Anche da Letta ci si aspetta una cosa sola: il lavoro garantito

di CLAUDIO ROMITI

Come era inevitabile che accadesse, la nascita del governo delle larghe intese ha suscitato enormi aspettative, tant’è che persino il premier Letta ha evidenziato un certo disappunto in merito. D’altro canto, dopo decenni di collettivismo strisciante penetrato nella mente e nella pancia della maggioranza degli italioti, si attende dalla politica la riproposizione dell’ennesimo miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ciò, traslato ai nostri giorni, si potrebbe materializzare in alcuni salvifici provvedimenti del governo nel settore del lavoro e dell’occupazione. Tanto più che ogni partito presente in Parlamento, M5S compreso, incoraggia in ogni modo l’idea, oramai divenuta vera credenza popolare, secondo la quale lavoro e occupazione scaturiscono da un piano intenzionale elaborato nei palazzi della politica. Ogni partito presente in Parlamento anche nell’ultima campagna elettorale ha chiesto un voto anche e soprattutto sulla base di una sua infallibile ricetta per aumentare l’offerta di un impiego stabile.

Eppure, soprattutto dall’alto di una lunghissima sequela di fallimenti in questo campo, dovrebbe essere oramai evidente ai più che se c’è una cosa che un esecutivo non può fare è proprio quella di creare posti di lavoro produttivi. Ossia una nuova occupazione che scaturisca spontaneamente da un aumento generalizzato dell’attività economica. Un Esecutivo, al contrario, può invece procedere come quello regionale siciliano il quale, pressato da tempo da uno dei tanti gruppi di precari organizzati (se rinasco mi faccio precario, di questi tempi sembra diventata una qualifica di alto prestigio sociale), ha deciso di beneficiarli con un sostegno minimo di 833 euri al mese. In altri termini, un qualunque esecutivo eletto democraticamente può solo inventare lavori inutili e, conseguentemente, distribuire stipendi.

Togliere a Peter per dare a Paul, onde garantirsi l’eterna riconoscenza di quest’ultimo, così ha efficacemente spiegato la signora Thatcher il meccanismo democratico che sta alla base della tanto decantata redistribuzione dei redditi operata dalla politica, tra cui pure la citata creazione di stipendifici eufemisticamente chiamati posti di lavoro. E se il lavoro vero, quello che produce cose che qualcun altro è liberamente intenzionato ad acquistare, non può che scaturire dall’inventiva e dal sacrificio degli individui, ne consegue che l’unico modo che la mano pubblica ha per favorirlo è quello di alleggerire il più possibile i suoi ingombranti vincoli, tanto sul piano fiscale che su quello burocratico. Il che si traduce in soldoni in un drastico abbattimento delle troppe tagliole normative e, soprattutto, di un costo del lavoro che lascia in busta paga una parte inferiore a ciò che complessivamente l’impresa versa allo Stato per i propri salariati. Tuttavia, se la mano pubblica si accontentasse del semplice ruolo di regolatore, lasciando ad un mercato nettamente alleggerito in termini di tasse e tagliole legislative il compito di creare vera occupazione, l’attuale sistema politico perderebbe buona parte della sua attrattiva nei confronti di un popolo che, magrado i grandi cambiamenti degli ultimi decenni, sembra ragionare in maggioranza secondo il celebre motto “Franza o Spagna, basta che se magna”.

Ciò significa che all’esercito di aspiranti lavoratori assistiti di questo Paese dei balocchi importa poco se a governare sia la destra, la sinistra o la grande coalizione. Costoro, cresciuti all’ombra  di una splendida Costituzione che stabilisce il diritto al lavoro, alias stipendio garantito per tutti,  si aspettano che la politica gli risolva una volta per tutte il problemino di sbarcare il lunario, in cambio del faticosissimo impegno di mettere una croce su una scheda elettorale. Se poi la stessa politica non sembra in grado di far salire tutti i richiedenti nel paradiso dell’ozio retribuito, non si pensa affatto a cambiare sistema, eventualmente perseguendo un maggior senso di responsabilità individuale: giammai!  Si cerca invece di cambiare le facce, pensando in questo modo di trovare qualcuno finalmente in grado di creare dal nulla il moto perpetuo o di trasformare la merda in oro. Anche per questo continuo a pensare che il fallimento del Paese sia solo questione di tempo.

