Il governo: all’Italia non servono fondi dall’estero. Falso!

di MATTEO CORSINI

“Noi non abbiamo il fiscal gap che altri hanno con il deficit al 5 o al 10%. Noi abbiamo un bilancio in pareggio strutturale. Non ci servono fondi. Se non ti servono fondi, perché chiedere aiuti?”. Ultimamente il ministro dell’Economia Vittorio Grilli mi fornisce parecchio materiale. Da questo punto di vista, la trasferta a Tokyo per i lavori del FMI è stata indubbiamente “prolifica”. Questa volta Grilli rispondeva a chi gli chiedeva se l’Italia chiederà aiuti al fondo ESM, a cui seguirebbe anche il sostegno della Bce mediante acquisto di titoli di Stato con scadenza fino a tre anni sul mercato secondario in quantità potenzialmente illimitate. L’aiuto, però, sarebbe subordinato al rispetto delle condizioni poste da Ue e FMI. Ancorché nei Paesi periferici si racconti che le condizioni non sarebbero nulla di più di quello che già i governi stanno facendo per tentare di risanare i conti pubblici, nei Paesi del Nord, per rassicurare i cittadini, viene fornita una versione diametralmente opposta, ossia che eventuali aiuti saranno concessi solo a condizioni severe.

Sta di fatto che la principale indiziata a richiedere aiuti è la Spagna, a cui farebbe seguito l’Italia. Questa, almeno, è l’opinione prevalente all’estero, mentre il governo Monti (spalleggiato dal suo tutore al Quirinale) continua a sostenere che non ve ne sarà bisogno. Grilli, forse per eccesso di zelo, mi pare si sia spinto, e non è la prima volta, a sostenere cose che fanno a pugni con la realtà dei fatti.

In primo luogo con riferimento al bilancio pubblico, che dovrebbe raggiungere il pareggio “strutturale” nel 2013. Strutturale è un modo per dire che la differenza tra entrate e uscite non sarà pari a zero, ma avrà ancora un saldo negativo. Tale deficit, tuttavia, sarà colpa dell’avverso ciclo economico o di misure una tantum. In sostanza, se non fosse per la fase avversa del ciclo economico, il pareggio sarebbe assicurato, dato che le entrate sarebbero superiori. Ora, il primo problema con la nozione di pareggio strutturale è che l’effetto avverso del ciclo viene valutato rispetto a un ipotetico percorso di crescita del Pil “potenziale”. Ma la definizione di questo potenziale non è altro che una stima che, per definizione, lascia spazio a una qualche misura di soggettività. In sostanza, se appare ovviamente irrealistico sostenere che il potenziale di crescita (reale) del Pil italiano sia del 10% all’anno, diverso sarebbe il discorso per stime dell’1%, dell’1,5% o del 2%. Nessuno può stabilire ex ante quale misura sia più attendibile, e ognuna, ancorché basata su modelli econometrici, è in ultima analisi influenzata da ipotesi soggettive considerate come input nei modelli stessi. Poco importa, a questo riguardo, che le stime non siano elaborate dal governo ma dalla Commissione europea. Il secondo problema, che è poi il più rilevante nel caso in questione, è che se lo sbilancio effettivo tra entrate e uscite è negativo, quello sbilancio va comunque finanziato, anche se qualche autorità certifica che il bilancio è in pareggio strutturale. Quindi sostenere, come fa Grilli, che “non ci servono fondi”, si scontra con la realtà dei fatti.

In secondo luogo, anche se il bilancio fosse in pareggio effettivo, ogni anno lo Stato deve rifinanziare le scadenze dei titoli emessi in precedenza. Si tratta di somme che generalmente si aggirano sui 300 miliardi (miliardo più, miliardo meno). Per poter evitare di dover rinnovare quei titoli – quindi per poter sostenere che “non ci servono fondi” – sarebbe necessario avere un surplus di bilancio pari all’ammontare dei titoli in scadenza. Una condizione decisamente irrealistica (non solo per l’Italia, a onor del vero), raggiungibile unicamente mediante entrate straordinarie, ottenibili solo con dismissioni massicce di patrimonio pubblico. Cosa che sarebbe anche auspicabile, ma che lo stesso Grilli ritiene sia fattibile per importi non superiori a 15-20 miliardi all’anno.

Appare quindi evidente che di fondi ce ne continueranno a servire, e non pochi. Finora il Tesoro è sempre riuscito a collocare i titoli di Stato, pur se a tassi piuttosto elevati in diverse aste. Il fatto è che per ottenere i fondi – e questo vale per ogni debitore che abbia necessità di rinnovare un debito – è necessario che i finanziatori siano disposti a (ri)fare credito. E tanto più ritengono rischioso quel finanziamento, quanto più pretenderanno di essere remunerati. Ma si può raggiungere un punto in cui nessun tasso di interesse, per quanto elevato, viene ritenuto sufficientemente remunerativo dai finanziatori. A quel punto il default è inevitabile. Da un punto di vista nominale questo è ovviamente più probabile quando lo Stato non controlla direttamente la moneta con cui si indebita, come nel caso dell’Italia. Altrimenti il default sarebbe fatto mediante inflazione, che è quello che stanno facendo altrove e che, in buona sostanza, succederebbe se la Bce comprasse importi di titoli in quantità illimitate.

In conclusione, Grilli può sostenere che il Tesoro riuscirà a continuare a collocare i titoli senza bisogno di aiuto esterno (e non sto in questa sede a discutere il punto); ma se sostiene che non ci servono fondi, dice una cosa semplicemente non vera.

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2 Comments

  1. Stefano Gamberoni says:

    Buonasera

    “sarebbe necessario avere un surplus di bilancio pari all’ammontare dei titoli in scadenza. Una condizione decisamente irrealistica …, raggiungibile unicamente mediante entrate straordinarie, ottenibili solo con dismissioni massicce di patrimonio pubblico.”

    visto che scrivi sull’indipendenza credo che ti possa interessare un pensiero un po’ laterale. Avere un surplus di bilancio che permetta di rimborsare i titoli in scadenza è fattibile proprio con l’indipendenza di metà italia.

    Parafrasando quello che scrivi, è raggiungibile mediante la dismissione delle sovranità italiana. Non certo a favore dell’europa ma a favore dei territori tosco-padano-veneti.

    Il discorso è un po’ articolato, ma l’ho elaborato nel dettaglio. Il debito è rimborsabile solo se si divide l’italia. Ti lascio questo link per un approfondimento.

    http://www.lindipendenzanuova.com/fermare-declino-gamberoni/

    Peraltro l’analisi dei numeri è pure disponibile ma non è online. A disposizione se vorrai saperne di più.

    ciao
    Stefano Gamberoni
    officina@ideepercomerio.org

  2. luigi bandiera says:

    Ma certo che non gli servono i fondi degli altri: GLI BASTA IL SUO…
    Piu’ a fondo di cosi’..??

    SALAM

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