La scuola è di Renzi: tolti di mezzo i precari

di IRENE FRANCESCONI GALLIscuola-sicura

Dai concorsi ai precari, la scuola è una di quelle emergenze mai risolte, non a caso, da almeno 40 anni. Le regole hanno fino ad oggi avvantaggiato chi ha letteralmente occupato le cattedre del Nord per poi trasferirsi al Sud facendo i propri comodi. Non è questione né di meritocrazia né di razzismo raccontare i fatti per come vanno le cose. Sta di fatto che in 20 anni di governo, il fautore del federalismo, il Carroccio, sulla scuola non ne ha spuntata una. Inutile dirlo, e anche riscriverlo, che la sinistra ha sempre avuto gioco facile nel fare della cultura la propria arma vincente. E gestire di conseguenza il mondo scolastico, è stato facile anche per la nullità della controparte politica. Ora, dopo decenni di nulla di fatto e di proclami, da parte di chi difendeva le cosiddette istanze del territorio, il premier Renzi ha tirato fuori dal cilindro la proposta che cuce la bocca a tutti: la stabilizzazione dei precari. Tutti, da Nord a Sud. Vedremo come ci riuscirà ma, di fatto, se il colpo gli riuscirà, milioni di insegnanti, e di famiglie, gliene saranno grati più che le 80 euro in busta paga. La scuola in ogni caso fa discutere. Sul nostro sito abbiamo registrato prese di posizione polemiche, costruttive o distruttive, posizioni contrapposte tra chi vede la scuola come un luogo del merito, piuttosto che come colonia e quindi terra di conquista e occupazione. Mentre Renzi tira diritto per la sua strada, riproponiamo alcuni scambi di pensiero tra i nostri lettori. Buona lettura!

 

Caterina: il fatto è ormai centenario ma è esploso dal secondo dopoguerra in poi… il nord colto o non colto se voleva trovare sbocco andava all’estero, il sud colto o non colto il suo estero ha trovato che era molto più vicino e in continuità con la sua terra collegata da treni e autostrade: al nord… effetto delle guerre, una conquista tardiva all’incontrario affermano da un certo parallelo in giù…
Sì, perciò tutto quello che è Stato, emanazione da Roma, è diventato facile da raggiungere restando sempre in Italia dal sud al nord… d’altra parte era stata anche la politica della leva obbligatoria da Mussolini in poi…
Io mi ricordo di aver avuto un’insegnate di matematica, robusta e riccioluta, che ci faceva scompisciare dalle risate con la sua parlata difficile anche da decifrare quando spiegava… ma tant’è, oggi le lingue madri non esistono più e tutti parlano quasi senza accento, per sentirsi italiani, e abbiamo schiere d’insegnanti in tutti i gradi dell’istruzione, che giunti in un paese del nord non sanno assolutamente niente del territorio fisico e umano che li circonda, per cui i sussidiari d’obbligo e i testi raccomandati dal ministero, asettici e stupidamente omologati sono le loro bibbie di salvezza…altro che istruzione/formazione graduale dall’asilo all’università partendo dall’ambiente in cui sei nato, dove ogni pietra parla e ti può condurre ad un percorso universale…
Ecco dove nasce l’effetto devastante del degrado culturale delle nostre masse studentesche, anche se qua e là eccellenze pure emergono, ma si rileva che alle spalle c’è una famiglia già all’altezza del loro percorso e si sviluppano grazie anche all’attitidine a cercare coi mezzi informatici quello che la scuola non dà, perchè la preparazione del corpo insegnante e la capacità di essere guida e riferimento degli interessi e delle esigenze delle generazioni da formare è diventata pressocchè nulla…
Dall’unità in poi, la scuola che mirava all’omologazione è arrivata al suo appiattimento al livello più basso…
Le passate generazioni ancora ricordavano e onoravano per la vita i maestri e i docenti che le avevano introdotte al sapere e alla conoscenza… oggi insegnare è il posto fisso agognato da gente che diversamente non saprebbe come campare… e realizza in pieno la vecchia massima: chi sa fa, chi non sa insegna!
Al massimo fa il dirigente scolastico, ma va bene pure essere nelle segreterie o fare il bidello…e appena può raggiungere il sole delle sue coste, dove, invece di arricchire il suo bagaglio culturale, vantarsi con gli amici di essere nella scuola al nord!
E’ l’Itaglia!