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29 Comments

  1. oppio49 says:

    oggi, 1° maggio, ho ascoltato radio popolare che trasmetteva in diretta alcuni comizi dalle principali piazze d’italia; poi ho ascoltato altre radio che, più o meno con gli stessi toni, trasmettevano interventi di questo o quell’altro politico o sindacalista. Tutti, ma proprio tutti che parlavano dei lavoratori. Mi è scattato uno sciame di neuroni e, per un momento, ho dubitato di non far parte di questa celebrata categoria. Certo, perchè io sono un piccolo imprenditore e, casualmente come decine di migliaia di miei colleghi, sono uno di quelli che il lavoro “utile e produttivo”, non assistito da nessuno, lo crea. Miracolo miracolo, andando oltre alle balordaggini quotidiane della politica, guardando bene in quel merdaio che chiamano italia, si scopre che GLI UNICI in grado di CREARE lavoro “utile e produttivo” sono gli imprenditori ma oggi, giornata dei lavoratori, non c’è stato uno stronzo che si è ricordato di dirlo, non c’è stato un celebroleso qualsiasi che abbia ricordato che, tra i milioni di disoccupati ci sono decine di migliaia di ex imprenditori, quelli si ridotti sul lastrico dalla crisi, dal sistema bancario cieco e ladro, dal sistema politico onnivoro che per loro non ha certo previsto la cassa integrazione, la deroga o lo stipendio minimo garantito ma ha saputo solo sguinzagliare quello stronzo di befera, la guardia di finanza che, armata, entra nei bar a chiedere gli scontrini, ed equitaglia.
    1° maggio festa dei lavoratori? ma che i vaghe a cagà, lur al guerno e i sindacat ansema.

    • Pirlone says:

      Sembrera’ strano ma anch’io sono un imprenditore (piccolo) e’ la prima cosa che ho scoperto e’ che il mio lavoro (utile e produttivo) smette immediatamente di esserlo se i clienti non pagano (ovvero spendono). Al di la’ del fatto che questi clienti si siano guadagnati il loro di stipendio in modo produttivo o meno.
      Paradossalmente il nero arricchisce i miei clienti e li porta a spendere di piu’, quindi il nero piccolo e diffuso sembra generare ricchezza.

      Un’altra cosa che ho scoperto, da imprenditore, e’ che per poter tirare avanti se quest’anno ho prodotto 100 il prossimo dovro’ produrre 101, e questo indipendentemente da tasse, burocrazia ecc….
      Ma quel ‘1’ di differenza dovro’ per forza toglierlo a qualche altro imprenditore che fa il mio stesso lavoro, quindi a livello macroeconomico dove sta il miglioramento?
      A meno che non produca spazzatura in grado di colmare quel ‘1’, in tal caso pero’ davvero si puo’ considerare produttivo il mio lavoro se finisce direttamente nella spazzatura?

      Sull’analisi del primo maggio, dei sindacati, e della merda di questo paese mi trovi pienamente d’accordo.

      • Aquele Abraço says:

        Mi sa che la macroeconomia ti ti ha fatto diventare un macropirlone.
        Un lavoro produce ricchezza se trovi qualcuno che è disposto a pagare per esso … in anticipo! Ti ga capio?

        • Pirlone says:

          Ma me gatu leto prima de domandarme a mi se go capio?
          Ti ga ripetuo queo che dixevo mi.

          In sostanza anche tu ammetti che non esiste un lavoro che genera ricchezza, ma in realta’ il lavoro “trasferisce” la ricchezza. Utile o meno che sia.

