Grasso, dai Money transfer i fondi per il terrorismo

 di PIERO GRASSOIRAQ-_Crudeltà_Esercito_islamico_

(tratto dall’audizione dell’allora procuratore nazionale antimafia in Commissione Antimafia il 6 marzo 2007) – Il tallone d’Achille delle indagini patrimoniali è riuscire a trovare le persone incensurate, i colletti bianchi che svolgono il lavoro di riciclaggio dei profitti illeciti per i mafiosi.
Sono state coinvolte in questa sperimentazione sei procure – Milano, Roma, Napoli, Palermo, Torino e Genova – al fine di verificare, attraverso indagini concrete, la bontà di questo sistema. Dopo questa fase di sperimentazione, se va bene, pensiamo di poterla estendere a tutte le direzioni distrettuali antimafia.

Money transfer come bancomat
Infine, cito quella che è un’operazione di attualità. Ne avrei parlato anche se fossi stato ascoltato precedentemente, quindi questo non è un fatto nuovo, per quanto riguarda la procedura. Probabilmente, dal momento che le indagini sul money transfer erano già in corso, non avrei potuto fornire i particolari che si possono fornire oggi, ma era già nel compendio del mio approfondimento sotto il profilo del riciclaggio di denaro proprio questa attività, a cui è stato dato un impulso da parte del mio ufficio, sempre in collaborazione con il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Ancona, che aveva già avviato un’indagine, ed il nucleo speciale di polizia valutaria di Roma.
L’operazione, che è stata denominata Easy money, cioè denaro facile, ha scoperto un sistema bancario parallelo o alternativo in grado di contare su una rete capillare di distribuzione tre volte più ampia di quella delle Poste, su cui circolano flussi imponenti di denaro contante che sfuggono ad ogni controllo, con il fondato pericolo che possano servire a finanziare, oltre che attività illecite, anche il terrorismo internazionale.

 

Circolano più soldi del circuito bancario

Pensate che nel solo 2005 sono transitati, attraverso i money transfer italiani, circa 1,4 miliardi di euro, a fronte dei 750 milioni del sistema bancario ufficiale, come rimesse di immigrati, che nella maggioranza dei casi non si sa da dove provengano e dove vadano a finire. Ebbene, 400 agenzie di trasferimento di denaro completamente abusive sono state scoperte sulla base dell’indagine iniziata dalla procura di Ancona, quasi tutte localizzate in quel territorio.
I risultati sono andati ben oltre le aspettative, sono veramente strabilianti, perché ci hanno consentito di far luce sostanzialmente su un sistema bancario alternativo, che non rispetta le regole e rischia di mettere in crisi anche quello legale. Pensate che sono stati identificati circa 25 mila punti di raccolta di denaro presenti in Italia e si stima che il 30 per cento – circa 8 mila – siano illegali. Questi punti di raccolta utilizzano anche i tabaccai, gli internet point, i phone center (non so se anche le macellerie, ma tra poco ci arriveremo…!).

 

Italia seconda dopo gli Usa

Lo sviluppo è tale che l’Italia è seconda al mondo, dopo gli Stati Uniti, in questo movimento di denaro. Credo che la spiegazione sia facile: in Italia la possibilità di operare abusivamente in questo settore e la proliferazione di questi punti di raccolta hanno determinato la difficoltà dei controlli. C’è il fondato pericolo che questo sistema venga utilizzato anche dal terrorismo. Del resto, abbiamo potuto verificare che uno degli autori della strage delle Torri Gemelle di New York, proprio due giorni prima degli attentati, aveva spedito a Dubai 2.860 dollari tramite il sistema del money transfer. Questo è un fatto «folkloristico» rispetto alla nostra indagine, ma è comunque indicativo. Inoltre, tre soggetti inseriti nella black list avevano utilizzato il sistema del money transfer. Abbiamo visto che si tratta di somme irrisorie, probabilmente somme spedite alle famiglie di origine, ma questi accertamenti vanno completati.

