Il governo pensa alla manovra estiva, che vorrebbe “leggera”

di LUIGI POSSENTI

Semplificazioni e liberalizzazioni, probabilmente in un unico decreto, ma anche e soprattutto lavoro e fisco, a partire dalla necessita’ di rimodulare l’Imu e dal tentativo in extremis di scongiurare, o quanto meno ammorbidire, l’aumento dell’Iva dal prossimo primo luglio. Il libro delle promesse insomma, come sempre accade con ogni nuovo governo. Quello di Letta e’ al lavoro per concludere, con ogni probabilita’ entro la settimana, un pacchetto ‘light’ (leggera) sullo sviluppo a favore di cittadini e imprese e per portare a Bruxelles, stavolta entro fine mese, il piu’ corposo provvedimento lavoro. Decisivo sara’ il vertice di maggioranza previsto per domani mattina, in cui molti nodi verranno al pettine e in cui si presume che il maggiore scoglio sara’ ancora una volta proprio quello dell’aumento dell’aliquota, osteggiato in tutti i modi dal Pdl, ma su cui il governo, a caccia di risorse, ancora non si sbilancia apertamente. Stando al ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, il titolare del Tesoro Fabrizio Saccomanni non si sarebbe ancora arreso. Certo e’ che ”bisogna lavorare sulle risorse”. IVA: le ipotesi sul tavolo sono le piu’ diverse. Dalla completa abolizione dell’aumento previsto dal governo Monti, ad un rinvio all’autunno. Dalla revisione delle aliquote piu’ basse (quelle al 4 e al 10%) all’incremento dello 0,5% e non piu’ dell’1%. Tutte possibilita’ che pero’ hanno un costo, considerando che il passaggio dal 21 al 22% vale per le casse dello Stato 2 miliardi di euro.

SEMPLIFICAZIONI-LIBERALIZZAZIONI: al ministero dello Sviluppo economico tutto e’ pronto per varare un unico dl al prossimo consiglio dei ministri, giovedi’ o venerdi’. Gia’ domani, in un preconsiglio, i ministri si dedicheranno pero’ ad un primo esame di semplificazioni che rendano piu’ facile la vita delle imprese e di liberalizzazioni ‘mini’. La strada sarebbe quella gia’ avviata dall’ex ministro Corrado Passera, soprattutto in campo energetico e in particolare del gas, con interventi sul mercato a termine per stabilizzare i prezzi e con gare pluri-comunali per la distribuzione a livello locale. Da attuare restano inoltre alcune riforme nell’rc auto, a partire dal contratto base, dopo il parere ottenuto dal Consiglio di Stato. Nel settore immobiliare l’obiettivo e’ invece quello di aprire il mercato agli investimenti esteri, oggi frenati da troppe rigidita’ che riguardano in particolare i contratti di locazione.

LAVORO: il governo sta studiando come reperire risorse per poter offrire alle imprese detrazioni per le assunzioni a tempo indeterminato. L’obiettivo e’ quello di aggredire l’emergenza delle emergenze, quella dell’occupazione giovanile. Un problema europeo e non solo italiano che verra’ discusso venerdi’ prossimo a Roma nel vertice dei ministri del Lavoro e del Tesoro di Italia, Spagna, Germania e Francia in vista del Consiglio europeo di fine giugno.

INCENTIVI E DETRAZIONI: il capitolo incentivi alle imprese, con il ritorno in auge del rapporto Giavazzi, sembra piu’ complicato, o quanto meno di piu’ lungo esame. Idem per le detrazioni fiscali, nota dolente su cui insistono puntualmente gran parte delle organizzazioni internazionali e che gia’ molti governi hanno preso in esame, ma su cui concretamente non si e’ mai riusciti ad intervenire.

Perché quello di Letta dovrebbe fare diversamente?

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3 Comments

  1. Barbara says:

    Manovrina… Light…
    Termini soliti per le solite stangate

    E chi paga sempre gli stessi, che si stanno dissanguando adesso per riuscire a pagare tutto…

    Di tagli loro neanche a pensarci…è incostituzionale …

    E dopo la manovrina light…ci sara’ la sistemazione soft autunnale e un altra correzione verso il panettone di natale …

  2. pippo says:

    > il passaggio dal 21 al 22% vale per le casse dello Stato 2 miliardi di euro
    […]
    tutto questo non è per nulla CERTO, poiché si basa su di un calcolo ipotetico, presumendo che la massa di acquisti rimanga invariata, mentre non è affatto sicuro che sia così, anzi: più si aumenta l’IVA e meno si comprano quelle merci DI CUI SI PUÒ FARE A MENO ed il gettito viene ad essere così minore

    al quale gettito minore, per rimediare, chi non considera queste variabili, aumenta ancora l’IVA e via così in un circolo vizioso, senza mai ottenere un incremento della raccolta indiretta

    eppure sono certo che tutti capiscono come solo una diminuzione dell’IVA (magari all’8% come in Svizzera) può portare a maggiori introiti

    che debbano dar conto a qualche stato, banca estera?

    perché metà dei proventi dell’aumento IVA, secondo quanto affermato qui:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/derivati-litalia-verso-oltre-miliardi-morgan-stanley/197767/.

    sono andarti a coprire le spese di chiusura di alcuni contratti con la banca Morgan Stanley

    da rimarcare che siccome in molte categorie merceologiche e professionali, l’IVA si paga in anticipo, significherebbe dunque che si rinuncia ad un GRANDE INCASSO IVA (con l’IVA al 10% ad esempio, più che dimezzata) per avere POCHI (maledetti e subito) danari da destinare a coprire debiti con terzi?

    • limar says:

      La Svizzera si può permettere un’IVA all’8% perché non fa parte dell’Ue. Una direttiva europea stabilisce che gli stati membri devono fissare l’aliquota dell’IVA in misura pari ad almeno il 15%!

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