Grandi opere, paralisi totale. 27 milioni di lavori fermi per la burocrazia cazzara

“A farne maggiormente le spese sono gli interventi per le scuole: nel 30% dei casi segnalati si tratta di opere di manutenzione e messa in sicurezza di edifici scolastici. Seguono le opere di gestione delle acque con il 29% delle segnalazioni concentrate principalmente nel Mezzogiorno. E ancora, interventi per la viabilità che riguardano messa in sicurezza, manutenzione e realizzazione di strade statali, provinciali e comunali (il 15% dei casi segnalati) e opere idrogeologiche (11%)”.
Per voler approfondire:  vedere il sito sbloccacantieri.it, proposto dall’Ance.
Dunque il problema è il codice degli appalti. “L’Ance ha chiesto di mettere a punto un decreto legge che ricalchi il ‘Plan Espana’ che prevedeva l’apertura di cantieri per 13 miliardi in due anni bruciando una serie di passaggi burocratici e normativi. Proprio il 28 novembre il Cipe ha approvato il nuovo regolamento “adottando innovazioni finalizzate a velocizzare le procedure e l’efficacia delle decisioni concernenti gli investimenti pubblici”.
Chissà….
Ecco tre situazioni emblematiche come esempio. “In Lazio, Marche e Umbria, ad esempio, 21 interventi relativi a scuole danneggiate dal sisma che dovevano essere realizzati in tempo per la riapertura per l’anno scolastico 2017-2018. Da inizio giugno 2017 risultano andate deserte 10 procedure, relative a 6 interventi. Significativo è il caso delle scuole di Loro Piceno e Giano dell’Umbria che hanno visto ben due procedure andare deserte e solo al terzo bando gli operatori economici hanno partecipato.

Attualmente, quindi, a fronte di 187 operatori economici invitati, solo 30, pari al 16%, hanno partecipato alle procedure negoziate previste, presentando la relativa offerta. Ancora in Veneto il piano stralcio contro le alluvioni nelle città metropolitane è al palo. Il programma, approvato nel 2015 per dare attuazione a una lista di interventi tempestivamente cantierabili, prevede 4 interventi, per 160,8 milioni di euro. Solo per un intervento risultano recentemente avviate le procedure di appalto. I restanti sono tutti in fase di progettazione ed hanno accumulato gravi ritardi rispetto alle tempistiche previste. Infatti, a fronte di una previsione di spesa a fine 2018 di circa 60 milioni di euro, a oggi non sono stati avviati cantieri”.

Insomma, un quadro drammatico. Ma l’Ance aggiunge anche le strade… la superstrada toscana aspetta da 60 anni di essere finita ed è la famosa Toscana Sgc E78 Grosseto – Fano due mari, della lunghezza totale di 280 km, che venne riconosciuta con un atto di programmazione pubblica nel 1956, per essere classificata “di grande comunicazione” occorre attendere la legge n. 360 del 1968. “Nel 1982 la Due Mari – spiega l’Agi – venne inserita nella graduatoria del gruppo di strade con priorità di finanziamento, occorre però attendere gli anni Novanta e il primo decennio duemila per avere circa 30 chilometri realizzati a doppia carreggiata fra Siena e Grosseto e, in provincia di Arezzo, fra Palazzo del Pero e Le Ville Monterchi. A oggi restano ancora da realizzare nel tratto fra Siena e Grosseto due lotti per un totale di 12,8 km, nel tratto fra Siena e confine Umbria – Marche, un lotto nel Comune di Siena di 4 Km e ben 6 tratte”.

Come si dice, la Salerno Reggio gli fa un baffo.

Dove sono i partiti del cambiamento? Il Paese è fermo per la burocrazia cazzara.

Angelo Valentino, responsabile Grande Nord Milano

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