Grasso, i mafiosi si danno all’islam passando per i money transfer

di PIERO GRASSOmoney transfer

(2-segue – tratto dall’audizione dell’allora procuratore antimafia in Commissione Antimafia, seduta del 6 marzo 2007) – Esaminando i paesi verso i quali vengono inviati i soldi (attraverso il money transfer, ndr), si è visto che ci sono quasi tutti quelli che hanno traffici illeciti: Cina, Romania, Marocco, Albania, Ucraina, Ecuador, Colombia, Repubblica Dominicana. Tutti paesi segnalati come protagonisti di traffici e di reati transnazionali corrispondenti. Ben 312 ispezioni dell’Ufficio italiano cambi si sono concluse con una denuncia. L’organismo di controllo ha disposto una serie di controlli che sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza, in seguito ai quali 304 persone sono state denunciate, 22 sono state arrestate e per 81 sono state avviate le procedure di espulsione.

 

Pene scarse, controlli insufficienti
Questo il resoconto di un’indagine interessante che, secondo me, lascia intravedere degli spaccati a cui bisogna porre rimedio. Il sistema esiste, ma i controlli sono difficili, vista la proliferazione di questi punti di raccolta; forse bisognerebbe mettere in atto un sistema più rigoroso e prevedere delle norme più cogenti sotto il profilo della pena.
Mi è stata rivolta qualche domanda sul terrorismo. Per quanto riguarda i rapporti tra criminalità organizzata e terrorismo, abbiamo già accennato che sono emerse tracce consistenti di rapporti che, se non sono sufficienti a delineare un sistema organico di reti criminali collegate, sono tuttavia idonee a rappresentare un quadro di collegamenti, di cointeressenze, di sinergie che lasciano intendere come, in futuro, questi rapporti potrebbero assumere aspetti sempre più consistenti, con l’estendersi degli interessi delle reti criminali da singoli territori regionali o nazionali ad ambiti transnazionali. Questi contatti sono stati identificati in esigenze logistiche, in esigenze di approvvigionamento di documenti falsi, di inserimenti in canali del narcotraffico ai fini di autofinanziamento.

 

Dalla mafia all’islam

Ho già tracciato un panorama di ciò che è emerso finora dalle indagini su questi contatti. Ce ne sono alcuni, anche lontani nel tempo, tra terrorismo di sinistra e ‘ndrangheta, che non sto qui a richiamare. Si tratta di indicazioni che vengono da collaborazioni di giustizia, spesso non riscontrate, ma ce ne sono altre che invece hanno trovato riscontro. Cito, ad esempio, il latitante di prima linea Walter Pianelli, arrestato in un ospedale in Calabria, che era stato ospitato da una cosca della fascia ionica della provincia di Reggio Calabria. Inoltre, alcuni componenti della ‘ndrangheta hanno ufficialmente dichiarato di essere passati dalla parte dei terroristi. Ci sono stati rapporti, anche in passato, tra la cosca De Stefano e gli ambienti della destra eversiva. Freda, prima di allontanarsi in Francia, nel soggiorno obbligato a Catanzaro fu ospitato proprio in abitazioni di esponenti della ‘ndrangheta, che gli fornirono anche il passaporto per recarsi all’estero.

 

L’attentato di Madrid dell’11 marzo
Come se non bastasse, un’indagine più recente ha accertato l’esistenza di una struttura associativa che si dedica al traffico internazionale di stupefacenti fra Italia, Spagna, Olanda e Brasile, finalizzata a rifornire di stupefacenti la zona nord del territorio napoletano; tale struttura vedeva coinvolti, in qualità di trafficanti, anche elementi di cellule del terrorismo internazionale, uno dei quali, tornato in Spagna e scarcerato dopo un precedente arresto, veniva coinvolto nelle indagini sull’attentato realizzato a Madrid l’11 marzo 2004.
Per queste ragioni continuiamo a sostenere l’opportunità di coordinare così come si coordinano le indagini sulla criminalità organizzata le indagini sul terrorismo. Indipendentemente dalla struttura a cui attribuire questo coordinamento, io penso che esso sia necessario soprattutto perché, a livello europeo e a livello internazionale, al tavolo dello scambio delle informazioni fra autorità giudiziarie non possono certamente sedere 26 procuratori distrettuali, ma è preferibile che sieda un unico interlocutore che abbia potuto raccogliere le informazioni sparse sul territorio, attraverso le indagini delle varie procure distrettuali.
Peraltro, ricordo che una disposizione del Consiglio dell’Unione europea del 28 febbraio 2002 ha istituito Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità. La DNA partecipa a tante istituzioni europee per lo scambio di informazioni a livello internazionale – la Rete giudiziaria europea è una di queste – e ormai, nell’ambito europeo, quando si parla di criminalità organizzata si comprende anche il terrorismo. Non c’è più una distinzione. Pertanto, ci si ritrova spesso a dover interloquire senza avere alcuna informazione che provenga da canali istituzionali. Lo stesso vale per tutto il regime dei colloqui investigativi che vengono autorizzati, taluni anche su parere della DNA, e non si sa bene, nel caso in cui vengano richiesti nei confronti di terroristi o di indagati in carcere per criminalità terroristica e non organizzata, se e quale disciplina applicare. Questo è un aspetto che bisogna correggere.

Soldi per le torri gemelle?

I risultati sono andati ben oltre le aspettative, sono veramente strabilianti, perché ci hanno consentito di far luce sostanzialmente su un sistema bancario alternativo, che non rispetta le regole e rischia di mettere in crisi anche quello legale. Pensate che sono stati identificati circa 25 mila punti di raccolta di denaro presenti in Italia e si stima che il 30 per cento – circa 8 mila – siano illegali. Questi punti di raccolta utilizzano anche i tabaccai, gli internet point, iphone center (non so se anche le macellerie, ma tra poco ci arriveremo…!). Lo sviluppo è tale che l’Italia è seconda al mondo, dopo gli Stati Uniti, in questo movimento di denaro. Credo che la spiegazione sia facile: in Italia la possibilità di operare abusivamente in questo settore e la proliferazione di questi punti di raccolta hanno determinato la difficoltà dei controlli.
C’è il fondato pericolo che questo sistema venga utilizzato anche dal terrorismo. Del resto, abbiamo potuto verificare che uno degli autori della strage delle Torri Gemelle di New York, proprio due giorni prima degli attentati, aveva spedito a Dubai 2.860 dollari tramite il sistema del money transfer. Questo è un fatto «folkloristico» rispetto alla nostra indagine, ma è comunque indicativo. Inoltre, tre soggetti inseriti nella black list avevano utilizzato il sistema delmoney transfer. Abbiamo visto che si tratta di somme irrisorie, probabilmente somme spedite alle famiglie di origine, ma questi accertamenti vanno completati.
Tuttavia, è difficile riuscire a seguire il filo rosso di questo danaro una volta che va a finire in questo calderone comune, con una serie di compensazioni internazionali, per cui è difficile risalire alle diverse operazioni che vengono effettuate.
L’indagine si è soffermata solamente su tre società mandatarie nazionali – Milano, Verona e Roma – e pensate che in totale sono 27. Questo significa che ve ne sono altre 24 che non sono state controllate, nei loro rapporti con le sub-agenzie che operano sul territorio. (2 – fine. 1° parte: http://www.lindipendenzanuova.com/grasso-money-transfer-bancomat-terrorismo/)

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