ? Perché la Ue ha già concesso alla Grecia ingenti finanziamenti, a fronte di precisi impegni di un parziale (ma anche certo) risanamento dei suoi conti pubblici che poi sono stati disattesi. Il bilancio pubblico greco infatti è una specie di serbatoio bucato, nel quale quasi tutte le somme immesse finiscono non per risanare i conti del Paese, ma per disperdersi nei mille rivoli di dissipazione che hanno già portato la Grecia al disastro.
Fintanto che non sarà stato otturato il serbatoio, è inutile immettere nel serbatoio greco nuova benzina monetaria che, in queste condizioni, non riuscirà mai a far risollevare le finanze greche ma solo ad aggravare la sua situazione debitoria e le sue inefficienze, ed è questa la specifica richiesta che Bruxelles avanza nei confronti di Atene
A testimonianza della poca affidabilità delle istituzioni elleniche, l’Eurogruppo ha intanto annunciato di voler rafforzare la sorveglianza su Atene avallando la proposta franco-tedesca di bloccare il fondo per mettere in sicurezza gli interessi sui bond a garanzia dei creditori.
Se l’asino alla fine morirà, ovvero se la Grecia fallirà e uscirà dall’eurozona, sarà in parte responsabile del suo triste destino. Ma sarà anche stato spinta a una scelta quasi impossibile, semplicemente perché , forse, sbagliata.

Intanto ad Atene la situazione è caotica. Sono in corso due giorni di sciopero generale e cominciano le defezioni di alcuni membri del governo, che probabilmente preferiscono darsela piuttosto che affrontare l’ira dei cittadini. Il governo di Atene «fatto di 49 ministri mentre quello di Monti ne ha 18» deve decidere di tagliare gli enormi costi della politica greca e avviare subito un «efficiente programma di privatizzazioni» attingendo ad un patrimonio di beni di proprietà del governo il cui valore è «superiore a quello del debito pubblico». È il senso della lettera, la seconda in due giorni, inviata dall’ex premier belga Guy Verhofstadt, leader dei liberal-democratici europei (Alde), al presidente dell’Eurogruppo, Jean Cluade Juncker. Quello che serve alla Grecia, scrive Verhofstadt, è «una significativa riforma dello stato ed essenzialmente una riduzione delle sue dimensioni». Entrando nel dettaglio, il leder Alde, indica una serie di misure per la riduzione dei costi della politica che potrebbero coprire i 300 milioni di euro che ancora mancano per far quadrare i conti riduzione degli stipendi dei parlamentari greci («possibile perchè sono tra i più pagati dell’intera Ue»), taglio degli «altissimi» costi di gestione del governo («che ha 49 ministri mentre il governo Monti ne ha 18»), taglio delle auto blu parlamentari, vendita di uno se non di tutti e tre gli aerei di stato a disposizione dei ministri, parificazione degli stipendi «di giudici, diplomatici, alti funzionari e quadri pubblici» ai livelli del settore privato, riduzione dei contributi ai partiti e delle spese del governo per l’acquisto di spazi pubblicitari sui giornali.


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