Enzo Michelangeli:

Condivido le considerazioni del lettore che faceva notare le evidenti differenze tra le valutazioni riportate dagli studenti del meridione agli esami di stato e quelle delle prove nazionali (Invalsi) e internazionali (PISA). Molto alte le prime e gravemente basse le seconde. Il discorso andrebbe esteso anche ai percorsi universitari. Secondo me, comunque, occorre ricercare i motivi che hanno determinato questa guerra tra poveri prof (del sud e del nord) alla ricerca di un lavoro. La colpa è, a mio avviso, dei governi e dei ministri che si sono succeduti in questo povero paese dal dopoguerra ad oggi. Costoro hanno determinato la costituzione di una scuola statalista e centralista in barba alle leggi sul decentramento amministrativo e sull’autonomia scolastica (L. 59/1997) che avrebbero potuto cambiare le forme di reclutamento. Ma chi ha votato per questi governi e questi ministri?
Quanto alla questione dei concorsi pubblici permettetemi di dire che mi fa ridere la storiella dei concorsi che devono essere regionali perchè al sud sono truccati. L’ultimo concorso per dirigenti scolastici in Lombardia (gestito dall’Ufficio scolastico regionale) rappresenta il più squallido esempio di gestione mafiosa e corrotta di un concorso pubblico. 96 già vincitori ed idonei (del sud e del nord) sono stati buttati fuori per dare posto ad una schiera di raccomandati (del sud e del nord) e segnalati (da sindacati, politici ecc.). Adesso, a dirigere molte scuole in lombardia ci sono un folto guppo di ignorantoni (del sud e del nord) alla faccia della meritocrazia.
Enzo M.

Mauro:

Io vorrei sapere quanti al nord hanno saputo del concorso per entrare ai corsi TFA che si sono svolti da poco. A VR, in una sessione dove ha partecipato un’amica, il 50% (se non di più) era dal sud. Poi vorrei sapere come fanno la verifica delle risposte dei test. Chi mi dice che non facciano passare chi vogliono loro manometendo i cartacei? Secondo il mio modesto parere di “polentone” (e fiero di esserlo) ogni foglio del test dovrebbe essere firmato dal candidato (come nei cotratti davanti al notaio), ma qui siamo in questa schifo di Italia dove si fa di tutto per dare a chi non ha diritto. A noi del nord solo doveri, i diritti non sono permessi!

Carlo Butti:

I concorsi pubblici semplicemente devono selezionare i più bravi, non importa se del Nord del Centro o del Sud. Per i nostri figli preferiamo un professore terrone bravo o un polentone mediocre? O crediamo che tutti i terroni, in quanto tali, debbano essere schiappe, e tutti i polentoni,per ciò stesso,geni? E basta con lo slogan “padroni a casa propria”:la mia casa non è né
l’Italia né la Lombardia né la cosiddetta Insubria né la città in cui vivo.Sono quei quattro muri dove abito:di quelli, e di quelli soli, posso dirmi proprietario.

GhinMarco:

Ciao Carlo, la tua e’ la tipica risposta politicamente corretta di una persona disinformata.
Oggettivamente le valutazioni al Nord sono diverse da quelle del Sud e lo dimostra il fatto che ad una media voto dell’esame di stato più alta al Sud (con commissioni del Sud) corrisponde una media voto molto più bassa ai test INVALSI (con prova e griglia di correzione nazionali). Evidentemente i metri di giudizio al Sud sono molto più lassisti e noi polentoni più aderenti alla realtà.
Vorrei vedere se tu, bravo professore del Sud che ha fatto la gavetta con corsi e concorsi al Nord, venissi scalzato da un mediocre del Sud che ha insegnato due ore alla settimana in una scuola privata del Sud sotto casa ricevendo comunque il punteggio, o facendo contemporaneamente due corsi formazione in un anno (cosa non permessa al Nord ma, evidentemente, permessa al Sud) oppure ad ottenere due o tre abilitazioni contemporanee in una Università del Sud, cosa vietata al Nord.
Ti potrei elencare tante altre disonestà e soprusi da parte delle Istituzioni del Sud. Al Nord è un tantino diverso. Da qui gli slogan “padroni a casa nostra”.
Dalle nostre quattro mura (di cui è effettivamente proprietaria la banca finché non abbiamo finito di pagare il mutuo) abbiamo continuamente bisogno di interfacciarci con l’esterno (lavoro, servizi, svago,…) altrimenti queste quattro mura diventano la nostra bara.
AVREMO VOLUTO UNO STATO CHE CI RISPETTASSE!
Se vieni su Carlo, troverai uno stato diverso.
WSM!!

Stefania Piazzo:

Il Nord, a questo punto, per chi non vede la trave nell’occhio del sistema, merita di sparire, di essere colonizzato dal più forte, dal più rappresentato, merita di sprofondare nel recinto dei vinti. Non ha una borghesia capace di produrre idee, di difendere le proprie ragioni, si è omologato perfettamente all’andazzo di tutto il resto del paese, e gli scandali lo confermano. Milano è la capitale morale del panettone, e basta. Oltre non si va. Il Nord è diventato Nodd. Così, la finiamo di dire che siamo un altro popolo, con un’altra cultura e un’altra economia. Tutti uguali, tutti con gli stessi obiettivi e le stesse basi di partenza. La scuola, i fondi, i trasferimenti, le tasse, l’evasione. Un popolo di senza palle che abidca tutti i giorni in nome dei più bravi. Forse non è il caso di dire dei più furbi? In tal caso, sempre meritocrazia è.

