Governo, la maggioranza risica ma rosica ancora

votonegativodi OPENPOLIS – Mese dopo mese, lo scarto fra Sì e No nei voti finali in Aula misura il reale sostegno al Governo. Al Senato, dove il margine della maggioranza è più sottile, l’andamento nel tempo di questo dato permette di vedere la stabilità (o instabilità) dei Governi Letta prima e Renzi poi.

Un modo per monitorare la salute dell’esecutivo è analizzare quant’è la differenza di voti fra maggioranza e opposizione. Per fare ciò, abbiamo calcolato la media mensile dei voti di scarto fra favorevoli e contrari nei voti finali del Senato.

Qui, più che a Montecitorio, il Governo Letta prima e quello Renzi poi, hanno avuto numeri più risicati. Ed è proprio per questo motivo, che questo esercizio permette di vedere quanto gliavvenimenti “extra-dibattito” abbiano avuto un’influenza diretta sui risultati dei voti finali in Aula.

Nel corso della legislatura infatti sono stati vari i sali e scendi causati da diversi motivi. Dalla scissione fra Forza Italia e il Nuovo Centrodestra (con l’uscita dei primi dal governo), a discussioni particolarmente accese (vedi Jobs Act e Italicum), i voti a sostegno dei due esecutivi sono stati tutt’altro che stabili nei due anni e oltre di legislatura.

Nel 23% dei voti finali tutti i gruppi in parlamento hanno seguito il Partito Democratico votando a favore. In media, solamente tre movimenti hanno votato la maggior parte delle volte in disaccordo con il Governo: Lega, Fratelli d’Italia e M5S.

Fra i tanti elementi che contribuiscono al dibattito parlamentare su un determinato provvedimento, certamente l’atto del voto finale rappresenta un momento di sintesi.Attraverso l’analisi di questa fase dell’iter è possibile capire molto degli equilibri in aula.

Prendendo il Partito Democratico come punto di riferimento, in quanto principale movimento nella coalizione di governo, si è ricostruito la distanza (o vicinanza) dall’esecutivo del resto dei gruppi in parlamento. Il primo dato che emerge è che su 435 votazioni finali, in 104 occasioni (23,01%), tutti i gruppi alla Camera e al Senato hanno votato con il Partito Democratico.

Il comportamento delle opposizioni nei voti finali regala molti spunti interessanti. Perché se su carta alcuni schieramenti nel corso dei mesi si sono dichiarati in contrasto con gli esecutivi di Letta prima, e Renzi poi, i dati parlano di altro. Nei voti finali alla Camera, per esempio, Sinistra Ecologia e Libertà, gruppo di opposizione, ha votato il 52% delle occasioni in linea con il Partito Democratico.

Non solo, questo esercizio ci permette anche di vedere come è variato il sostegno all’esecutivo con la staffetta Letta-Renzi. Se da un lato Forza Italia durante il Governo Letta votava l’86% delle volte con il Pd (al tempo in maggioranza), con il Governo di Renzi la percentuale è scesa al 64,57% (essendo passato all’opposizione).

I numeri del governo a Palazzo Madama sono molto più risicati rispetto a quelli a Montecitorio. Non sorprende quindi che la maggior parte dei gruppi, per un motivo o per l’altro, spesso e volentieri abbia votato con il Pd nei voti finali dei provvedimenti discussi in aula. Da sottolineare come sia Conservatori e Riformisti che Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, da quando sono nati, hanno votato rispettivamente il 78,69% e il 78,13% delle volte in linea con il governo nei voti finali.

Se la XVII Legislatura ha confermato lo squilibrio fra governo e parlamento nella produzione legislativa, ha anche introdotto una forte instabilità nei rapporti fra maggioranza e opposizione. Il continuo valzer parlamentare dei cambi di gruppo, con la nascita di tanti nuovi schieramenti (molti dei quali di “trincea” fra maggioranza e opposizione) hanno fatto si che l’opposizione reale, dati alla mano, fosse composta solamente da tre gruppi: Fratelli d’Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle. Solamente questi tre schieramenti infatti, nei voti finali, nella maggior parte dei casi hanno votato in contrasto con il Partito Democratico.

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One Comment

  1. Paolo says:

    Manca solo il partito del minestrone. Nel centro-destra il furbo Berlusconi arruolava i politici sotto la sua bandiera indipendentemente che fossero di destra o di sinistra, ma a seconda la convenienza del momento. Fino a che, questo illustre signore rimarrà sulla scena politica il Renzi può dormire sonni tranquilli. Sotto sotto che siano d’accordo!

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