Grasso, la confisca dei beni mafiosi fa acqua

di PIERO GRASSOmafia

(tratto dall’audizione dell’allora procuratore nazionale antimafia in Commissione antimafia, seduta del 6 marzo 2007) – Per quanto riguarda i beni confiscati, penso che oggi siano due le esigenze da soddisfare: prima di tutto quella di snellire e rendere più celere il procedimento di destinazione dei beni all’utilità sociale e poi quella di attribuire ad un organismo a livello centrale tutte le competenze relative alla gestione e alla destinazione dei beni confiscati.
Questo nuovo organismo centrale – non importa la sua denominazione, si può chiamare agenzia, ente, commissariato, o come si vuole – dovrebbe essere collocato nell’ambito o del Ministero dell’interno (mi sembra questa la sede più appropriata, in relazione ai compiti che dovrebbe svolgere) oppure della Presidenza del Consiglio (nel caso in cui si pensasse alla cooperazione di più ministeri nella gestione di questa attività).

Il Demanio ha le mani legate
Dico questo perché certamente, nonostante la buona volontà del direttore dell’ufficio del demanio, il quale ha mostrato di voler fare veramente tanto, per esempio, nell’ambito della modernizzazione dell’ufficio (soprattutto attraverso l’informatizzazione) o nel portare avanti tutte quelle procedure attivate per venire sostanzialmente in possesso dei beni confiscati, in tutta onestà, il demanio sul territorio non può operare, perché le condizioni territoriali non aiutano. Per essere chiari, c’è una sorta di intimidazione ambientale che ne influenza l’attività. Penso a quello che può accadere nel momento in cui l’impiegato del demanio si trova contro il boss mafioso, il quale – attraverso tutta una rete connivente di persone che lo proteggono – ha la possibilità di contrastare efficacemente anche le azioni legittime che si vogliano imporre.

 

Il controllo dal ministero, non altrove
Ecco perché il Ministero dell’interno – proprio perché ha bisogno dei carabinieri, della polizia o di una presenza militare sul territorio – appare, a mio avviso, la sede più idonea ove collocare l’organismo. Il ministero mantiene con i prefetti e con i sindaci collegamenti diretti e immediati, sicuramente utili per individuare, a seconda delle finalità istituzionali e sociali che si vogliono perseguire, i destinatari dei beni; inoltre, durante la fase della gestione dei beni, il ministero potrà (attraverso le sue articolazioni periferiche) garantire l’effettività dei provvedimenti amministrativi adottati e la protezione dei beni medesimi. Tutto questo sopratutto in quei territori dove la presenza dello Stato viene ancora fortemente contrastata da organizzazioni criminali e ogni giorno bisogna riaffermare l’autorità dello Stato stesso.
Non si esclude certamente che questa nuova entità possa trovare la massima collaborazione nell’agenzia del demanio, per tutti gli aspetti tecnici e patrimoniali che la gestione del bene comporta.
Non so se la Commissione è a conoscenza di una sentenza delle sezioni unite della Cassazione, che ha affermato la possibilità di revoca della confisca definitiva. Questo è un grave vulnus, una grave ferita al concetto di definitività della confisca, che può produrre degli effetti disincentivanti. Investire in un bene il quale può essere sottoposto a revoca o sostanzialmente a revisione non è quanto si può auspicare. Comunque, bisogna verificare, nel caso della revisione, che siano venuti meno quei presupposti che hanno determinato il provvedimento di confisca.

Assoluzione ma anche blocco dei patrimoni

Si può avere, anche se qualcuno non se ne vuole rendere conto, un’assoluzione per quanto previsto dall’articolo 416-bis del codice penale, ma un’irrogazione di misure di prevenzione patrimoniali, proprio perché il soggetto è indiziato di appartenere al sistema mafioso. Diversamente si rende vano il doppio sistema di misure di prevenzione e di applicazione delle norme del codice penale. L’essere assolto da quanto previsto dall’articolo 416-bis, quindi, non fa cadere automaticamente tutto il procedimento di prevenzione e la confisca avvenuta in base a questo. Come sapete, ci sono due confische: quella in base all’articolo 216-sexies (che segue il processo) e quella rientrante nelle misure di prevenzione. Infatti molto spesso, specie quando le sorti del processo erano incerte, a Palermo. La Cassazione parla di confisca prevista dall’articolo 2-ter della legge n. 575 del 1965, quindi è quella delle misure di prevenzione.

Non si recupera il patrimonio

Per quanto riguarda le conseguenze a seguito di revisione, si potrebbe ipotizzare una sorta di indennizzo al soggetto confiscato nel momento in cui si revoca la confisca, cioè una somma equivalente al valore del bene al momento del sequestro, senza togliere la destinazione dell’utilità del bene una volta assegnato. Questa potrebbe essere una soluzione nel caso in cui questa situazione restasse immutata.
Un problema che riguarda i beni confiscati è il reale recupero al patrimonio pubblico dei cespiti già appartenenti alla criminalità organizzata. Spesso, a distanza di anni, riscontriamo che detti beni sono ancora occupati dal prevenuto o dai suoi familiari, senza che gli amministratori giudiziari si siano concretamente e tempestivamente attivati per ottenerne l’allontanamento. C’è, quindi, anche il problema della gestione dei beni sequestrati in previsione della confisca.

La gestione va affidata alla magistratura
Non si possono far gestire, a mio avviso, i beni sequestrati, in pendenza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria, da un organismo amministrativo diverso dall’autorità giudiziaria stessa. Ritengo che essa debba mantenere il controllo dell’amministrazione giudiziaria nel momento in cui c’è un provvedimento giudiziario da eseguire. Ho sentito che ci sono tesi che propongono un’amministrazione separata e temporanea anche nell’ambito dei beni sequestrati. Certamente si possono anticipare, in casi particolari, le destinazioni dei beni: penso che sia stato fatto quando, a seguito di sequestro con buone probabilità di una confisca, sono state attribuite alle forze dell’ordine, per esempio, locali da adibire a caserme o cose del genere. Esclusi questi casi eccezionali, però, io manterrei la custodia ed il controllo all’autorità giudiziaria.

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