Veneto SI: Zaia mister tentenna. Piano Marshall è Repubblica Veneta

marshalldi GIANLUCA BUSATO
Basta elemosinare al nostro aguzzino le briciole del furto delle nostre risorse.
“Per mettere in sicurezza il Veneto servono due miliardi. Ci vuole un piano Marshall. Dal 2010 che lo chiediamo al governo, ma non è successo nulla” ha dichiarato il governatore del Veneto Luca Zaia in un’intervista a Repubblica.
Le sue parole ci hanno lasciati di stucco. Si rende conto Luca Zaia che ogni anno ci vengono rubati 21 miliardi di euro dallo stato, cui si aggiungono 8-9 miliardi di interessi sul debito pubblico (a carico nostro anche se non l’abbiamo fatto noi), oltre agli sprechi impressionanti sui 35 miliardi di spesa centrale dello stato in Veneto (e tacendo per carità di patria gli sprechi di regione e enti locali)?

Ci chiediamo per quanto pensa di andare avanti il governatore del Veneto ad elemosinare le briciole del furto quotidiano del frutto del nostro lavoro.

Egli ha nel cassetto ferma la pratica “indipendenza”. Non gli chiediamo il coraggio di riconoscere la forza della sovranità popolare emersa dalle urne digitali il 21 marzo scorso. Da un lato perché ben sappiamo che se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare, dall’altro perché è compito della Delegazione dei Dieci e non suo occuparsene, sempre per volontà popolare. E la Delegazione dei Dieci non si fermerà di fronte alle paure sue e degli altri politici in regione.

Ma almeno Luca Zaia abbia la decenza di non insabbiare i procedimenti di sua competenza e che l’ente da egli amministrato dovrebbe avere come prioritari. Se non altro per ottemperare alla legge regionale 16/2014. Già la giunta regionale non ha brillato, licenziando in ritardo di 4 giorni sul termine previsto dalla norma le prime sterili disposizioni attuative. Speravamo almeno che mantenesse la parola data di fronte alle telecamere e che la settimana scorsa comunicasse ai cittadini veneti l’apertura del conto corrente nel quale effettuare le donazioni per organizzare il referendum di indipendenza del Veneto. Ma egli non ha mantenuto la parola data. Ora forse provvederà, con l’ennesimo ritardo, per la pressione popolare che sta montando. Forse.
Intanto, mentre egli tentenna e frena, gli eventi tragici nel territorio disastrato dall’incuria si consumano. Uno dietro l’altro, senza soluzione di continuità.

Siamo tutti sinceramente stufi di leggere telegrammi di cordoglio istituzionale più o meno sincero e libri commemorativi di disastri annunciati.

Ne citiamo uno, affinché poi nessuno dica che non si sapeva. Ad ogni pioggia abbondante la città di Treviso trema, sotto la spada di Damocle del Piave, che se per caso rompe a Ponte della Priula, come un po’ tutti da quelle parti temono possa accadere, per incuria e mancanza di manutenzione del letto del fiume, per mancanza di lavori di messa in sicurezza, per la capacità di tenuta di un ponte progettato per i cavalli, potrebbe raderla al suolo con la forza di una bomba.

Zaia si dia una mossa, oppure lasci a chi ha più coraggio. Una cosa è certa: non possiamo aspettare invano 8-10 mesi che siano i cittadini veneti alle urne a doverlo fare. Tra 10 mesi infatti ci troveremo infatti a contare i danni incalcolabili di un’ecatombe socio-economica annunciata e causata dallo stato italiano. La nostra sarebbe una vittoria di Pirro.

Per questo crediamo sarà proprio la Delegazione dei Dieci a dover dare il via al vero piano Marshall per la nostra salvezza, che non si chiama elemosina dai nostri aguzzini, bensì piena indipendenza della Repubblica Veneta.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

http://www.venetosi.org/il-nostro-piano-marshall-si-chiama-repubblica-veneta/

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One Comment

  1. Fridani says:

    Se quel pirla di Bossi e dei suoi accoliti avessero agito tempestivamente quando, insieme al nanetto, avevano la maggioranza assoluta in parlamento, oggi la situazione sarebbe ben diversa. Bastava approvare una clausola che estendesse lo statuto della Regione Sicilia (è praticamente indipendente) a tutte le regioni italiane non ancora dotate di uno statuto di autonomia (oltretutto il fatto che solo alcune regioni in Italia abbiano lo statuto di autonomia è assolutamente anticostituzionale dal momento che viola il diritto all’eguaglianza di tutti i cittadini). Invece si sono accomodati anche loro alla greppia e hanno saputo modificare in pochi giorni la costituzione solo per far rientrare in Italia quei coglioni dei Savoia di cui si sentiva così tanto la mancanza. Ormai resta solo la lotta armata sul modello degli altoatesini anni ’50 e ’60: scrutate l’orizzonte, c`è qualcuno che si fa avanti per primo?

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