Caro Letta, dica chiaro che “l’epoca delle vacche grasse è finita”

di CLAUDIO ROMITI

Non appena è stata svelata la nuova compagine di governo, guidata dal compassato Enrico Letta, è iniziata una ridda di analisi e valutazioni ben poco di sostanza. Tra chi ha messo in evidenza l’alto tasso di ex o post-democristiani e chi, di conseguenza, ha notato il peso assai scarso della tradizione comunista, riconducendo ciò alla sconfitta di Bersani e del vecchio apparato del Pci, ha preso il via un dibattito basato su un simbolismo che oramai lascia il tempo che trova.

Quale che siano gli equilibri interni, le sotterranee guerre tra le fazioni e gli uomini che in questo momento stanno prevalendo nei partiti del vecchio bipolarismo del nulla, una cosa è certa: i problemi che gli uomini delle larghe intese dovranno affrontare sotto la guida del giovane Letta non potranno essere risolti con una semplice operazione di maquillage facciale. Soprattutto da quando gli osservatori più attenti si sono accorti che stavano finendo i soldi degli altri per sostenere una continua ricerca di consenso con un eccesso di indebitamento e di tasse, arrivando a pochi passi dal baratro definitivo nel corso dell’ultimo governo Berlusconi, si è diffusa una profonda inquietudine anche nei palazzi alti del cosiddetto potere. Inquietudine che non potrà essere esorcizzata, a meno di improvvisi salvataggi inflazionistici da parte della Bce, con appelli alla coesione sociale, come fa da sempre la sinistra, o all’ottimismo, secondo un classico del berlusconismo.

Per come si stanno mettendo le cose, con un indebitamento reale dello Stato ben più alto di quello ufficiale ed un eccesso di spesa e di fiscalità sempre più  insostenibile, qualunque governo serio, prescindendo dal pedigree politico di chi lo compone, dovrebbe per prima cosa parlare chiaro al popolo, spiegando una volta per tutte che l’epoca delle cosiddette vacche grasse è finita per sempre. Un vero statista – non certamente quelli che si ricordano di esserlo solo in campagna elettorale – rendendosi conto che la politica del deficit-spending sta mandando in bancarotta il Paese, annuncerebbe l’inizio di una politica di rigore essenzialmente dal lato della spesa, pagandone responsabilmente un alto prezzo in termini di consenso. Un uomo politico che voglia realizzare un effettivo rinnovamento (sto pensando al neo-premier) da domani romperebbe con la ben conosciuta tradizione di annunciare miracoli a destra e a manca, promettendo meno tasse e più assistenzialismo per tutti.

Tutto questo, ovviamente, dovrebbe rappresentare la doverosa e dolorosa premessa programmatica di un governo di larghe intese che lo sia anche sul piano delle vedute strategiche. Premessa essenziale per una serie di significativi interventi nei settori più importanti controllati dalla politica. Previdenza, sanità e pubblico impiego su tutti.

Ora, mi chiedo, Enrico Letta e i suoi collaboratori avranno la visione e la capacità di tentare una simile impresa? La speranza è l’ultima a morire, ma la catastrofica esperienza degli ultimi decenni parla la lingua degli scettici. Tuttavia, evitando ogni faziosità preconcetta, sospendo il giudizio in attesa di conoscere i primi atti del nuovo governo. Poi ne riparleremo.