  2. Miki says:

    Ma dove si concentreranno mai questi parassiti della cosa pubblica?

  3. Roberto says:

    Questo sistema politico da lavoro sul semplice concetto che paghi uno per scavare una buca e uno per ricoprirla, il vero lavoro è quello che dà un prodotto finito o un servizio utile e reale.
    Lo Stato aiuta se smette di “aiutare” una azenda totalmente abbandonata e assente allo stato è l’unica risorsa oggi disponibile.
    Lasciamo perdere mercati e treni persi e pensiamo a costruire cose nuove specializzate e di nicchia, lavoriamo su cultura e turismo, su prodotti tipici, il resto delocalizzi, meglio essere padroni di una fabbrica all’estero che di un fallimento a casa

    • Pirlone says:

      Pienamente d’accordo, solo una precisazione:
      Non e’ “questo sistema politico” ma questo modello macroeconomico GLOBALE (e’ importante capire che e’ globale e non italiano il problema).
      In questo caso e’ il mondo che deve cambiare rotta e passare da un modello che si basa sui consumi a un modello che si basa sulle risorse disponibili.

      Altrimenti, questo modello di “crescita di infinita” della produzione raggiungera’ ben presto il suo limite (da troppo tempo rinviato generando spazzatura).
      Perche’ chiunque con un minimo di testa capisce che niente al mondo puo’ crescere all’infinito, a parte la stupidita’ umana di chi continua a credere che il lavoro “generi” ricchezza.

  4. Giovanni Birindelli says:

    Ottimo articolo!

  5. luigi bandiera says:

    E VE LO DARANNO IL LAVORO..!!

    MINGA SONO FESSI LORO..!

    SE VOI NONM FARETE MATTONI COME POTREBBERO FARE FESTE PATRIOTTICHE..?

    A VOI IL LAVORO E A LORO IL BUNGA BUNGA se di DX o BUNKAX BUNKAX se di SX.

    E i centristi..??

    PURGA PURGA. Beh, sono francescani no..?

    Saeudi dal soito mona dea kanpagna venetha ke sogna ma no kome tuti i inteighentis ea LIBARTA’ DA I MONE

  6. Pirlone says:

    Che articolo idiota, si smentisce da solo.
    I lavori “utili e produttivi” sono pochissimi, e al mondo siamo in tanti, troppi.
    Come pensa di riuscire a dare la possibilita’ non dico a tutti, ma solo al 20% della popolazione mondiale di ottenere un lavoro “utile e produttivo” senza che “Paul lo tolga a Peter”? O senza che lavorino per generare spazzatura (che voi considerate produttiva).
    Questo modello socioeconomico ha fallito, non c’e trippa per tutti, e visto che vi piace tanto il “mercato” anche per quanto riguarda il lavoro, come si comportera’ questo quando ci saranno 100 persone a competere per accapararsi l’unico posto di lavoro “utile e produttivo”?

    Vi ostiniate a dar la colpa allo stato se il costo del lavoro e’ alto, anche eliminando tasse e burocrazia 1000 euro al mese a sto operaio li diamo o no? E come la mettiamo con il fatto che al mondo ci sono 4 miliardi di persone disposte a lavorare per 30 dollari al mese? Non vorrete mica che lo stato obblighi le aziende a non delocalizzare vero?

    Siamo arrivati al punto che abbiamo trovato persino i cinesi dei cinesi, perche’ lavorare per 2 dollari l’ora e’ troppo. Le multinazionali si stanno spostando in vietnam e la prossima meta’ sara’ l’africa. I cinesi stanno sentendo la crisi occupazionale, I CINESI !!!!

    Non esiste competizione che regga, non esiste il “lavoro utile e produttivo” esiste solo un globale massacro del lavoro !!!
    Buon primo maggio !!

    • Fabrizioc says:

      In Svizzera il costo del lavoro e’ iil piu’ alto d’europa. Eppure il lavoro non manca.

