Grande Nord, oggi alla Camera presentazione Comitato referendum abrogativo reddito cittadinanza

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riceviamo e pubblichiamo dalla Confederazione di Grande Nord mentre alle 10 alla Camera dei deputati in sala stampa viene illustrato dalla confederazione il Comitato referendario per l’abrogazione della legge sul reddito di cittadinanza.
La Confederazione di Grande Nord ha dato il via nell’autunno scorso alla raccolta firme in centinaia di gazebo nelle principali piazze di Lombardia, Piemonte e Veneto contro il reddito di cittadinanza.
Il risultato è stato importante e oltre le aspettative.
Il riscontro sul territorio ci ha motivati a continuare sino alla costituzione del Comitato promotore per il referendum abrogativo della legge che ha istituito il reddito di cittadinanza.
Ad oggi la ripartizione geografica del reddito di cittadinanza è la fotografia del paese reale, un paese spaccato da sempre in due, da una parte l’assistenzialismo, dall’altra la richiesta di meno tasse, più autonomia e imprese meno vincolate dal peso della burocrazia.
Ripartizione reddito di cittadinanza
  • Nord 16,9%
  • Centro 13,7
  • Sud 69,4
La Campania detiene da sola il 27% degli aventi diritto. La Sicilia il 24%. Il Veneto, al contrario, è la regione che ha presentato il numero più basso di richieste. E’ evidente che i bisogni del Paese sono diversi.
LA SPEREQUAZIONE: 
POVERI DEL NORD PIU’ POVERI CHE AL SUD
Dall’ultimo rapporto Istat sulla povertà si legge :
Le soglie di povertà assoluta
Le soglie di povertà assoluta rappresentano i valori rispetto ai quali si confronta la spesa per consumi di una famiglia al fine di classificarla assolutamente povera o non povera. Ad esempio, per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 826,73 euro mensili se risiede in un’area metropolitana del Nord, a 742,18 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 560,82 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno.
Dunque, il reddito di cittadinanza, uniforme da Nord a Sud, non considera il costo reale della vita. E’ una manovra che genera una ulteriore ingiustizia sociale.
CHI INCASSA QUINDI…
Ci sono 34 province del Sud e delle isole in testa alla classifica dei potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza così come lo immagina la manovra gialloverde per il 2019. A Crotone quasi una famiglia su quattro ha un Isee sotto 9mila euro, così da rientrare nel perimetro della misura annunciata dal Governo, che promette la misura assistenziale per famiglie con Isee fino a 9360 euro annui. A Napoli, Palermo e Caltanissetta rientra una famiglia su cinque.
Al Nord il quadro cambia. A Bolzano il reddito va ad una famiglia su 40, a Belluno e Sondrio una su 30, a Varese una su 20.
Il sondaggio Ipsos rileva che il reddito di cittadinanza non piace al 46% degli italiani. Chi si oppone al reddito di cittadinanza è nelle regioni del Nord-Ovest, Valle d’Aosta, Liguria, Piemonte e Lombardia, e nel Triveneto.
Al Nord chi dice sì è il 37,38 per cento, nel Centro-Sud (Lazio Abruzzo, Molise e Campania) i favorevoli sono oltre il 50 per cento.
LAVORO NERO
Il rischio che convenga per il disoccupato percepire il reddito e lavorare in nero è fondato. Chi ha un reddito mensile inferiore a 1.000 euro potrebbe infatti “accettare” di buon grado il licenziamento da parte del dato dei lavoro, percepire il reddito di cittadinanza (che assegna una “paga” mensile fino a 780 euro), continuare a lavorare con un salario in nero e più contenuto rispetto a quello regolare.
LAVORO UGUALE MENO TASSE, NON ASSISTENZA
Per creare nuova occupazione bisogna tagliare il cuneo fiscale e i costi a carico delle aziende, ma ci rendiamo conto che si tratterebbe di interventi poco spendibili sul piano elettorale e non remunerativi in termini di voti. La strada è quella dell’autonomia e di una confederazione di macroregioni, sul modello elvetico. Il reddito di cittadinanza oltre a generare assistenza e è finanziato col debito pubblico. E’ una manovra che ci centrifuga fuori dall’Europa e per la quale pagheremo un dazio salato. 
PROPOSTA DI REFERENDUM ABROGATIVO
Ecco il testo del quesito referendario.
“Volete voi che siano abrogati gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 7 tre, 8, 9, 10, 11, 11 bis, 12 e 13 del Decreto legge 20 gennaio 2019 n. 4 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 23 del 28 gennaio 2019) come convertito dalla legge 29 marzo 2019 n. 26 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 23 marzo 2019) recanti “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, articoli relativi al reddito e alla pensione di cittadinanza”.
Per informazioni
info@grandenord.org
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