Google investirà in Italia se il governo farà la sua parte. Ecco il guaio

di FABRIZIO DAL COL

“L’Italia è straordinaria nel mondo: se questa straordinarietà riusciamo a portarla online, un piccolo pezzo alla volta, ne deriverà un grande contributo alla crescita del paese”. Questa  l’affermazione rilasciata dal Chief Executive Officer di Google Eric Schmidt, che subito dopo ha aggiunto : “E noi siamo qui per fare la nostra parte”. Non era mai successo prima, ma stavolta è accaduto che Google, una delle più grandi aziende americane e non solo, ha deciso di organizzare, in collaborazione di  Unioncamere, un grande evento intitolato “Big Tent Made in Italy: la sfida digitale”. Schmidt, ha sorpreso la platea dei presenti decidendo di parlare, per buona parte del suo intervento, della situazione dell’ocupazione in Italia, in particolar modo quella giovanile, spiegando come una maggior attenzione all’agenda digitale potrebbe essere il “segreto” per un rilancio. “In un Paese con il 40% di disoccupazione giovanile – ha affermato il numero 1 di Big G – trovare soluzioni alla portata del tessuto imprenditoriale che aiutino a far crescere il fatturato delle imprese, il Pil, e allo stesso tempo utilizzino il talento dei giovani, sembra imprescindibile. Ecco perché, come Google, abbiamo deciso di fare un investimento importante in Italia e offrire il nostro contributo per accompagnare il Made in Italy alla conquista dell’economia digitale. Ci concentreremo su tre aree: far conoscere le eccellenze nascoste dell’Italia, diffondere tra gli imprenditori le competenze digitali, valorizzare i giovani come promotori della transizione digitale dell’economia italiana”.

Sembra quasi un appello, anzi, un’ultima chiamata programmatica che però, secondo Schmidt, non deve snaturare il modello economico italiano : “Non deve significare snaturare la vostra economia e abbandonarne i settori di punta nel tentativo di creare in Italia una nuova Silicon Valley; significa piuttosto utilizzare internet come tecnologia abilitante, come strumento per analizzare i mercati, far conoscere il proprio prodotto e raggiungere i potenziali clienti”. E per realizzare tutto questo, è logico pensare  ad un forte appoggio da parte del Governo, che Schmidt, dimostrando di conoscere molto bene la situazione politica italiana, non ha mancato di bacchettare : “Il Governo dovrà garantire la banda larga veloce ovunque, nulla può succedere senza questo”.

Le parole del CEO di Google, dette solo pochi giorni dopo che il premier Letta, nel suo discorso al Senato in occasione del voto di fiducia, ha definito l’Agenda Digitale un “tema fondamentale per la competitività dell’Italia ed il recupero dei tanti, troppi, divari Nord-Sud”, sembrano essere più da monito che da invito. In sintesi, era come se avesse detto : noi faremo la nostra parte, ma voi impegnatevi a non buttare tutto alle ortiche. Insomma, alla luce di questa straordinaria opportunità, cercata e voluta da un lungimirante dirigente di Google come Schmidt, Letta dovrà ora dimostrare di essere un vero premier, e di avere prima che la volontà, la sufficiente determinazione di procedere ad un vero taglio della spesa pubblica. Vogliamo pronosticare? Personalmente credo che finirà male. Infatti, per mancanza di fondi, da anni si rinviano gli investimenti sulla banda larga, ma il rinvio non è mai stato determinato da una reale mancanza delle risorse, bensì dalla volontà politica di non tagliare la spesa pubblica. Una spesa pubblica, quella italiana, che per ragioni elettorali è lievitata ogni anno fino a diventare ciò che oggi conosciamo: vero e proprio assistenzialismo. Alla luce di quanto sopra, si capiscono anche le bacchettate di Eric Schmidt al governo, e si capisce la ritrosia delle grandi aziende ad investire in Italia. Alla prova dei fatti, in mezzo Occidente le grandi coalizioni nascono per realizzare riforme certe, questo perché nessun partito può intestarsi i successi ottenuti, mentre invece in Italia  la grande coalizione o è virtuale o non esiste.  Secondo voi,  Eric Schmidt è a conoscenza che la coalizione si divide scientificamente solo quando vuole attribuirsi un successo ? E’ a conoscenza che una parte di essa, quando  risulta politicamente conveniente, diventa una falsa opposizione ? C’è solo da sperare che non si penta dell’iniziativa e che non cambi idea.

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4 Comments

  1. GeertWilders4president says:

    Che scemi, investire in un paese del quarto mondo.

  2. pierino says:

    con tutto quello che può eludere di tasse ovvio che è un paese straordinario ! e fan bene

  3. Dan says:

    >> Google investirà in Italia se il governo farà la sua parte. Ecco il guaio

    Ma togliete pure google e mettete il nome di un’azienda o impresa qualunque: fino a quando non verrà fatto qualcosa per abbattere il carico fiscale, l’italia sarà considerata meno di un’appestata.

    Qui i casi sono due: o lo fa il governo o deve intervenire la gente comune a costo di estromettere lo stato

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