      Ma i diopendenti pubblici sono solo una minoranza (tipo lombardia).

      Questa e’ la differenza fra lavori produttivi e no.

      No tasse sulle Aziende,
      poche sui lavoratori (24% nel cantone piu’ esoso, sanita’ inclusa)
      no burocrazia,

      potere d’acquisto tra i piu’ alti d’Europa (la vita costa di piu’, ma in proporzione si guadagna molto di piu’).

      poi, ovviamente, gli svizzeri qui dicono che la Svizzera e’ ben lontana dalla prerfezione…

      Fabrizio

      • Pirlone says:

        In svizzera vivono di servizi ai ricchi d’europa e del mondo, cosa che non sente (per ora) concorrenza a basso costo.
        Loro possono permetterselo perche’ il resto del mondo si becca il fastidio di fare altro (qualcuno dovra’ pur farlo).

        Ma un giorno mancheranno anche i ricchi, o meglio, saranno molto molto pochi.

    • Miki says:

      Nazionalismo e dazi al 3000%.
      Tanto la guerra viene istess,anche con la deregulation.

    • Trasea Peto says:

      Quando ero dipendente di mio padre per guadagnare poco più di 1000 euro mio padre doveva pagare quasi 3000 euro. Il lordo che veniva scritto in busta paga era all’incirca 2000 euro, ma io come operaio costavo alla ditta(mio padre!) 3000 euro. Forse era mio padre che mi sfruttava?
      -io guadagnavo poco più di 1000 euro
      -in busta paga vedevo che il mio compenso più le tasse raggiungeva quasi i 2000 euro
      -mio padre doveva pagare quasi 3000 euro

      Perché non vedevo tutte le tasse effettive a carico della ditta?
      La ditta è stata chiusa anni fa per troppe spese.
      Ferrari? Nein!
      Casa in montagna? Nein!
      Barca? Nein!
      Punto sole del 1997 e niente ferie? Ja!

      • Amir Muhammad Abbad says:

        La gente non si rende conto dell’estorsione perpetrata a nostro danno come lavoratori.Per giunta a chi ha un’attivitá deve pagare un socio occulto che partecipa agli utili con oltre il 50 per cento senza rischiare nulla. Anzi con l’irap se sei sotto mo’ te paga pure le tasse perché hai lavoratori per te e dunque guadagni lo stesso.

        In conclusione apro l’attivitá all’estero.

        Aspetto solo il fallimento!!!

      • Pirlone says:

        Guadagnavi 1000 euro? Cavoli che fortunato. Pensa che ci sono 4 miliardi di persone disposte a fare il tuo di lavoro per 30 euro.
        Pur mantenendo tasse e burocrazia tuo padre avrebbe comunque risparmiato, infatti la cosa che nessuno vuole capire e’ che il costo del lavoro e’ fatto si di tasse ma anche di salario.
        E, ripeto, considerando che siamo in tanti …..

        • Trasea Peto says:

          …bisogna che siano in grado di farlo il mio (ex)lavoro…attualmente nei luoghi dove vivono con 30 euro devono ancora imparare.
          Dipende poi dal lavoro, l’elettricista o l’idraulico ad esempio non possono essere fatti a distanza e qua o lavori in regola con il minimo sindacale o lavori in nero, ma con 30 euro al mese qui non vive nemmeno un cinese.

      • Giovanni Napomuceno says:

        Carissimo peto,
        ma chi mai vi faceva i conti ???
        Belsito ???

        Se 2.000 € lordi diventavano poco più di 1.000 netti….significa che Le venivano trattenute anche le quote sindacali del SinPa e le rate dello yacht della famiglia Padans !!!

        • Trasea Peto says:

          Non tutti i lavori sono tassati alla stessa maniera. Il mio lavoro di un tempo era(ed è) tra i più tassati e regolamentati.

          Non ero iscritto a nessun sindacato.