GhinMarco:

Fa parte del piano di invasione del Nord da parte del Sud attuato dal governo romano. Non ci sono ingegneri o laureati al Nord in grado di insegnare? Non credo.
Al Sud sappiamo bene come vengono gonfiati i voti o come vengono attribuiti i punteggi di corsi o concorsi.
Vogliamo parlare di insegnanti meridionali che non sanno accendere un computer? Di insegnanti del Sud che preparano ancora i compiti a mano su carta di formaggio o che scrivono il testo del compito alla lavagna esattamente come trent’anni fa?
Vogliamo parlare dei sindacati corrotti che non sono mai riusciti a far licenziare personaggi del Sud inetti completamente inadatti all’insegnamento?
Vogliamo dire che nell’ultimo concorso per dirigenti scolastici sono riusciti a superare il concorso per la maggior parte sindacalisti e ITP non laureati?
Dal 68, con l’invasione di insegnanti dal Sud e grazie ai sindacati il declino della scuola è diventato inarrestabile.
Al peggio non c’è fine, cosa possiamo fare per arrestarlo?
Intanto eliminiamo questo scempio che destabilizza gli insegnanti locali ED ANCHE QUELLI CAPACI DEL SUD CHE SONO GIÀ INSERITI NEL TESSUTO SOCIALE DEL NORD!!!

GhinMarco:

Ogni giorno controllo sul sito CSA di TV quanti bidelli (ooops, operatori scolastici o ATA, assistenti tecnico-amministrativi) vengono assunti a scuola. Questi, si sa’, ormai hanno la priorità sugli insegnanti. Ovviamente il CSA si occupa prima di tutto di loro, gli insegnanti possono aspettare. Vi sembra normale?

Loris54:

speriamo che i professori dell Nord trombati si sveglino !
ma personalmente ho molti dubbi.

Paolo:

I concorsi pubblici devono sempre essere regionali perché ognuno deve essere padrone a casa sua. In una casa troppo grande quasi sempre ballano i furbi.

di Sergio Bianchini:

E’ vero, in un paese normale i concorsi pubblici dovrebbero fare esattamente quanto dice il lettore. Il guaio, tremendo, è che l’Italia non è un paese normale. Non si è mai formata una classe dirigente nazionale seria e responsabile capace di darsi concetti, progetti, strumenti autenticamente nazionali in grado cioè di condurre a buon fine idee relative all’insieme della situazione Italiana. Anche la natura “toscana” ed “emiliana” della classe dirigente riunita intorno a Renzi è una dimostrazione di questo. Esistono grumi di classe politica regionali che si alleano o si contendono il potere di solito per favorire o danneggiare una parte del territorio. E così tutti hanno assistito alla degenerazione della funzione statale, alla realizzazione non solo nella scuola ma nell’intero stato di una organizzazione non finalizzata agli scopi previsti ma con funzione di stipendificio per il sud al quale è stato evitato uno sviluppo sano. E così si è creata la situazione di blocco attuale, con un sud che vive di flebo statali ed un nord alla bancarotta. I concorsi pubblici sono regolarmente baipassati, basti pensare che più di metà del personale scolastico, nel paese dei concorsi, entra in ruolo per sanatorie sindacali. Ed anche nei concorsi effettivamente svolti il calcolo dei punteggi è basato sia sulle prove che sui titoli(concorsi per titoli ed esami) ed è noto a tutti che i titoli(es. il voto di laurea) sono ineguali nelle diverse aree del territorio. Inoltre la titolarità acquisita non produce un insediamento nella scuola in cui si vince il posto, ma tramite il meccanismo dei trasferimenti nazionali e delle assegnazioni anche provvisorie(ma sempre pluriennali) avviene che su una cattedra con teoricamente il titolare ruotino in continuazione supplenti precari. Al nord la transumanza produce un ricambio annuale dei docenti intorno al 30% annuo che fa inorridire qualunque discorso sulla continuità didattica. Poveri ragazzi! Purtroppo non c’è soluzione a Italia UNITA COME OGGI. E l’ingenua speranza del lettore , di volere un mondo “unico” e razionale si realizzerà soli tra 1500 anni.

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One Comment

  1. lombardi-cerri says:

    Vorrei che qualche “esperto” mi spiegasse una cosa forse elementare.

    1.-Quanti saranno gli allievi da oggi ai prossimi cinque anni è CERTO.
    2.-Quanti saranno i docenti di cui avrò necessità e di quanti andranno in pensione è altrettanto certo.

    Conclusione
    Posto che avrò bisogno di X docenti farò un concorso per + una piccola percentuale di scorta.
    Allora, da dove arrivano i precari ?

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