Grasso: mafia, non capisco perché i tribunali del Nord non fanno prevenzione

di PIERO GRASSOmafia silenzio

(tratto dall’audizione dell’allora procuratore nazionale Antimafia in Commissione antimafia, seduta 6 marzo 2007) – Ricordo che stavo trattando l’argomento delle indagini che sono state svolte dal mio ufficio sull’attuazione di due articoli della legge Rognoni-La Torre, che cercano di impedire che soggetti già qualificati come mafiosi possano tornare a costituire attività economiche e finanziarie successive alla loro dichiarazione di mafiosità.

Le famiglie che fanno affari
Nel corso di questa indagine, condotta con l’ausilio dello SCICO della Guardia di finanza, si sono individuati una serie di soggetti che hanno violato queste norme e, per questo, sono stati denunciati. Tra questi soggetti abbiamo rinvenuto personaggi appartenenti alle famiglie mafiose di Trapani, Mazara del Vallo, Marsala, Palermo, Bagheria, San Giuseppe e Villabate per quanto riguarda la Sicilia, ma anche una serie di ‘ndrine calabresi (Imerti-Condello-Fontana, De Stefano, Cerra-Torcasio-Giampà di Lamezia Terme, Facchineri) i cui appartenenti hanno violato queste norme della legge Rognoni-La Torre, e infine clan camorristici (i Casalesi, i Cava di Quindici, e così via).
Non ripeto l’elenco delle famiglie coinvolte in questa indagine, ma mi pare che sia un risultato importante vedere che cosa succede dopo che un personaggio è stato qualificato come mafioso e che cosa fa dopo che ha scontato la pena, spesso riprendendo la sua attività a tempo pieno.

Il Nord non controlla i mafiosi sul territorio
Durante questa indagine si è effettuato un monitoraggio presso i tribunali di tutta Italia e si è potuto notare che su 123 tribunali ben 65 hanno risposto di non avere, negli ultimi tre anni, instaurato alcun procedimento di prevenzione. Trattandosi di tribunali quasi tutti del nord, sotto un certo profilo il risultato è comprensibile, ma bisogna chiedersi se siamo in presenza di una mancata attuazione della legge recante le misure di prevenzione oppure se manchino i presupposti per applicare tali misure sulla criminalità del territorio. Ho con me un elenco di questi tribunali che posso eventualmente lasciare alla Commissione.

Che dire poi dei fondi comunitari

Oltre a questo, si è provveduto a fare un’altra attività di ricerca, sempre con l’ausilio della Guardia di finanza, partendo dalla legge n. 488, che prevede l’assegnazione di contributi comunitari per lo sviluppo di attività imprenditoriali, aziendali e quant’altro. Si è realizzato – prima in Sicilia, poi è stato esteso anche alla Calabria – il cosiddetto progetto Gorgona. Si è fatto un accertamento al contrario: non si è partiti dai soggetti indiziati di appartenere alle associazioni mafiose, ma dai contributi erogati in determinate regioni, per risalire ai destinatari degli stessi e per verificare gli indici di rischio e i sensori che potevano generare una qualche perplessità su tali soggetti.

I risultati sono stati illuminanti. Su 17 interventi programmati in Sicilia, 11 controlli hanno avuto esito positivo e hanno prodotto il recupero di 17,4 milioni di euro; 4 controlli ancora sono in corso per 21,7 milioni di euro e 2 interventi si sono conclusi negativamente, nel senso che hanno portato a constatare la regolarità della situazione.

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Un mio slogan era: SILENZIO. IL SOVRANO DORME..!

    Pare che si possa dire: SILENZIO. LA MAFIA DORME..!

    No, vale di piu’: SILENZIO. SE NO LA MAFIA TI PESTA..!

    E l’art. 21 non vale se c’e’ la mafia… al comando..?

    Secondo me la mafia funziona molto meglio dello stato itaglia.

    A parte che non si puo’ fare un bel DISTINGUO..!

    Siamo sicuramente presi molto male..! E con o senza mafia.

    Preghiamo

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