    • Roberto Porcù says:

      @ Pirlone – “I lavori “utili e produttivi” sono pochissimi, e al mondo siamo in tanti, troppi”
      I lavori produttivi, quelli che generano ricchezza, sono pochi perché molti non si ingegnano a trovarve o ad inventarsene e trovano più comodo adagiarsi nel lavoro improduttivo, ma con retribuzione più alta, minore impegno e garanzia all’estremo del posto ottenuto: maggiore è l’assistenzialismo e minore è lo sprone a darsi da fare.
      E’ sicuramente vero che al mondo siamo troppi e mi dispiace che tua madre quella volta non ci abbai pensato.

      • Pirlone says:

        E da quando un lavoro genera ricchezza?
        Scava una buca e riempila e dimmi che ricchezza hai generato con tutta la fatica che ci hai messo? Niente !!!
        Ma se trovi qualcuno che ti paga per farlo (e si, si trovano) “generi” ricchezza sia quando la scavi sia quando la ricopri.

        Perche’ siete ancora rimasti all’idea che il lavoro “generi” ricchezza, quando in realta’ e’ un TRASFERIMENTO di ricchezza, da chi ha speso a chi ha lavorato.
        Se la gente non spende, puoi essere produttivo fin che vuoi, fatica tanta, ricchezza zero !!

        Chi analizza le evoluzioni sociali e tecnologiche e’ solito dirci che in futuro ci sara’ lavoro per appena il 3% della popolazione mondiale, a patto che il 100% della popolazione consumi.
        Il genio che risolvera’ questo paradosso deve ancora nascere e non nascera’ mai.

        100 anni fa 15 operai producevano 100 lampadine al giorno, oggi 1 operaio produce 1.000.000 di lampadine all’ora, fra 20 anni ne produrra’ 10.000.000, ma i consumi secondo te aumentano di pari passo con la produzione?
        Se poi sono tutti pirloni come te, che per risolvere la questione bisogna essere ancora piu’ produttivi, non serve un genio per capire che puo’ solo peggiorare la situazione macroeconomica.

        Non ne capisci una mazza di macroeconomia, continui a considerare uno stato come una famiglia con chi lavora e chi studia “a carico”. Domanda, in una famiglia la spesa dei figli genera lo stipendio dei genitori?

        Questo modello di economia basata sui consumi HA FALLITO !!! E’ ora di trovare un’alternativa.
        Sono anch’io contro gli assistenzialismi, ma in questo modello di economia (sembrera’ un paradosso) sono LORO a tenere in piedi i consumi e quindi il TUO LAVORO PRODUTTIVO !!!

        La ricchezza non si genera e non si distrugge, si trasferisce solo.

        P.S., mia madre vive dove la popolazione diminuisce perche’ sembra sia una regola naturale, dove si vive meglio la popolazione diminuisce.
        Semmai il problema e’ che in quei posti dove si vive con 30 dollari al mese le donne fanno 7-8 figli e mezzi emigrano qui. A rovinare la naturale regolazione del mondo.

      • Aquele Abraço says:

        E’ il solito discorso, le madri dei cretini sono sempre gravide e i cretini poi vogliono pane, ma questi si sono organizzati e vogliono anche le brioche, pur non sapendo fare una merda in un barattolo.

        • Pirlone says:

          L’importante e’ che i cretini paghino cosi’ il cretino che lavora per sfornare pane e briosche non lavora a vuoto.

          • Aquele Abraço says:

            In Italia chi sforna pane e brioche sono gli schiavi, che hanno una loro dignità, i cretini sono quelli che sanno solo fare una croce nella scheda elettorale, sul furbo che promette di farli vivere a gratis e poi s’incazzano perchè non ci sono le brioche.

  7. Franco says:

    La condivisione dell’analisi fatta è un dovere per ogni persona intelligente.

  8. Roby says:

    Siamo tutti in attesa di udire la tua di lettura, certo che già il tuo nickname non ci fa ben sperare…

  9. Tito Livio says:

    Che lettura superficiale e distorta sul c.d diritto al lavoro.

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