 

Senza autorizzazione

Tuttavia, è difficile riuscire a seguire il filo rosso di questo danaro una volta che va a finire in questo calderone comune, con una serie di compensazioni internazionali, per cui è difficile risalire alle diverse operazioni che vengono effettuate.
L’indagine si è soffermata solamente su tre società mandatarie nazionali – Milano, Verona e Roma – e pensate che in totale sono 27. Questo significa che ve ne sono altre 24 che non sono state controllate, nei loro rapporti con le sub-agenzie che operano sul territorio.
Nel corso del tempo, sono stati denunciati per l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria i gestori delle sub-agenzie sul territorio, in concorso con i mandatari nazionali, perché questi ultimi devono sapere che operano senza alcuna autorizzazione.

 

Più veloci delle banche

Inoltre, vi è anche un’altra violazione, quella dell’omessa istituzione dell’archivio informatico. La pena prevista va da sei mesi a quattro anni. La procedura consente indagini brevi e non prevede assolutamente intercettazioni. Insomma, è un reato di quelli che oggi si possono considerare bagattellari, per i quali le pene previste non colpiscono né possono rappresentare un deterrente rispetto al fenomeno.
Abbiamo notato che un’agenzia è stata aperta e, in quattro mesi, ha fatto viaggiare circa 1,5 milioni di euro dalla zona di Ancona verso la Colombia. Si è scoperto che si trattava di un collegamento per il traffico degli stupefacenti: la partita degli stupefacenti è arrivata ed è stata pagata; per questo si è creata un’agenzia ad hoc, che dopo quattro mesi è scomparsa, non ha più operato. Ovviamente, adesso riuscire a rintracciare questi soldi è impossibile.
Molte delle operazioni sono state condotte senza la presenza fisica delle persone. Infatti, la Guardia di finanza ha controllato alcuni di questi punti, ed ha verificato che durante la giornata nessuno vi è mai entrato. Eppure, dalla contabilità controllata successivamente al sequestro, si è visto che quel determinato giorno erano state compiute 150 operazioni, per importi di 12.499,99 euro, frazionando tutti i movimenti, per non dover rivelare l’identità dell’operazione per contanti.
Nessuno controlla il frazionamento delle operazioni. Si possono esibire anche documenti falsi quando ci si rivolge a queste agenzie, la cui velocità di trasmissione del danaro supera quella del sistema bancario.

 

L’illecito corre sul filo

Ho provato in prima persona a fare un bonifico bancario ed ho verificato che è stato necessario un mese perché il denaro arrivasse al destinatario; tramite queste agenzie, invece, in 24, al massimo 48 ore, il denaro spedito arriva a destinazione. Inoltre, esse sono aperte anche nel week-end. Va detto, poi, che vi sono ammesse persone che non potrebbero mai entrare in una banca normale, o comunque non potrebbero avere alcun credito, neanche per effettuare un’operazione di versamento.
Pertanto, queste agenzie svolgono un servizio certamente utile per tante persone, ma possono rappresentare anche un canale per il denaro che proviene dall’illecito, non escluso quello che deriva anche dalla corruzione o dall’evasione fiscale. Come abbiamo potuto notare, infatti, una buona quota di questo denaro è stato inviato nella Repubblica Dominicana, e non credo che ci siano tanti cittadini dominicani in Italia che possano fare queste rimesse nei confronti del paese d’origine.

 

Sfuggono all’economia legale 

Allo stesso modo, ad esempio, si è potuto notare che i cinesi, non avendo l’autorizzazione ad operare, su indicazione dell’agenzia mandataria, si sono rivolti a un italiano, che si è intestato l’agenzia. I cinesi, dunque, hanno operato a Roma, che raccoglie il 65 per cento delle attività su cui si è indagato, e a Milano. Come vedete, si tratta di piazze molto frequentate per quanto riguarda il giro di denaro. Abbiamo visto che i cinesi hanno aumentato di 40 volte, in pochi anni, il volume delle rimesse all’estero. È evidente, quindi, che la loro attività in Italia è produttiva. Se poi si sommano queste rimesse agli investimenti che i cinesi compiono in Italia, attraverso l’acquisto di ristoranti, pizzerie, locali e quant’altro, si può comprendere quanto la nostra economia venga influenzata da questi fattori, che certamente sfuggono all’economia legale.
Ci sono somme inviate anche dall’Italia in Italia, o da immigrati che hanno parenti in varie parti del paese oppure da italiani che decidono di utilizzare questo sistema – del resto abbastanza semplice – per spedire il denaro che può essere il frutto di un’attività lavorativa, ma anche di un’attività illecita. (1-segue)

 

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