Gli strani curricola dei ministri e dei premier

governo-italianodi MARCELLO RICCI –  Il prof. Giuseppe Conte, cultore di diritto amministrativo, da quando è stato indicato come presidente del consiglio è sottoposto ad un minuzioso, quasi ossessivo esame sul perfezionamento e approfondimento delle materie di sua competenza.
 Che per un incarico così alto si frughi nel vissuto del personaggio è normale. E’ però patologica la ricerca di incongruenze sulla frequentazione di particolari biblioteche giuridiche e la menzione di detto frequentazioni nel curriculum. Probabilmente  una qualche inesattezza potrà esserci, ma non sembra che ciò possa rubricarsi come peccato capitale. 
Nulla osta a occupare il Ministero della Pubblica Istruzione con licenza media, ovvero ministri con tesi copiate o altri faccendieri bancari. mentre ad uno studioso di rango internazionale si controlla la certificazione accesso alle biblioteche che certamente ha frequentato.
Si ha il dubbio, che per il prof Conte, una veniale inesattezza abbia lo stesso negativo valore di una condanna cancellata per prescrizione,
Ci si astiene dal ricordare presidenti del consiglio con passato censurabile anche sul piano penale, di ministri laureti con tesi plagiate e di altri con interessi famigliari conflittuali nel settore bancario. 
L’Italia è uno strano paese strutturato in compartimenti nei quali ci si può muove,  mentre il passare da uno all’altro può risultare difficile. E’ il caso di Conte, autorizzato a spaziare nel diritto amministrativo, ma visto con sospetto quando si dichiara disponibile ad ammistrare questo Paese. 
Parimenti è questione lana caprina la vicenda del prof. Savona, contenstato solo per aver osservato alcune condizioni poco favorevoli per l’Italia sulla moneta unica, ovvero accusato di non essere supino ai soprusi che Francia e Germania spesso perpetrano nei nostri confronti. E’ la certificazione della sudditanza, della acquiescenza verso chi ci tratta come territorio coloniale.
Parimenti esiste il timore che la politica estera italiana sia finalmente diretta a tutelare i reali interessi del Paese e che la penisola cessi dall’essere la sede di basi militari di potenze stranieri, solo imposte per i loro interessi e subite in nome di una liberazione che si è tradotta in occupazione.
Sapremo a breve se il popolo bue ha cessato di essere tale e si è liberato della frociera e del gioco.
Si ricordano  al prof. Conte i referendum per l’autonomia amministrativa del Veneto e della Lombardia votati da milioni di cittadini; si sono espressi chiaramente sulla revisione dell’utilizzo del loro residuo fiscale . E’ materia doppiamente di sua competenza, sia dal punto di vista dottrinale, sia politico.
Preparazione giuridica, politica, onestà intellettuale sono le sue qualità certificate, come vive sono le aspettative dei popoli padani sul riequilibrio dei conti.

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4 Comments

  1. gl lombardi cerri says:

    Carissima Stefania, basta vedere come scrivono e la variazione istantanea del loro atteggiamenti. Continua a fare la giornalista , che è la tua professione!

  2. gl lombardi cerri says:

    Una parte non irrilevante dei giornalisti italiani è ignorante ( nel pieno senso culturale) e corrotta. Questo significa che stanno accucciati a terra in attesa che il padrone gli dica “attacca”. A questo ordine, non avendo freni, attaccano a prescindere dalla logica e dalla realtà. Se non fossero riusciti a trovare niente sul curriculum , avrebbero scritto che portava cravatte non intonate con i vestiti.Li sentite certi giornalisti quando intervengono alla televisione? Dicono cose da far rabbrividire un esquimese!

    • Stefania says:

      Per fortuna non siamo tutti così Gianluigi, anche se sono fermamente convinta che il mio lavoro non esista più. Scrivere non è più considerato un lavoro dall’editore. Piuttosto un hobby. Cosa ci vuole a fare un pezzo, tanto? Quindi c’è il paradosso: ci sono giornalisti stratutelati perché ancora hanno un lavoro, che lavorano come gli chiede il proprietario di turno, e ce ne sono altri che non hanno più un lavoro, ma che sono liberi, che non possono lavorare come vorrebbero perché il loro mestiere non è considerato tale. Se rinasco, faccio la cameriera.

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