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8 Comments

  1. Giovanni Domenella says:

    Quando ho visto Letta volare a Berlino dalla Merkel, subito dopo il suo discorso programmatico ove ha detto tutto di niente (secondo la scuola della nostrana sinistra che discute, e discute sempre, e di tutto, come esercizio di retorica e propaganda, solo per accodarsi alla fine alle direttive dall’alto, staliniane all’origine ora dell’internazionalismo democratico atlantico) mi è venuto alla mente l’asse Roma Berlino di Mussoliniana memoria che portò il militarismo italiano ad allinearsi a quello teutonico nell’avventura bellica. Mutatis mutandis: ora è il carro del capitalismo italiano che vuole rinsaldare il gancio con la locomotiva tedesca e che si appresta a potenziarla, sacrificando all’occorrenza una parte del suo carico. E il PD, inghiottito in Italia nel suo nulla berluscofobico, riemerge dal contesto internazionale quale necessario portavoce dell’internazionalismo democratico-sinistrorso atlantico.
    Giovanni Domenella

  2. Albert Nextein says:

    Meno tasse e meno assistenzialismo.
    Non aspetteremo tanto per vedere che proposte farà il governo.
    Ma temo che con un’espressione di bankitalia all’economia non cambierà la musica.
    Rimango del parere che solo eventi traumatici esterni determineranno effetti sensibili.
    Questa accozzaglia di personaggi non mi pare adeguata per metter in piedi un sensato cambiamento a favore della gente comune.
    Secondo me non ne hanno neppure il coraggio, ammesso che sappiano che pesci prendere , oltre ad andare a rimorchio di delinquenti politici sovranazionali.

    • Dan says:

      Oggi è già capitato qualcosa. Si tratta di una puntura d’ape, ben poca cosa, ma le api non agiscono mai da sole: prima o poi arriva tutto lo sciame e lì pure i giganti finiscono in ginocchio

  3. Roberto says:

    La rovina del paese è il centro, centrodestra o centrosinistra, il centro è sempre presente e detta legge anche con una manciata di voti avendo in mano l’ago della bilancia.
    Non potremo cambiare se continiamo a fare sempre le stesse cose e a riciclare sempre le stesse persone prossime al secolo in età.

  4. Maurizio says:

    Governo ridicolo; la Lorenzin alla sanità è una vera bestemmia e Nunzia de Girolamo il trionfo della totale ignoranza sul tema. Mostruosa accozzaglia di parrucconi.
    Ed è arrivato in timing lo squilibrato perfetto per fornire il pretesto che gli permetterà di rinchiudersi sempre più nel bunker….

    • Dan says:

      Lo “squilibrato” (solo perchè è andato da solo) è merito della retromarcia di grillo.
      Il messaggio di quello là alla gente sostanzialmente è stato di smetterla di aspettare uomini e blogger della provvidenza, di agire per conto proprio e sto tizio guarda un po’ ha agito.
      Sarà solo il primo di una lunga lista fino alla successiva escalation che vedrà veri e propri gruppi organizzati con rischi anche per i civili considerati a quel punto codardi e conniventi.
      Se poi nel frattempo saltano davvero le pensioni e alba dorata prende il potere in grecia, non credo che festeggeremo un altro 25 aprile o come minimo gli cambiamo completamente significato.

  5. Fidenato Giorgio says:

    Soprattutto deve dire, come anche molti lettori di questa testata, che la colpa della situazione in cui ci troviamo è principalmente ed essenzialmente dovuta a nostri comportamenti e che la “culona” tedesca non c’entra assolutamente nulla.

  6. Dan says:

    Loro i soldi li prendono ? Sì
    Loro hanno almeno un paio di ville a testa ? Sì
    Loro hanno problemi ad arrivare a fine mese ? No

    E allora non c’è crisi ! Al massimo è argomento per una puntata dalla d’Urso, anzi sarebbe proprio il caso di mandare una letterina alle TV ed invitarle con virile verbo fascista di calare la pressione, di non far parlare troppo la gente. Mettiamoci piuttosto un remember di Carosello: cloppete cloppete con el gringo

    Lo Zimbabwe è fallito da anni, ogni lustro ritira le vecchie banconote e le fa sostituire con delle nuove sottraendo una dozzina di zeri: avete mai visto Mugabe perdere qualche chilo, mettersi a dieta ? E allora perchè dovrebbero mettersi a dieta i nostri ? Farsi venire un attacco di responsabilità, di correttezza…

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